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Liguria e Basso Piemonte

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Il ministro Calderoli: “Spunto per tutti i territori. In Friuli Venezia Giulia tornano le Province”. Pd e M5S votano “no”


“Oggi è una giornata importante per la nostra Regione. Con il via libera definitivo del Senato alla riforma dello Statuto speciale, il Friuli Venezia Giulia mantiene l’impegno preso con i cittadini che torno a eleggere direttamente il presidente e i consiglieri”. E il  Trentino Alto Adige presto diventa Trentino-Alto Adige/Südtirol.  Nelle votazioni favorevoli il centro destra, contrari Pd e M5S.

Il ministro Calderoli e il presidente Frediga, entrambi leghisti. Calderoli salì alla ribalta durante da Ministro per la Semplificazione (Governo Berlusconi IV). Organizzò il 24 marzo 2010 un falò simbolico di 375.000 leggi ritenute obsolete e inutili. La cerimonia, avvenuta a Roma, mirava a rappresentare visivamente la lotta alla burocrazia. In realtà non cambiò nulla.  Anzi. I governi del centro destra hanno approvato nuove leggi

Il presidente Fedriga (Lega Salvini Premier): “Con il ripristino degli enti di area vasta eletti direttamente dai cittadini restituiamo forza alla democrazia e centralità alle nostre comunità. Il voto in Senato. Nuovo statuto per il Friuli-Venezia Giulia: tornano le Province, “enti di area vasta“. Il ministro per gli Affari regionali Calderoli: “Spunto per tutti i territori”. Le opposizioni: “Passo indietro”

Tornano le province in Friuli-Venezia Giulia, regione del Nord Est che fu la prima ad abolirle. L’aula del Senato ha dato il via libera alla riforma dello statuto regionale, con il disegno di legge costituzionale giunto al quarto e definitivo passaggio parlamentare. I voti a favore sono stati 110 voti, 50 contrari e 3 astensioni. Contrari M5s e Pd, favorevole Avs; astenuta Italia viva. La legge prevede un numero fisso di 49 consiglieri regionali, con elezione diretta del presidente e del Consiglio.

Il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli ha parlato di “giusta conclusione i un percorso iniziato da tempo” e ha poi sottolineato: “Enti locali di raccordo tra il singolo Comune e le amministrazioni centrali, come le Regioni e lo Stato, sono fondamentali per venire incontro alle esigenze delle nostre realtà su un territorio così variegato come è quello italiano. Ne sono convinto da sempre e ritengo sia la strada giusta, sia per il Friuli-Venezia Giulia, sia in senso generale. Mi auguro quindi che quanto realizzato per il Friuli-Venezia Giulia, ovvero l’elezione diretta sia del presidente che del consiglio provinciale, possa essere lo spunto per far ripartire il percorso della riforma delle Province e il ripristino dell’elezione diretta, nell’interesse di tutti i territori, conclude Calderoli.

Anche il governatore, Massimiliano Fedriga, ha insistito sulla “normalità istituzionale“, sul superamento di “un assetto che per lungo tempo è rimasto incompleto“, il “coronamento di un impegno preso con la comunità regionale”. Un assessore della sua Giunta, Pierpaolo Roberti, ha annunciato che “la prima legge istitutiva potrebbe approdare in Consiglio regionale entro aprile“.

Critiche arrivano invece dal Pd: “Con il definitivo ripristino delle Province in Friuli Venezia Giulia, si compie un passo indietro che non aiuterà in alcun modo i Comuni a superare le difficoltà che stanno vivendo. L’inutile trionfalismo delle dichiarazioni della Maggioranza dà la misura delle priorità della nostra regione, mentre restano grossi nodi da sciogliere come il Pil che non aumenta, la sanità sempre più in sofferenza, o la manifattura in cerca di un governo del sistema” afferma in una nota il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Diego Moretti, a proposito dell’introduzione degli “enti di area vasta”.

Il ripristino delle Province in Friuli Venezia Giulia è una scelta di responsabilità che restituisce ordine all’assetto istituzionale e rafforza la rappresentanza democratica dei territori” dichiara il sottosegretario all’Economia e alle Finanze e segretario Regionale di Forza Italia in Friuli Venezia Giulia, Sandra Savino.

Contrario il capogruppo del M5s al Senato, Stefano Patuanelli: “La riforma compie tre scelte sbagliate: scollega la rappresentanza dalla demografia, indebolisce il diritto dei cittadini a esprimersi con il referendum su materie cruciali e reintroduce le Province con un altro nome, aggiungendo ulteriore confusione amministrativa“. E contraria anche la senatrice del Pd Tatjana Rojc la quale ha ricordato che in Fvg “l’abolizione delle province è stata votata all’unanimità” anche se questo oggi “suscita il fastidio del centrodestra”.

Il Senato ha approvato anche, in seconda lettura, la legge costituzionale che modifica lo Statuto speciale del Trentino Alto Adige, il cui nome diventa Trentino-Alto Adige/Südtirol (100 voti a favore, 50 astenuti; un contrario). Per l’approvazione definitiva occorre la seconda lettura conforme Camera e Senato.  Anche in questo caso Calderoli ha sottolineato “l‘ulteriore passo avanti” per l’ autonomia di Trento e di Bolzano. “Il voto di oggi ci avvicina sempre più alla meta“. Esattamente si è a “metà strada di una riforma fondamentale” precisa il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. “Grande soddisfazione” è stata espressa dal presidente dell’altra Provincia autonoma quella di Bolzano, Arno Kompatscher. Soddisfazione ovviamente, anche per i senatori Svp, MeinhardDurnwalder e Julia Unterberger.

La trasformazione delle Province- La legge che modificò l’assetto delle Province italiane è del  2014 (Legge Delrio) quando sono state trasformate in enti territoriali di secondo livello, con l’abolizione della giunta e l’introduzione in alcuni casi della Città Metropolitane, assegnando alle province funzioni fondamentali ridotte (edilizia scolastica, strade provinciali, pianificazione) e trasferendo altre competenze a comuni e regioni.

In Friuli-Venezia Giulia, in particolare, a seguito di una modifica dello statuto speciale della regione, nel 2017 venne votata una riforma che prevedeva l’abolizione delle province man mano che sarebbero giunti a scadenza i rispettivi consigli provinciali.

 


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