Riceviamo: “A febbraio ormai inoltrato, molti agricoltori e allevatori liguri attendono ancora il pagamento dei premi a superficie relativi al 2025.

Una situazione che sta creando gravi difficoltà alle aziende agricole, costrette a far fronte all’aumento costante dei costi senza le risorse economiche spettanti.
” Ci siamo già attivati a livello regionale e nazionale per sollecitare Regione Liguria e Agea e per capire i motivi del ritardo – sottolinea Stefano Roggerone, presidente Cia Liguria – ma al momento non sono giunte rassicurazioni precise sui tempi dello sblocco”.
Tra i tanti casi di aziende che attendono da tempo il pagamento dei premi connessi agli impegni con istruttorie del 2024 che ad oggi non hanno ricevuto pagamenti, ecco alcuni esempi.
Azienda olivicola: istruttoria metà del 2024, importo spettante 10000, liquidato 0.
Azienda vitivinicola: istruttoria del 2024, importo spettante 5600, liquidato 0.
Senza dimenticare le aziende zootecniche dell’albenganese che sono in attesa di 50.000 euro.
Cia Liguria evidenzia come l’intero sistema dei pagamenti della PAC, gestito da Agea in coordinamento con le Regioni, risulti ancora oggi eccessivamente complesso e poco efficiente, penalizzando di fatto i beneficiari.
«Da anni si parla di semplificazione burocratica – aggiunge la Cia – ma nella realtà gli adempimenti continuano ad aumentare, gravando sempre più sulle imprese agricole».
Peraltro Cia Liguria, in quanto organizzazione di rappresentanza, non ha alcun ruolo diretto nella gestione o liquidazione dei premi.
«Non possiamo più accettare che le responsabilità dei ritardi vengano scaricate su di noi».
14 AGOSTO 2024- L’ESPRESSO- AGEA CONTRO GLI IMPIEGATI BOOMER: «SIETE TROPPO ANZIANI PER GESTIRE L’INNOVAZIONE». E GLI AGRICOLTORI RESTANO SENZA I SOLDI DELLA PAC

«Si chiede a Sua Santità di modificare la durata dell’anno MMXXIV aggiungendo, dopo il 31 dicembre, tre mesi supplementari, di 60 giorni ciascuno», recita un’immaginaria lettera inviata a Papa Francesco. A scriverla è il funzionario di un Caa, i centri che assistono gli agricoltori nella compilazione delle pratiche burocratiche. L’impiegato suggerisce di allungare il 2024 di 180 giorni, per permettere agli agricoltori di ricevere i finanziamenti di sostegno all’agricoltura entro l’anno. Suggerisce, il tecnico, di fare come ai tempi di Papa Gregorio XIII che nel 1582 aggiustò il calendario giuliano aggiungendo dieci giorni. La missiva serve a strappare una risata, per non piangere al cospetto di una serissima situazione, che sta mettendo in difficoltà gli agricoltori italiani, orfani di quella ricevuta che, annualmente, rilascia l’Agea entro metà maggio e serve a ottenere l’anticipo della Pac dalle banche. Liquidità utile a pagare le spese correnti: sementi, carburanti, collaboratori. La missiva al Papa è ovviamente un divertissement, lo è meno il rimpallo di responsabilità tra i vertici di Agea, ente che distribuisce i miliardi di finanziamenti pubblici all’agricoltura, e i piccoli sindacati degli agricoltori; mentre il grande sindacato della Coldiretti non fiata; men che meno il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Il ministero gestito dal cognato di Giorgia Meloni ha il potere di vigilanza su Agea, e dovrebbe quindi tirare le orecchie ai vertici, se saltasse fuori che la colpa è in capo all’agenzia. Ma come potrebbe farlo se il capo di Agea è un fedelissimo di Lollobrigida? Lui è Fabio Vitale, già macchinista delle Ferrovie, ex dirigente dell’Inps in quota Uil, candidato alle Politiche del 2008 con l’Udc, folgorato su via della Scrofa (dove c’è il quartier generale meloniano a Roma). E comunque, alle molteplici lamentele e proteste di medi e piccoli sindacati agricoli, Agea ha già risposto che le lungaggini e i problemi sono provocati non certo da inefficienze tecniche, bensì dagli stessi funzionari dei centri di assistenza agli agricoltori. Arrivando addirittura a incolpare i troppi “anziani digitali” che lavorano nei polverosi Caa, parafrasi nostra del contenuto della lettera inviata ai centri di assistenza dal direttore dell’organismo di Coordinamento di Agea, Salvatore Carfi, che scrive: «Nel sistema degli operatori dei Caa vi è una media anagrafica di 54 anni e ciò non risponde a logiche sulla tenuta dell’introduzione di una rivoluzione tecnologica innovativa che i nostri agricoltori meritano per consentire una gestione sana e leale di pagamenti rapidi». Ovvero: A 54 anni si è troppo vecchi per l’innovazione.
