Trucioli

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Gli “Angoli d’Infanzia” di Bruno Chiarlone e l’Indimenticabile Anselmina


I racconti ricchi di pathos della gioventù, le immagini, le riflessioni e i ricordi di Bruno Chiarlone, della sua Rocchetta, hanno coinvolto tre suoi amici. Tre commenti firmati “preservare quel po’ di bimbo che sempre dovremmo portare in noi”.

Commento di Pietro Borreani (Savona)
Pietro Borreani

Dei racconti di Bruno Chiarlone apparsi lo scorso mese di febbraio su Trucioli.it, numeri da 21 a 24 del 2026, mi colpisce, soprattutto, quel suo aver custodito, nel segreto dell’animo, le sensazioni provate da bimbetto nel percorrere la campagna dei suoi luoghi cari, nell’avventurarsi lungo le sponde di quella che, con immutato trasporto, chiama: <<la nostra Bormida>>, e di avercele quindi rivelate nella loro pristina freschezza. Così facendo, ha saputo bene preservare quel po’ di bimbo che sempre dovremmo portare in noi.
Colpisce l’intensità e l’ampiezza della sua curiosità e di quelle sensazioni di stupore che colgono sempre nuovi colori, suoni e sapori. E’ una connessione profonda quella che lega Bruno alla natura e ai posti; quasi fosse capace di sentire il respiro della Terra.

E’ una connessione che contrasta con i sentimenti con i quali noi, adulti, ma dimentichi di ciò che siamo stati e che abbiamo sperimentato, ci approcciamo a quelle realtà. Quante volte quello che anche per noi è stato stupore e meraviglia è oggi solo motivo di disturbo (il sottofondo di cinguettii) o di paura (il ronzio degli insetti)…
Posso dire di aver condiviso, pur se probabilmente con minore intensità e in più rare occasioni, quel particolare tipo di connessione. Per me, bimbetto di città, il tempo dello stupore era relegato al solo periodo estivo, tra un anno e l’altro del ciclo delle scuole elementari, presso la nonna Marì, in regione Valle Bormida a Spigno Monferrato.
Una piacevole sensazione che oggi ricordo, con rimpianto, è quella che provavo nel percorrere a piedi scalzi, e scarpe alla mano, quella polverosa e calda strada in terra battuta che portava alla località Porella. Quel nudo contatto col suolo mi faceva sentire in intimo rapporto con una realtà infinitamente più grande di me.
E poi la meraviglia e la gioia di sentire, al termine di quel percorso, appena giunti sull’aia, il profumo del pane e della focaccia salata che l’indimenticabile Anselmina sfornava e offriva.
2/ Commento di Anna Boschi (da Bologna)
Anna Boschi

Bellissima “lettera”, Bruno. L’ho letta con tanto piacere e ho pensato cosa perdono i ragazzi d’oggi a “scrivere” soltanto nel cellulare e nei social. Il cartaceo fa “sentire” il sentimento che l’ha ispirato e il desiderio di farlo apprezzare, così come la neve del tuo prato, la sua metamorfosi, il ricordo di quando lo frequentavi tra fiori, more, uccelli, animali vari che componevano un mondo felice, profumato e colorato. Grazie per avermi inviato queste tue emozioni. Ciao, un caro saluto.

3/Commento di Gian Paolo Terrone (da Saronno)
Gian Paolo Terrone

Caro Bruno, grazie per questo ritratto così semplice e insieme così pieno di vita. Le tue parole fanno riaffiorare sensazioni che molti di noi conoscono: quel luogo del cuore che cambia con il tempo, eppure resta custode delle nostre avventure più vere.
È bello e consolante leggere come la neve trasformi il prato e come, guardandolo, si riaccendano ricordi di corse, giochi e scoperte: la metamorfosi del paesaggio diventa specchio della nostra memoria.

Questa rievocazione non è solo tua: è un’esperienza condivisa da tanti, perché tutti abbiamo angoli d’infanzia che ci parlano e ci riconciliano con il passato. Forse è proprio l’età — o meglio, la maturità del cuore — che ci dona la capacità di rievocare con tenerezza e chiarezza: non per restare fermi, ma per portare con noi ciò che ci ha formato.
Il tuo testo è un invito gentile a guardare i luoghi che amiamo con occhi nuovi e a raccontare le piccole storie che li abitano.
Grazie per aver condiviso questo frammento: chiunque abbia un prato, una strada o un ricordo simile, si sentirà chiamato a ricordare a sua volta i propri luoghi.
MADRE NATURA SUI NOSTRI PRATI. FUNGHI PRATAIOLI E FUNGHI GAMBESECCHE

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B. Chiarlone

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