Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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A Pietra Ligure le concessioni balneari sono rimaste al dopoguerra. Per colpa di chi? L’assessore: “Noi quasi in regola”


Spiagge e demanio a Pietra: senza nessuna visione di interesse pubblico generale, ma difendendo solo la resistenza ad oltranza dello stato di fatto per lasciare tutto com’è. I risultati sono catastrofici per gli imprenditori, e le responsabilità sono enormi per gli amministratori comunali che hanno gestito la questione.

di Mario Carrara

Alla fine, “tanto tuonò, che piovve!“.

Sì, perché sono anni che sta “tuonando“, nel senso che dalla direttiva europea Bolkestein ad oggi, sono passati ben 20 anni, durante i quali si sono susseguite sentenze della magistratura, sia amministrativa, con TAR e Consiglio di Stato (che è l’organo di Appello alle sentenze dei TAR) ed ora anche civile e penale, come la Corte di Cassazione, che non hanno fatto altro che ribadire che quanto stabilito dall’Europa, per quel che riguarda le concessioni demaniali, doveva essere rispettato ed attuato. S’intende che la direttiva Bolkestein NON è un atto che è stato concepito, “mirato” verso le sole concessioni demaniali. Tutt’altro. È un atto di carattere generale, rivolto a tutti i settori economici, per liberalizzare i servizi, semplificare le procedure, favorire la concorrenza, e, tra l’altro, vietare le proroghe automatiche relative alle concessioni di risorse pubbliche “scarse”, tra le quali ultime sono considerate, appunto, le spiagge. Quindi, è una questione di carattere “generale“, che investe tutto il mercato economico dell’Europa, in cui quella delle spiagge in concessione è una questione, tutto sommato, “marginale“, che, in pratica, riguarda principalmente solo l’Italia. Ciò, perché una situazione nella quale la gran parte degli arenili sono dati in concessione a privati, con concessioni che si rinnovano negli anni e nei decenni automaticamente, perpetuandosi di nonno in figlio in nipote, di generazione in generazione, su beni economici di proprietà pubblica, senza che vi siano state gare per l’assegnazione ad una scadenza predeterminata è cosa che, in queste dimensioni, avviene solo in Italia. A conferma di ciò, non c’è sentenza della giustizia amministrativa, specie del Consiglio di Stato, che si è anche pronunciato in “Adunanza plenaria“, o della Cassazione (che sono i massimi organi delle due giurisdizioni) che non sia stata omogenea e coerente con questo assunto. Non solo, ma è stato ribadito anche il concetto giuridico che il diritto “Europeo” PREVALE su quello “nazionale” o, peggio, “regionale“, allorquando le legislazioni degli Stati o di Regioni degli Stati, tentassero o avessero tentato di “annacquare” o “snaturare” i princìpi giuridici imposti dalla legislazione europea. Allo stesso modo, devono essere rispettate le sentenze della Corte di giustizia europea che, nel caso delle spiagge, ha deliberato in modo inequivocabile, statuendo che, nel caso l’Italia non si fosse adeguata, sarebbe incorsa in una procedura d’infrazione.

A tutto ciò si aggiunge pure la necessità di garantire che, nell’ambito delle “risorse pubbliche scarse“, tra le quali, come scritto, sono considerate le spiagge, venga garantita la presenza di spiagge libere, cioè del diritto del cittadino, che non abbia esigenze di particolari servizi “pronti e preparati” da privati come cabine, sdraio o ombrelloni, di poter semplicemente accedere al mare ed alla spiaggia e stazionarvi, beni che sono di tutti, al pari delle strade, delle piazze o dei boschi.

Per la Liguria, la legge regionale n° 13 del 1999 ne
ha
stabilito la dimensione. Infatti, essa
impone che: “Il Progetto di utilizzo, esteso a tutte le aree demaniali marittime, deve garantire una percentuale minima di aree balneabili libere e libere attrezzate pari al 40% del fronte totale delle aree balneabili, di cui almeno la metà libere”.

Bene, fatto questo discorso per inquadrare l’argomento sotto un profilo generale, c’è da esaminare la questione per quanto riguarda Pietra Ligure.

C’è da dire che la questione “spiagge“, che senz’altro è la motivazione causale principale per la quale i turisti vengono a Pietra Ligure e, quindi, è importante per la città, in tutti questi anni, NON è mai stata portata una volta in Consiglio comunale dal Sindaco affinché si discutesse di fronte a tutta l’opinione pubblica sull’argomento. Al pari di tutti gli altri argomenti importanti, come l’area del cantiere navale, il ponte sul Maremola, o il nuovo Piano Regolatore urbanistico, NON è mai diventato un argomento di discussione e condivisione coi rappresentanti di tutti i cittadini. E di fronte a tutti questi ultimi. No. Si è preferito avere un contatto “esclusivo” e preferenziale solo con i rappresentanti dei concessionari degli stabilimenti balneari. Nel chiuso di riunioni “riservate” e non pubbliche, senza coinvolgere nessun altro. Questo, presumiamo, perché, se le “cose fossero andate bene” il merito e la riconoscenza sarebbero andati solo agli interlocutori “privilegiati“, cioè il Sindaco e l’Assessore al demanio. Basta. Essi, in Consiglio comunale, ci sarebbero andati solo “alla fine” della vicenda. Ma solo per una “presa d’atto” a cose fatte, concluse e, sostanzialmente “immodificabili“.

A riprova che l’intenzione era proprio questa, sta un articolo del 21 Gennaio scorso in cui, con enfasi, veniva proclamato che Pietra Ligure era
quasi in regola“, perché aveva “riaggiornato il piano demaniale (PUD) secondo quanto prevede la normativa europea ecc.” Inoltre, che il piano demaniale stesso, così come “riaggiornato“, sarebbe stato portato “in adozione in Consiglio comunale” e, soprattutto, che Pietra Ligure era “quasi a posto” anche per quanto riguarda le spiagge libere, visto che, secondo l’Amministrazione De Vincenzi, la percentuale per esse era già ben al 38%..!


Tuttavia, le cose non sono andate secondo le aspettative ed i proclami di propaganda dell’articolo in questione.

Infatti, solo pochi giorni dopo, i giornali pubblicavano i dati ufficiali delle spiagge di tutta la Liguria, Comune per Comune, dove emergeva che Pietra Ligure NON arrivava al 38% di spiagge libere, ma solo al 24,92% che, sommato col totale delle spiagge attrezzate, il 7,64% dava un totale, tra “libere” ed “attrezzate”, del 32,56%; quindi, un primo dato dato “non veritiero” che, in termini di metri da reperire per arrivare al 40% minimo previsto dalla legge, incide già molto sulla necessità di una revisione “vera” del piano demaniale PUD.


Ed il PUD, il piano di utilizzo degli arenili, che, secondo l’articolo citato, sarebbe dovuto venire in Consiglio comunale perché “riaggiornato“, lo era stato realmente? La risposta è inequivocabile: NO. Il piano degli arenili NON era e non è stato aggiornato: praticamente quasi in nulla. Sostanzialmente, è la fotocopia della situazione delle spiagge di Pietra Ligure, così come la conosciamo e che proviene dal dopoguerra ad oggi. Le concessioni sono sempre quelle che provengono dalla fine degli anni 40 e negli anni 50 e successivi. Da notare che molte, specie quelle di maggiori dimensioni, erano state attribuite al servizio di alberghi e grandi alberghi che non esistono più da anni. Ma le spiagge in concessione, sì.

Nel corso del tempo, man mano che gli spazi “concedibili” di arenile diminuivano, le concessioni si riducevano, dimensionalmente, a “scampoli”, a “ritagli” di spiagge.

Per non parlare di quelle “libere“, per cui alla percentuale del 32% si riesce ad arrivare sommando pure, come prendiamo atto, dei “pezzettini” vergognosi di 5, 12, 16 metri nel levante; o di 12 metri nel centro. Spiaggette minime dove la gente si accalca, quasi l’uno sull’altro, ma che servono per fare la percentuale minima prevista dalla legge. E che dire dei 25 metri della spiaggia libera in centro, sostanzialmente inutilizzabile dai più perché riservata per la massima parte della giornata al “campo solare estivo“? Non era meglio spostare ed individuare quest’ultimo in un’altra spiaggia libera più capiente e decentrata, vista la penuria che c’è in centro?

No. L’impressione che si trae da tutta questa vicenda è che l’Amministrazione De Vincenzi abbia ricercato, un rapporto esclusivistico coi concessionari, “assettandosi” totalmente sulla difesa ad oltranza dello “status quo” di quello che c’è stato da sempre.

Visti i risultati, un atteggiamento del genere non è stato certo nell’interesse pubblico e nemmeno in quello degli stessi concessionari.

S’intende, che nessuno avrebbe mai messo in discussione quest’ordine di cose, nel senso di mantenere la situazione come essa si è formata e consolidata. Ma, tant’è. L’Europa, le leggi regionali e, soprattutto, le ininterrotte sentenze della Magistratura, tutte univoche in una sola direzione, avrebbero imposto ed imporrebbero di prendere coscienza di un percorso che si fa sempre più stretto e di una situazione che diventa inequivocabile ed, alla fine insostenibile.

L’ultima sentenza del TAR Liguria che ha annullato le delibere della Giunta comunale De Vincenzi n⁰43 dell’Aprile 2025 e n⁰139 del Novembre 2025 (quindi di “adesso“) per cui i concessionari di spiagge non hanno più titolo a gestire gli stabilimenti balneari, rappresenta un colpo durissimo a chi pensava che poteva fare quello che voleva e che, “assettarsi” totalmente sulle aspettative di una categoria economica, non prendendo coscienza del problema e, finalmente, affrontandolo con responsabilità nell’interesse generale, anche e soprattutto in quello dei concessionari dei bagni, visti i tempi ristretti delle prossime incombenze, porterà a conseguenze e responsabilità anche personali, oltre che economiche, pesanti.

Non sarebbe stato meglio, anziché riprodurre un piano degli arenili fotocopia della situazione esistente, ristudiarlo e riproporlo accorpando, ad esempio, tutti gli scampoli di spiaggia libera in modo da crearne di veramente fruibili per tutti?

Il tempo, gli anni c’erano per farlo! Perché non si è voluto farlo?

Responsabilmente, in una situazione il cui problema principale è la sopravvivenza stessa delle imprese e che deve vedere, prima o poi, svolgersi delle gare “regolari”, che senso hanno ancora degli stabilimenti balneari privati enormi, a fianco di altri di dimensioni minime? In una situazione come questa, come fanno ancora a coesistere spiagge private di 15 metri con altre di 80 metri lineari? Non sarebbe più logico ridisegnare le concessioni con dei limiti massimi e minimi di estensione, tali da consentire, poi, dei termini perequati e omogenei per svolgere le successive gare di assegnazione?

Le concessioni, nel loro numero potrebbero essere le stesse ed il loro valore sarebbe bilanciato, nell’interesse di tutti.

E, per di più, si potrebbe raggiungere agevolmente il 40% di spiagge libere che, allo stato attuale delle cose, è un obiettivo ancora lontano.

“Se” e “quando” verrà questo argomento in Consiglio comunale, noi sosterremo la tesi che nel 2026, alla luce della normativa e delle sentenze della Magistratura, bisogna prendere atto che è necessario superare la logica del passato. Non siamo più nel 1950 e bisogna che aggiorniamo le nostre visioni all’interesse pubblico dei nostri giorni. Nell’interesse stesso delle imprese balneari e di chi vuole un numero congruo, dignitoso e usufruibile delle spiagge libere.

C’è, poi, la questione di “che fare” del fronte mare dell’ex cantiere navale. Per noi: solo spiagge libere e non porto.

Sarebbe la fortuna di Pietra Ligure.

Ma questa è un’altra storia.

Mario Carrara, consigliere comunale di opposizione.

12 Febbraio 2026

Pubblichiamo di seguito le planimetrie di tutte le spiagge di Pietra Ligure. Sono documenti che riteniamo in pochi abbiano visto, ma che abbiamo acquisito come Consiglieri comunali. Sono documenti PUBBLICI, che pensiamo tutti abbiano diritto di vedere, per farsi un’idea della situazione. Perché gli arenili ed il mare: SONO DI TUTTI.





Mario Carrara


M.Carrara

M.Carrara

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