Guardatela, quella fotografia. Notte, una piazza ligure, un camion cisterna, un volontario della protezione civile che riempie contenitori. È Borgio Verezzi.
di Alessandro Dighero

Guardatele, quelle fotografie. Notte, una piazza ligure, un camion cisterna, un volontario della protezione civile che riempie contenitori. È Borgio Verezzi. Dal 23 settembre 2026 l’acqua dell’acquedotto non si può bere né usare per cucinare. Si può usare per lavarsi. Le autobotti sono cinque.
Respiro, e vado con ordine, perché i fatti vanno detti nell’ordine in cui sono accaduti. A settembre, per la prima volta sull’intero territorio servito, il gestore ha cercato i Pfas, perché da gennaio 2026 la legge lo impone. Il 22 settembre il laboratorio ha segnalato esiti anomali su due parametri. Il pozzo è il “Maria Luisa”, uno dei quattro. Chiuderlo avrebbe svuotato la vasca, quindi è stato riaperto, e solo allora è arrivata l’ordinanza. Il divieto ha raggiunto anche due condomini di Pietra Ligure collegati alla stessa rete. In assemblea si è parlato di uno scostamento di circa trenta volte il riferimento per un parametro. Dato riferito, non confermato. Le analisi vengono ripetute e non si esclude un errore di campionamento. Aspettiamo, perché è giusto aspettare.
Ma non aspettiamo in silenzio- Perché i Pfas non sono un inquinante qualsiasi. Sono sostanze che non muoiono. Viaggiano per chilometri nelle falde. Bollirle non serve. Si entra in contatto con loro soprattutto bevendo, e le autorità sanitarie indicano, per esposizioni prolungate, alterazioni del sistema immunitario, del metabolismo dei grassi, del fegato.
Prolungate. Ecco la parola. Quanto prolungata è stata l’esposizione a Borgio Verezzi? Non lo sa nessuno. Il gestore lo ha detto con onestà: prima di settembre non esistevano serie storiche. Nessuno ha mai cercato. Nessuno ha mai misurato. Un filtro sistemerà l’acqua di domani. Ma l’acqua di ieri è già stata bevuta, da bambini, da donne incinte, da anziani. E l’unico archivio in cui quell’acqua è scritta è il loro sangue.
Il loro sangue. Chi lo misura? Nessuno. Non risulta in Liguria alcun programma regionale di biomonitoraggio dei Pfas sulla popolazione. Il Piemonte misura i Pfas nel sangue dei residenti vicino al polo chimico di Spinetta Marengo, e offre una sorveglianza sanitaria con esami periodici gratuiti. Il Veneto lo fa dal 2015. La Liguria ha approvato, a giugno 2025, all’unanimità, un ordine del giorno per un biomonitoraggio volontario dei soli vigili del fuoco. Un impegno. Non ho trovato traccia che sia diventato un programma finanziato.
E intanto, nel febbraio 2025, a chi chiedeva in Consiglio regionale se si monitorassero i Pfas negli acquedotti, la Regione rispondeva che le prime analisi ufficiali sarebbero arrivate quando il metodo fosse stato accreditato, entro l’anno. Nel frattempo un’indagine indipendente trovava Pfas nelle fontanelle liguri: 28,6 nanogrammi per litro a Rapallo, 25,7 ad Albenga. Sotto il limite di legge, ma non zero. Altri dati ambientali dell’agenzia regionale, sul periodo 2019-2022, indicavano una contaminazione diffusa.
Dunque guardiamo in faccia la sequenza. Prima non si è cercato nell’acqua. Poi si è cercato, ma tardi. Adesso nessuno cerca nel sangue.
Ora alzate lo sguardo dalla piazza, e guardate la costa- Da Finale Ligure ad Andora c’è un’opera in progetto: spostare la ferrovia a monte e raddoppiarla. Venticinque chilometri di galleria su trentuno e mezzo, scavati nei monti che stanno dietro i paesi, cioè dentro le falde da cui quei paesi bevono. Le amministrazioni la rilanciano nei convegni e nei comunicati come un traguardo. Tra i comuni che la spingono c’è Loano, dove il cemento è già ovunque. E una ‘mente intelligente’ ha fatto si che il tracciato, anzichè fuori terra come in una prima ipotesi- con tanto di sollevazione e raccolta firme, dei proprietari di oltre un centinaio di aree allora agricole- fosse tutto in galleria per il bene comune, con rinuncia anche alla storica stazione ferroviaria. La biglietteria, per anni, è stata ora la seconda, ora la terza per incassi in provincia, superata solo da Savona.
In Veneto, durante lo scavo delle gallerie della Pedemontana, sono stati trovati Pfas nelle rocce e nelle acque di scavo. Secondo l’accusa, la fonte sarebbe un additivo del calcestruzzo, un accelerante di presa a base di PFBA, sostanza della stessa famiglia. C’è un’inchiesta, ci sono dodici indagati, e finché non c’è una sentenza vale la presunzione di innocenza. Ma il fatto resta: dove qualcuno ha cercato, ha trovato.
Non dico che accadrà qui. Dico che non ho trovato traccia di quali additivi userà un cantiere di questa portata, né di quali falde attraverserà, né di un controllo sui Pfas prima dello scavo. Non so se le falde sotto quelle montagne parlino con il pozzo di Borgio Verezzi. Sono domande. E le domande, a chi governa, si fanno prima, non dopo.
Perché se qualcosa va storto, non sarà chi taglia il nastro a pagarne il prezzo. Saranno i residenti dei paesi tra la ferrovia e il mare, gente che quell’acqua la beve ogni giorno e che di Pfas non ha mai misurato niente: né nell’acqua, né nel sangue. Loano, Pietra Ligure, Borghetto, Borgio Verezzi: comuni dove si è costruito, e si continua a costruire, come se le falde fossero infinite. Più cantieri, più materiali, più abitanti sugli stessi pozzi. Più esposti, se qualcosa c’è.
E c’è una parola per chi promuove un’opera per l’applauso di un’inaugurazione e non si chiede cosa finirà nell’acqua dei suoi cittadini. La parola è una sola: osceno. Non è una svista. È una scala di priorità in cui il comunicato stampa viene prima della provetta.
Rifiuto il vittimismo, e rifiuto chi lo cerca. Borgio Verezzi non è un paese sfortunato. È un paese in cui qualcuno ha finalmente guardato, e chi guarda va ringraziato, non punito. Rifiuto anche il qualunquismo di chi dice che tanto è tutto inquinato. Se è tutto inquinato, a maggior ragione si misura. Non misurare non è prudenza. Non misurare è scegliere di non sapere.
E allora vi pongo la scelta, senza giri di parole, a chi decide. Volete sapere, o volete non sapere? Volete i dati, o volete le rassicurazioni? Volete un registro del sangue, o un registro delle ordinanze?
Si chiedono cose precise. Tutti i risultati delle analisi, con concentrazioni, punti di prelievo e date, pubblici. La ricostruzione dell’origine e della durata della contaminazione. Un biomonitoraggio volontario e gratuito dei residenti esposti, con sorveglianza sanitaria, deciso dalla Regione e non lasciato alla buona volontà di un sindaco. Controlli sistematici dei Pfas in tutti gli acquedotti liguri, con dati sempre consultabili. Per ogni grande opera sul territorio, a partire dalla ferrovia: nessun additivo o materiale con Pfas nel capitolato, con le schede tecniche di ogni prodotto pubbliche; analisi dei Pfas su rocce da scavo e acque di drenaggio; monitoraggio di pozzi, sorgenti e falde prima che parta il primo scavo.
Misurate l’acqua. Misurate il suolo. Misurate la roccia che scaverete. Misurate il sangue. Chi misura, risponde. Chi non misura, nasconde.
Alessandro Dighero
