Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Pietra Ligure. Il sindaco regnante da 7 anni gestisce solo lui un insidioso business milionario. Operazione edilizia monstre finalmente in consiglio comunale


L’area del cantiere navale. Ma serve davvero a Pietra un progetto che nasce già vecchio, con colate di cemento e soluzioni di condominii stile anni ’60 ed un porto di cui non c’è bisogno ma, che probabilmente, potrebbe danneggiare
la città?

di Mario Carrara*

Seconda puntata- Partiamo da dove siamo arrivati nella “puntata precedente“; scrivevamo che, fino ad oggi, negli interi sette anni di “regno” del Sindaco Luigi De Vincenzi, non una sola volta la questione dell’area del cantiere è stata portata in Consiglio comunale: l’ha gestita solo lui in prima persona. Ovviamente, condividendo i suoi margini di manovra con la sua maggioranza, per averne la copertura e la condivisione politica; ma, mai esponendo cosa “bollisse in pentola” al Consiglio comunale, quindi rendendone partecipe l’opinione pubblica della città. D’altronde, questo è un atteggiamento coerente con il passato remoto, durante il quale è stata gestita da lui la stessa pratica; quando, ancora all’epoca in cui proprietario dell’area era Colaninno (e stiamo parlando del decennio tra il 2004 ed il 2014), mai la giunta o qualche assessore era stato invitato a presenziare agli incontri che si erano susseguiti nel tempo con lo stesso Colaninno o con i suoi rappresentanti, ai quali, dalla parte dell’Amministrazione comunale, aveva voluto partecipare il Sindaco, sempre da solo; poi veniva a riferire alla giunta.


Per la serie: in campo edilizio “un uomo solo al comando“; e dal suo secondo mandato, dal Giugno 2009 in avanti, De Vincenzi ha voluto ed ha continuato ad avere il totale controllo della gestione edilizia e della programmazione urbanistica della città.

Per di più, in una città priva di uno strumento urbanistico, che ben dal 2004 ha affidato a dei tecnici il compito di redigere un nuovo piano Regolatore, che, però, non viene mai alla luce (chissà come mai..?). Ciò provoca il fatto che la totale mancanza, appunto, di un piano urbanistico che regoli e disciplini a priori
l’attività edilizia, unita alla “decadenza” dei vincoli imposti dal piano Regolatore precedente, ha dato e dà al Sindaco il potere “assoluto” nella gestione edilizia di Pietra Ligure. Potere che si concretizza, nella sua veste “trinitaria“
di: 1) Sindaco, 2) gestore della delega dell’urbanistica, 3) gestore della delega dell’edilizia privata. La conseguenza diretta di una situazione del genere è che il Sindaco è il solo abilitato a trattare e contrattare con proprietari, impresari, ditte, tecnici e progettisti che avessero idea di progettare ed edificare qualcosa; qualsiasi cosa, grande o piccola, nel territorio comunale. In pratica, il Piano Regolatore si fa volta per volta, a “colpi di variante” singola, tra il Sindaco ed i costruttori.

Quindi, anche tutto quello che è venuto e sta venendo fuori, “progettualmente” parlando, da queste trattative sull’area del cantiere è da ascriversi alla sua responsabilità.

Ma “l’andazzo“, ripetiamo, non è solo di adesso. Già nel 2014, alla fine del suo secondo mandato, ci fu una “levata di scudi” da parte di Assessori e consiglieri di quella sua stessa maggioranza contro le spinte per l’approvazione frettolosa del progetto “area cantiere”, che il Sindaco bollò, con supponenza, come “manovre elettorali“.

Ma se pur i primi progetti presentati avevano un margine di accettabilità, i successivi, sempre più impattanti come “carico di cemento” imponevano una riflessione, se non un’intera, completa “rivisitazione” dell’impostazione dei progetti stessi.


C’è una bella differenza tra il progetto preliminare del 2006, sia come dimensione del porto che come edilizia e spazi occupati, e quello che ne è venuto fuori, invece, successivamente ed è stato definitivamente approvato nel 2015.


Ma di fronte alle obiezioni già sollevate 12 anni fa, De Vincenzi rispose così: “Il progetto approvato È L’UNICO possibile!“.


Come si è visto, non è vero che “quel” progetto, poi approvato nel 2015, fosse l’unico possibile; infatti, nel tempo, ne abbiamo visti diversi, anche se fatti passare, declassati come “idee progettuali“.

Ma il progetto di variante attuale nei confronti di quello approvato, pur avendo differenze minime, ne ha le stesse criticità; vediamole:

1) È stato approvato invocando il “decreto Burlando“, che prevede il mantenimento di una porzione a “destinazione industriale” di quelle aree che venivano “riconvertite” a nuove attività economiche. Questo anche per far sì che venissero “riassorbiti” i lavoratori che in seguito alla cessazione dell’attività industriale precedente avevano perso il posto di lavoro.

È per questo che nel progetto è stato mantenuto un cantierino per il rimessaggio dei natanti.

Ma il presupposto del “reimpiego” degli ex dipendenti del cantiere oggi è caduto completamente perché essi non ci sono più: chi è andato in pensione, chi si è licenziato, chi è stato trasferito in altra industria. Quindi: il cantierino previsto dal progetto non serve più per questa finalità e per questa specifica finalità si dimostra anacronistico e sorpassato.

Il cantierino serve solo per “tenere in piedi” la legalità della procedura abbreviata con la quale il progetto è stato approvato: nulla più.

2) il porto. La domanda è: serve un porto a Pietra Ligure? Soprattutto dopo che Loano ha ingrandito smisuratamente il suo? Con il quale sarebbe praticamente contiguo?


Un porto che, molto probabilmente provocherebbe il danneggiamento delle spiagge del Ponente di Pietra Ligure? E perché sacrificare quei quasi 700 metri lineari di costa per un porto, quando essi potrebbero essere, più appropriatamente, destinati a spiagge? Meglio se spiagge libere? E dove andranno a spiaggia i nuovi 600 abitanti dei nuovi edifici, se già oggi le spiagge di Pietra Ligure sono superaffollate? Andranno sugli scogli del porto?

Ma da qui sorge un’altra domanda: il porto l’ha imposto, lo vuole il Comune? Oppure, lo vuole la proprietà dell’area del cantiere per poi vendersi i posti barca? Questo non si è mai capito bene, anche se sembra che il porto non solo non serva alla città, ma, addirittura, la possa danneggiare.

3) L’edilizia. Sono previsti circa 200 nuovi alloggi, per, grossomodo, un carico abitativo di 600 nuove persone.

Quello che è certo è che non saranno alloggi alla portata dei pietresi. De Vincenzi stesso, nell’ambito di un articolo pubblicato dalla ditta proprietaria sul “Corriere della sera” ediz. Bergamo, dichiarava, : “Gli appartamenti saranno destinati alla vendita“, e l’articolo continuava precisando anche le quotazioni: superiori ai 5000 euro mq!


Tra i progetti che si erano susseguiti, uno era significativo delle intenzioni dei costruttori: realizzare una palazzata” sul mare, senza soluzione di continuità, eccola:


Ora, nel nuovo progetto, se si osservano bene i palazzi previsti nella stessa posizione, si noterà che essi sono gli stessi come dimensione, ma suddivisi e riposizionati “a scacchiera” (per farcelo stare, sono riusciti anche a farne uno dietro agli altri; un palazzo nuovo che non vede bene neppure il mare, pur essendo a 50 metri di distanza). Se, con un po’ d’immaginazione, gli stessi palazzi si ricollocassero l’uno accanto all’altro, il risultato sarebbe proprio “la palazzata“; cioè, il risultato non cambia: è sempre quello.


Quindi: niente di nuovo sotto il sole! La soluzione presentata l’abbiamo già vista: è quella dei condominii. Siamo tornati agli anni ’60. Non c’è niente di innovativo. Palazzi, casermoni di sei piani messi uno accanto all’altro. Probabilmente destinati al mercato delle seconde case di lusso. Non certo per quello dei residenti di Pietra Ligure! Che per trovar casa a prezzi accessibili, devono andare sempre più su, nei paesi della Valmaremola.

Ma a chi giova riempire ancora di tanto cemento, di 200 probabili seconde case, di nuovi 600 abitanti, anche l’area del cantiere navale?

Pietra Ligure ha bisogno di tutto questo?

Chi compra un terreno non è che, automaticamente, può costruire e fare quello che vuole perché dall’investimento finanziario fatto ci deve per forza guadagnare. Non funziona mica così! Specie, poi, per un’area che non era nemmeno edificabile perché era sede di un’industria! Ma tutto diventa possibile se chi amministra, chi regge il Comune glielo consente. Magari, facendo passare l’operazione edilizia come di gran convenienza per la città. O con lo slogan: meglio il cemento che i ruderi! Tuttavia, se in realtà la realizzazione del progetto non fosse bella e si rivelasse una delle tante, troppe usuali speculazioni viste in tutta la Riviera, le conseguenze si dovrebbero patire per sempre. Nei secoli futuri. Perché una volta costruito mica si potrebbe più demolire, se si vedesse che quello che si è fatto fosse brutto o sconveniente.



Un’ultima considerazione per l’ultimo elemento caratterizzante del progetto:

4) L’albergo. Un “palazzo megalitico” di sei piani, posto a fianco di quello ove ha sede attualmente la polizia locale e che, quest’ultimo, dovrebbe essere “regalato” al Comune.

È in coerenza con tutta l’edilizia progettata, che è nello stile anni ’60/’70, tanto cara, a quanto pare, a De Vincenzi (forse che gli ricordi quei tempi, quando fu assunto in Comune come giovane geometra dell’edilizia privata? Mah!). È un palazzone che, a vederlo, sembra che assomigli più ad un padiglione di Santa Corona o ad una colonia come la Città di Milano, che ad un albergo di lusso!


Ma non potremmo “risparmiarglielo”? Ma “loro” lo vogliono proprio costruire? Noi siamo abbastanza sicuri che per degli imprenditori edili fare un albergo non sia proprio molto conveniente. Abbiamo bisogno di una costruzione così che fra 10 anni potrebbe essere svincolata e diventare altri appartamenti? Non sarebbe meglio stralciarla dal progetto? Oppure, lasciare la proprietà del palazzo sede della polizia locale all’imprenditore promotore dell’operazione (tanto il Comune cosa se ne farebbe…?), consentendone l’ingrandimento in modo tale, se proprio si vuole, da realizzarne lì, in questo edificio, un albergo? Tuttavia, in questo modo, riutilizzando delle cubature esistenti (pur se ingrandite), ma evitando un’altra colata di cemento per fare una costruzione così impattante.

Sono possibili altre soluzioni..? Magari migliori per la città? E più innovative? E meno gravose? Oppure, secondo “l’ipse dixit” di De Vincenzi, questo è l’unico progetto possibile?

È una questione che affronteremo nella prossima puntata.

Mario Carrara, capogruppo consiliare della Lista Indipendente per

PS.: Il Sindaco, il 25 Settembre scorso, con un comunicato stampa, aveva preannunciato il Consiglio comunale per il 13 Ottobre, ben una ventina di giorni prima della data di convocazione: probabilmente “un’escamotage” del Sindaco stesso per “stoppare” l’autoconvocazione del Consiglio da parte dell’opposizione (cosa che avremmo certamente fatto), visto che, proprio il giorno prima del comunicato stampa, avevamo chiesto tutta la documentazione sul progetto, che, guarda caso, avevamo saputo fosse in Comune.


Infatti, il progetto annunciato agli organi d’informazione il 25 Settembre, non era arrivato in Comune il giorno prima, bensì era lì, addirittura, da quasi un mese, essendo stato protocollato il 31 Agosto precedente: era da quasi un mese: a quanto pare, “in cova“! Il sospetto che sia stato divulgato solo dopo che l’opposizione ha preso l’iniziativa di andare a “controllare” prendendo, poi, altre sue iniziative, c’è. E, come volevasi dimostrare, che la data del 13 Ottobre fosse solo “strumentale” è dato dal fatto che il Consiglio, preannunciato con enfasi per quella data, non si terrà.

Oggi è stato convocato per il giorno 19 Ottobre, alle 18.

Se Dio vorrà, ci saremo.


 Mario Carrara

(consigliere comunale di minoranza)


M.Carrara

M.Carrara

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