17 febbraio, giorno della libertà per i Valdesi. Le loro strutture ricettive in Liguria e la storia di Stefano Cereghino di Favale (GE).
di Ezio Marinoni

Da 178 anni i valdesi celebrano il 17 febbraio in ricordo del riconoscimento dei loro diritti civili da parte del Re di Sardegna, Carlo Alberto.
La festa è sentita con particolare solennità nelle Valli valdesi del Piemonte, dove il 17 febbraio ha assunto il carattere di festa civile e religiosa: da un lato i cortei con le fanfare e i falò notturni – in memoria di come, di valle in valle, si diffuse la notizia delle concesse libertà – dall’altro i culti celebrati nei diversi templi.
Le “Lettere Patenti” firmate da Re Carlo Alberto il 17 febbraio 1848, pubblicate il successivo 25 febbraio, concedono ai valdesi presenti nel Regno di Sardegna i diritti civili e politici, ma non la piena libertà religiosa.
Nel provvedimento si legge, infatti, che “i valdesi sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici dei nostri sudditi, a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici. Nulla è però innovato quanto all’esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette”.
Nonostante i limiti di questa dicitura, le “Lettere Patenti” pongono fine a una condizione di inferiorità civile e sociale durata secoli.
Fino al febbraio 1848 i Valdesi non possono frequentare le scuole pubbliche, è vietato loro l’esercizio delle professioni (se non quella di notaio e di medico, a esclusivo vantaggio dei propri correligionari); fuori dal “ghetto alpino” delle valli, essi non possono nemmeno possedere beni immobili.
Inoltre, le amministrazioni comunali devono essere composte in maggioranza da cattolici, anche nei comuni a maggioranza valdesi.
Il culto è consentito solamente in alcuni templi autorizzati, situati nelle località più elevate, con il divieto all’attività religiosa fuori da quei luoghi.
Le Case Valdesi in Italia e in Liguria accolgono i turisti all’insegna di una vacanza solidale e sostenibile. In Liguria esse sono due, gestite dalla Diaconia Valdese: l’Hotel Casa Valdese di Pietra Ligure e la Casa Valdese di Vallecrosia. Diamo qualche notizia storica su di esse.
Pietra Ligure – Intorno al 1855 il pastore valdese Meille inaugura una colonia marina, affittando alloggi nel Finalese, che consentissero a bambini sani malati, operai e minatori, di usufruire degli effetti benigni dell’aria marina. Il pastore e la sua famiglia, anche grazie a un’eredità ricevuta, offrono il servizio fino al 1903 quando l’opera venne affidata alla Chiesa Valdese di Torino. Nel 1912 la Tavola Valdese decide di utilizzare il fondo ereditato dalla famiglia del pastore nell’acquisto di un terreno e nella costruzione di uno stabile che possa ospitare la colonia marina. L’opera è inaugurata l’anno successivo e da quel momento, per coprire i costi di gestione, si apre alla ricezione di famiglie per soggiorni di vacanza.
La seconda guerra mondiale impone una sosta forzata alla colonia, anche a causa dei danni subiti dallo stabile. Nel 1947 le attività riprendono, dividendo i locali della colonia da quelli della pensione. Nel 1963 si costruisce un nuovo stabile, adiacente, destinato a ospitare i ragazzi e le ragazze. Negli Anni Settanta i servizi vengono aperti a disabili e scolaresche. Tra gli Anni Ottanta e Novanta lo stabile viene ristrutturato e riadattato a nuove esigenze, si collegano le due aree e si eliminano le barriere architettoniche. Nel 1998 la Chiesa Valdese di Torino affida la gestione dell’opera alla Diaconia Valdese, che prosegue l’impegno verso l’accoglienza, così come recitava uno slogan pubblicitario del 1930: “I prezzi sono miti, il soggiorno piacevole, il trattamento ottimo!”.

Vallecrosia- Nel 1866 la signora Boyce inaugura a Vallecrosia una scuola; nel 1869 si inaugura un asilo, nello stesso anno nascono la scuola elementare inferiore e l’asilo di infanzia. La gestione dell’opera, negli anni compresi tra il 1866 e il 1891, compete alla stessa signora Boyce, coadiuvata da amici e comitati in Gran Bretagna, come usava in quei tempi. Alla sua morte, nel 1891, ella lascia in eredità la proprietà alla Tavola Valdese.
Intanto, il numero di bambini e bambine aumenta, fin che nel 1911 si sceglie di ospitare solo ragazze. Le scuole sono parti integranti del convitto, per periodi più o meno lunghi vi si alternano maestre e maestri di provenienza valdese. Nel 1915 l’Istituto Femminile Valdese comprende lo stabile, il terreno adiacente e una cappella.
La seconda guerra mondiale segna la sospensione dell’opera: nel 1944 l’ala nord è distrutta dai bombardamenti e il resto dell’edificio risulta gravemente danneggiato; le ragazze ospitate devono essere sfollate a Torre Pellice. Dopo la fine della guerra lo stabile viene poco a poco ristrutturato, grazie all’impegno di numerosi volontari. La Chiesa Valdese avvia, quindi, a Vallecrosia un’opera sussidiaria: inaugura una colonia marina funzionante nei mesi estivi e un convalescenziario negli altri mesi. A partire dagli Anni Ottanta, la Casa di Vallecrosia si apre gradualmente alla ricezione turistica, ospitando viaggiatori singoli, gruppi e famiglie.
Stefano Cereghino nasce a Favale di Malvaro (GE) il 19 luglio 1829, figlio di Giambattista e Teresa Boitano, contadini. Discendente di una famiglia che da generazioni esercitava la professione di cantastorie girovaghi tra Liguria e Piemonte, avverte il bisogno di avvicinarsi al testo biblico per trarne spunto per la sua attività. Di fronte al rifiuto del parroco di Favale di fornire alla sua famiglia una Bibbia, insieme ai fratelli Andrea e Giovanni si reca a Genova, dove ne acquista una copia nella traduzione Diodati (1).
La notizia dell’acquisto di un libro «proibito» scatena un’aspra polemica tra la famiglia Cereghino e don Cristoforo Rapetti, parroco della chiesa di San Vincenzo a Favale. Il sacerdote tenta in tutti i modi di far cambiare idea alla famiglia, arrivando perfino a escluderla dalla celebrazione eucaristica durante la Pasqua del 1852.
In quella stessa primavera, Stefano si sposta in Piemonte per lavoro, nel Pinerolese. Il 27 giugno partecipa al culto a Torre Pellice e incontra il pastore Paolo Geymonat. Colpito dalla liturgia cui ha assistito, al ritorno a Favale, nel mese di novembre vi invita Paolo Geymonat, che si era trasferito a Genova. A seguito della reazione dell parroco, parte della famiglia Cereghino è arrestata per cospirazione e rinchiusa nella torre della cittadella di Chiavari. In un primo momento Stefano sfugge alla cattura, ma si costituisce nel settembre 1853. Arrestato, dopo otto giorni di carcere viene graziato. Si trasferisce a Torre Pellice, completò gli studi e consegue il diploma per diventare maestro evangelista. Nel 1855 sposa Caterina Malan (1833 – 1895). Sei anni dopo, inaugura a Favale un locale adibito al culto, costruito dal fratello Luigi, insieme ad altri volontari.
Grande viaggiatore, è tra i primi colportori (2) a mettere piede in Sicilia nel 1860, diventando responsabile del deposito della Società Biblica Britannica e Forestiera (3) ad Ancona, dove collabora con l’evangelista Giacomo Lala. In Liguria, la sua attività evangelizzatrice si estenderà a Cicagna, Chiavari, Oneglia, Torriglia e Roccatagliata.
Stefano Cereghino muore a Favale il 20 febbraio 1919.
Ezio Marinoni
Note
(1) Il Nuovo Testamento del Diodati, versione valdese e protestante, è pubblicato per la prima volta nel 1808.
(2) I colportori erano venditori ambulanti di Bibbie, libri e opuscoli evangelici, rivestivano un ruolo fondamentale nella diffusione protestante in Italia, percorrendo la Penisola e preparando il terreno ai pastori ed evangelisti che avrebbero stabilito le nuove comunità. Il loro compito era di allacciare contatti e dare spiegazioni sulla fede evangelica, presentando le pubblicazioni in vendita nelle piazze dei mercati e nelle strade, spesso sfidando l’ostilità alimentata dal clero. L’estrazione sociale dei colportori era modesta: contadini, artigiani, qualche maestro senza lavoro o ex militari in cerca di una collocazione, con una preparazione culturale e teologica da autodidatti e uno stipendio modesto.
(3) La Società Biblica Britannica e Forestiera (SBBF) viene fondata a Londra nel 1804, con lo scopo di tradurre, stampare e diffondere la Bibbia in tutte le lingue del mondo. Nacque in ambiente protestante con intendimenti ecumenici, contestata dalla Chiesa cattolica che vede nella possibilità del contatto diretto con le Scritture un riemergere delle istanze della Riforma protestante.
La SBBF si diffonde in tutto il mondo. Nel Regno di Sardegna, l’emanazione dello Statuto Albertino nel 1848 permette l’apertura di un’agenzia a Torino, inaugurata nel 1855. Nel Risorgimento, i colportori ingaggiati dalla SBBF seguono durante le guerre d’indipendenza.
