Nelle serate di giugno o forse di luglio, quando il buio circondava la nostra casa di campagna, e l’attigua strada di terra battuta, con le sue profonde carreggiate, che portava al paese di Rocchetta, attorno a noi, come un prodigio celeste, si accendevano i lumini volanti, tantissime lucciole.
di Bruno Chiarlone Debenedetti
Banzanti nell’aria calda delle tenebre misteriose che nascondevano chissà quali pericoli sconosciuti.Quelle luci intermittenti, giocose e allegre, passavano volando nel cortile e sulle piantine dell’orto, le inseguivo con le mani a coppa e ne catturavo qualcuna per vederla da vicino. Le guardavo camminare sulla mano e poi aprire le ali e volare via.
Anche il prato delle Peire, immerso nel buio pesto, in mezzo al cantare dei grilli, rifioriva di quei puntini gialli in movimento come un cielo punteggiato di stelle mobili. Era uno spettacolo incredibile che metteva gioia e curiosità.
Adesso che il tempo è trascorso e non vado più nei prati di notte ma guardo, ogni tanto, oltre lo scorrere della Bormida, vedo tutti quei lampioni e le luci delle macchine che parcheggiano nella piazza o passano per la via.
Mi ricordo il prodigio delle lucciole e la visione presente, oltre i vetri della finestra, è silenziosa e dinamica come in quelle notti di giugno. Una pace in movimento tranquillo che il buio avvolge e mette serenità nel cuore. Le miei lucciole non si vedono più,. ma che esistono ancora, in qualche angolo buio del mondo. Ci sono progetti di tutela, piccoli e grandi, che stanno nascendo in tutta Europa. C’è chi sta mappando le aree di presenza residua, chi prova a creare corridoi ecologici, chi spegne le luci artificiali per una notte.
Bruno Chiarlone Debenedetti


