Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Senza casa e non ha mezzi per comprarla. In Spagna stop a sfratti a famiglie vulnerabili fino al 2030. In Italia 30 mila “cacciati” all’anno e 5,6 mln di poveri


Riceviamo – Alla fine ce l’ha fatta. E con lui ce l’hanno fatta le centinaia di migliaia di persone scese in strada a Madrid.

In provincia di Savona una media  di  290 e i 310 provvedimenti di sfratto all’anno. Si parla e si scrive solo quando emerge qualche caso-protesta eclatante. In provincia di Imperia si registra una media di 700-750 sfratti esecutivi all’anno. Questo dato colloca Imperia come la provincia peggiore della Liguria per emergenza abitativa in rapporto alla popolazione, superando le altre province della regione. Nella confinante provincia di Cuneo, la più estesa del Piemonte, con decine di località turistiche, dove è quasi assente il mercato delle seconde case, la media sfratti esecutivi è di 200 e i 300 casi all’anno.

In Spagna la benzina e il diesel costano meno che in Italia principalmente a causa della pressione fiscale e delle accise più basse. Il primo ministro Meloni in Tv,  dai banchi della minoranza, ripresa mentre faceva benzina.”Quando saremo al governo abolire le accise su benzina e gasolio sarà una priorita”. Invece abbiamo i prezzi più cari d’Europa. Sánchez, socialista, unico nell’Unione Europea a non aver aderito al riarmo a sostegno dell’Ucraina e criticato la guerra in Iran impedendo ai caccia americani di utilizzare gli spazi aerei spagnoli. La Meloni in Tv ripete che il ‘caro benzina è dovuto alla crisi (sic!) internazionale. Idem si ascolta dalle Tv di Satto e berlusconiane. Tutti gli altri ricordano che l’eplosione dei prezzi è dovuta alla guerra contro l’Iran di Stati uniti e Israele con la chiusura dello stretto di Hormuz, dal marzo scorso, sette mesi. Questo non è parteggiare per la destra o sinistra, bensì dire la verità agli Italiani. Tutti gli indici economici della Spagna superano quelli dell’Italia

Pedro Sánchez ha riportato in vita i decreti sulla casa che le piazze chiedevano da settimane e che la destra gli aveva affossato appena quattro giorni fa.

Avrebbe potuto restare fermo e sfruttare quella bocciatura fino all’ultimo comizio. Due mesi a ripetere che la destra ha votato contro le case degli spagnoli, i decreti sventolati in ogni piazza come la prova del delitto, il conto presentato direttamente nelle urne. Facile redditizio.
Oggi, invece, il suo Consiglio dei ministri li ha riapprovati: due nuovi decreti legge, ventuno misure, la stessa sostanza di quelli affossati.
Gli sfratti delle famiglie vulnerabili senza un’alternativa abitativa vengono sospesi fino al 2030 e chi è in regola con i pagamenti e ha il contratto in scadenza potrà chiedere fino a due anni di proroga. Gli inquilini con redditi sotto i 33mila euro avranno una detrazione del 10% sul canone, che su un affitto da 800 euro al mese vale quasi mille euro l’anno. Chi vuole comprare casa ma non ha i soldi per l’anticipo potrà contare su prestiti a tasso zero fino a 50mila euro, grazie a un fondo da 10 miliardi. E per i fondi avvoltoio arrivano limiti agli acquisti speculativi, mentre sugli affitti turistici scatta l’IVA.
E qui sta il colpo da maestro.
In Spagna un decreto legge è operativo appena pubblicato, poi entro trenta giorni va convalidato dal Parlamento. Ma con le Camere sciolte, quel voto spetta alla Diputación Permanente: un Parlamento in formato ridotto, previsto dall’articolo 78 della Costituzione, che resta in carica durante le transizioni elettorali e ne conserva i poteri. I gruppi ci siedono in proporzione al loro peso e lì i conti cambiano.
Popolari, Vox e Junts, gli stessi che venerdì hanno affossato i decreti, nella Diputación arrivano a 34 seggi. Il governo e i suoi alleati a 35. Un voto di differenza. Un voto che basta per approvare i decreti.
“Fino al 29 novembre, il governo continuerà a governare”, ha detto Sánchez.
E così ha fatto. Si è giocato la presidenza per Maricarmen, una donna di 87 anni portata fuori in barella dalla casa di Madrid in cui viveva da settant’anni, e per tutti gli spagnoli che una casa non riescono più a permettersela.
Ha rinunciato in anticipo alla propria presidenza pur di portare a casa quei decreti. E a casa li ha portati.
Trova le differenze con il Governo Meloni.
positivi Patrizia Ragazzi

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