Diamo la parola a Gennaro Capuozzo, un eroe bambino delle ‘Quattro Giornate di Napoli’.
“Il mio nome è Gennaro Capuozzo, ma tutti mi chiamano Gennarino. Ho 12 anni e ogni giorno vado a lavorare come commesso in un negozio, perché, quando una famiglia è povera, a Napoli anche i bambini danno una mano per mettere qualcosa in tavola. A Napoli non ce la passiamo bene. Gli aerei americani e inglesi buttano bombe ogni giorno. Vogliono fare arrendere i tedeschi e i fascisti e intanto uccidono i napoletani. Hanno pure distrutto la Chiesa di Santa Chiara.Ora pure i tedeschi sono arrabbuiati con noi, da quando il re ha fatto pace con gli inglesi e gli americani ed è scappato da Roma. I tedeschi ci chiamano traditori e sono feroci. Hanno incendiato la Biblioteca Nazionale e hanno sparato sulla folla che voleva spegnere l’incendio. Hanno fucilato un marinaio sulle scale dell’Università e hanno costretto la folla ad applaudire. Hanno fucilato 14 carabinieri vicino Caserta. A Nola hanno fatto uscire gli ufficiali italiani dalla caserma e li hanno fucilati. Hanno cacciato gli abitanti dalle case sulla costa, così 350.000 napoletani non sanno dove andare a dormire. Hanno ordinato che tutti i cittadini dai 18 ai 33 anni si presentino al lavoro obbligatorio. Se ne aspettavano 30 mila, se ne sono presentati solo 150. Allora i tedeschi si sono infuriati e vogliono fucilare chi non si è presentato. I generali italiani che dovrebbero difenderci sono scappati.
Allora a Napoli abbiamo detto Mo’ Basta!
Oggi è il 27 o forse il 28 settembre 1943, non lo so bene. La gente ha trovato armi nelle caserme; qualcuno per sbaglio ha preso anche munizioni a salve, quelle che fanno solo rumore. Per tutta la città si spara contro i tedeschi. Non c’è un comando unico. Ci sono capi improvvisati quartiere per quartiere. Chi non ha armi tira dai balconi qualsiasi cosa in testa ai tedeschi: piatti, lampadari, sedie, letti, persino tazze del cesso.
Gli studenti sono i più agitati, corrono per la città, attaccano manifesti, fanno assemblee. Dal carcere minorile sono fuggiti gli scugnizzi e si sono messi a combattere contro i tedeschi. In una strada le donne hanno bloccato un camion tedesco che trasportava i prigionieri e li hanno liberati. Abbiamo fatto barricate nelle strade contro i carri armati tedeschi. Su una barricata c’era anche un prete. I preti non sparano ma dicono preghiere per i napoletani contro i tedeschi.
Dicono che i soldati italiani, che si erano sbandati dopo la fuga del re, sono tornati a aiutare i napoletani. Loro la guerra la sanno fare e ci sono pure ufficiali che prendono il comando della lotta. Sulla barricata dove sto io ora ho visto arrivare anche i femmenielli, quei maschi che si vestono e vivono come femmine. Anche loro vogliono cacciare i tedeschi da Napoli. Un vecchio sta raccontando che al rione Sanità una ragazza, Maddalena, ha sfidato i tedeschi che avevano messo le mine per far saltare il ponte e ha salvato il ponte.
Io non sono andato a lavorare oggi. Sto sulle barricate e ci sono altri ragazzi come me.
Ora stiamo tentando di fermare i carri armati tedeschi in via Santa Teresa degli scalzi. Insieme con altri due salgo sul terrazzino dell’Istituto delle Maestre Pie Filippine. Lancio bombe a mano contro i carri armati tedeschi. I tedeschi ci sparano contro con mitragliatrici e bombe a mano.
Mi hanno colpito. Sento che sto per morire. Vorrei vedere per l’ultima volta mia madre”.
IL 29 SETTEMBRE 1943 GENNARO CAPUOZZO VENIVA UCCISO IN COMBATTIMENTO. GLI SAREBBE STATA ASSEGNATA LA MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE ALLA MEMORIA.
IL 1° OTTOBRE 1943 ENTRAVANO IN NAPOLI I SOLDATI INGLESI E AMERICANI MA I NAPOLETANI, CON LE LORO QUATTRO GIORNATE, AVEVANO GIA’ COSTRETTO L’ESERCITO TEDESCO A LASCIARE LA CITTA’.
Luigi Vassallo
