Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

La denuncia del politico di FI: “Sanità ligure, non si muore di malattia ma di disorganizzazione. Meno propaganda e inaugurazioni a favore di telecamere, più medici, più prevenzione”


Riceviamo- Meno propaganda, meno inaugurazioni a favore di telecamera, più medici, più territorio, più prevenzione. Ho ciattato per due ore con un collega ospedaliero dell’ASL2 savonese che mi ha scritto una frase che dovrebbe essere incisa all’ingresso di ogni ospedale ligure: «Eraldo, qui non si muore di malattie. Si muore di disorganizzazione».

Eraldo Ciangherotti, medico dentista, è stato assessore comunale di Albenga, consigliere comunale  e provinciale, mai pentito della ‘devozione’ verso Berlusconi.  Ma è uso ‘non legare l’asino dove vuole il padrone’. La ‘sanità pubblica’ ligure ha imparato a conoscerla da testimone sul campo. Nel mondo politico e negli ospedali (camici bianchi), da troppi anni, c’è chi tace per convenienza o timori di ritorsioni. (La foto è ripresa da un recente post sulla pagina Facebook di Ciangherotti)

Fine dell’ipocrisia. Reparti al collasso, liste d’attesa infinite, medici di famiglia che spariscono, infermieri spremuti come limoni e pazienti che, stanchi di aspettare, rinunciano a curarsi. Non per scelta ideologica, ma per disperazione.

I numeri non sono opinioni.- In Liguria mancano 112 medici di medicina generale (–13% dal 2019). Il 10,1% dei liguri rinuncia alle cure, 34mila persone in più in un solo anno. Gli infermieri? Record pro-capite, ma esausti e soli. Metà dei MMG lavora oltre il massimale. Il territorio è debole, gli ospedali esplodono.
E mentre qualcuno continua a raccontarci che va tutto bene, arriva la Fondazione Gimbe – che io chiamo affettuosamente “Fondazione Bombe” – e fa saltare il banco.
Pagella impietosa, dati ministeriali alla mano:
 • Prevenzione: 54/100 (inadempienti)
 • Case di Comunità: 16 su 33 appena avviate, solo 2 con un medico
 • Ospedali di Comunità: 2 operativi su 11
Risultato?
Penultimi al Nord, meglio solo della Sicilia. Un capolavoro al contrario.
Attenzione: Gimbe non è un partito, non è un sindacato, non è un gruppo di agitatori. Dal 2020 monitora 88 indicatori su prevenzione, territorio e ospedale. E dice una cosa chiarissima: se fallisci sulla prevenzione, paghi tutto dopo.
Più privato, più disuguaglianze, più soldi buttati.
E i soldi, in Liguria, non mancano.
Con il PNRR spendiamo fino a 2.261 euro pro-capite, i più alti d’Italia. Il problema è semplice: li spendiamo male.
Domanda inevitabile: la destra ligure dorme?
Abbiamo il record di infermieri (6,86 ogni 1.000 abitanti), ma i medici scappano dal SSN. Il privato accreditato in Liguria pesa solo per il 12%, contro una media nazionale molto più alta. Tradotto: ospedali intasati e territorio abbandonato.
Il mio collega dell’ASL2 non fa politica, fa turni massacranti. E mi dice: «Disagio quotidiano, pazienti persi, personale allo stremo».
Questo non è riformare la sanità. È smontarla lentamente, come denuncia anche Cartabellotta: pubblico che si indebolisce, privato che ingrassa.
Eppure le soluzioni esistono. Le regioni virtuose le applicano già.
Il Veneto, primo in classifica, ha una rete territoriale che funziona davvero: digitalizzazione spinta, liste d’attesa trasparenti, MMG incentivati.
L’Emilia-Romagna ha Case di Comunità operative al 100%, con personale vero, non cartelli.
La Puglia, un tempo fanalino di coda, oggi è modello: integrazione pubblico-privato intelligente, prevenzione e screening che funzionano.
Allora smettiamola di piangerci addosso e parliamo chiaro.
Cosa serve in Liguria?
 1. Incentivi seri ai MMG, come in Emilia: 20–30 mila euro l’anno per chi lavora nelle Case di Comunità e borse per coprire le specializzazioni scoperte.
 2. Privato accreditato usato meglio, come in Puglia o Lombardia: decongestionare gli ospedali senza privatizzare il sistema.
 3. Digitalizzazione vera, stile Veneto: fascicolo sanitario usato davvero, app per le liste d’attesa, telemedicina per le aree più fragili.
 4. Emergenza prevenzione: vaccini e screening non sono un’opzione morale, sono un investimento. Se continuiamo così, Gimbe non ci boccerà: ci seppellirà.
Dal mio studio medico di Albenga vedo pazienti stanchi, arrabbiati, rassegnati. La sanità ligure merita di più. Meno propaganda, meno inaugurazioni a favore di telecamera, più medici, più territorio, più prevenzione.
Perché alla fine il rischio è uno solo: o ci svegliamo adesso, o saremo tutti costretti a curarci dal privato. E allora sì che non serviranno più pagelle. Servirà solo il portafoglio, che già serve abbastanza.
Eraldo Ciangherotti, medico dentista di Albenga

2/ALBENGA 19 GENNAIO 2026. Liste d’attesa: quando la sanità pubblica costringe a partire

Oggi sono entrato all’ospedale di Albenga per un sopralluogo tecnico, che svolgo periodicamente per verificare eventuali novità nei servizi offerti all’utenza: reparti, ambulatori, percorsi, organizzazione dei piani. Un’attività abituale, quasi di routine.
Ma la realtà, quella vera, mi ha fermato nel corridoio.
Una mia paziente. Una signora trasferitasi dalla Toscana, da Siena in particolare, al Ponente savonese. Pensionata lei, pensionato lui. Quarant’anni di servizio allo Stato, il marito. Persone normali, educate, senza rabbia ideologica. Alla mia domanda più semplice — “Come state?” — è arrivata una risposta che non era una lamentela, ma una sentenza:
Dottore, che disastro la sanità ligure. Rispetto alla nostra regione è un altro mondo.
Mi hanno spiegato che qui le liste d’attesa sono talmente lunghe che, conti alla mano, conviene organizzarsi un viaggio e tornare a Siena per fare visite ed esami. L’unico vero ostacolo è il costo del viaggio. Non la diagnosi. Non la terapia. Il biglietto.
E in quella frase c’è tutto il fallimento di un sistema.
Le liste d’attesa non sono un problema tecnico. Non sono un fastidio. Sono una barriera di classe. Chi ha soldi paga il privato. Chi non li ha rinuncia a curarsi. Chi può, scappa altrove.
Questo sta accadendo sotto gli occhi di tutti, dentro gli ospedali della Regione Liguria, mentre si continua a parlare di piani, riforme, annunci. Ma la sanità non si giudica dai comunicati stampa: si giudica dai corridoi, dalle agende CUP, dalle rinunce silenziose dei pazienti.
La sanità pubblica dovrebbe essere il grande livellatore sociale. In Liguria sta diventando il contrario: un imbuto che spinge verso il privato o verso l’abbandono.
E attenzione: non è una critica ideologica. È una constatazione clinica, civile, umana. Se una coppia di pensionati, che ha lavorato una vita e ha pagato le tasse per quarant’anni, arriva a dirti che per curarsi deve tornare nella regione che ha lasciato, significa che qualcosa si è rotto. Profondamente.
Mi auguro — e lo dico con rispetto ma con fermezza — che nella testa e nell’agenda della Regione Liguria esista una valutazione seria, trasparente e non propagandistica delle liste d’attesa. Perché è lì che si misura la credibilità di un sistema sanitario. Non nei convegni, non nei post.
Le liste d’attesa non sono numeri. Sono persone che aspettano. O che smettono di aspettare. E quando uno Stato costringe i suoi cittadini a partire per curarsi, il problema non è il viaggio. È la direzione che abbiamo preso.
Eraldo Ciangherotti

3/28 GENNAIO 2026- SANITÀ, LIGURIA PRIMA IN ITALIA PER AVANZAMENTO CASE DELLA COMUNITÀ: COMPLETATO IL 66% DELLE STRUTTURE SUL TERRITORIO. ANCHE IL PRESIDENTE DELLA FIMMG CARRARO HA ADERITO AL BANDO

Comunicato stampa –  La Liguria è la Regione con la percentuale più alta a livello nazionale per quanto riguarda lo stato di avanzamento degli investimenti strutturali destinati alla realizzazione delle Case della Comunità nell’ambito del PNRR. Ad oggi, infatti, è stato portato a termine il 66% dei lavori sul totale del budget assegnato.
Il dato è emerso nel corso dell’incontro straordinario sullo stato di avanzamento del PNRR che si è tenuto a Roma ieri, alla presenza delle Regioni e del ministero della Salute, cui hanno partecipato, tra gli altri, il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti e l’assessore alla Sanità della Regione Liguria Massimo Nicolò. I lavori risultano in gran parte ultimati, con le coperture finanziarie già in fase di implementazione.
“Sono molto orgoglioso di questo risultato che vede la Liguria prima in Italia nella realizzazione delle Case della Comunità – afferma il presidente della Regione Liguria Marco Bucci – Le Case della Comunità costituiscono un punto cardine della sanità di prossimità che stiamo costruendo sul territorio: sono punti di riferimento per i cittadini per tutti i casi non urgenti e per le situazioni di bassa complessità. Qui trovano spazio integrazione tra servizi sanitari e sociali, innovazione tecnologica e presa in carico continua delle persone”.
“Questo risultato – aggiunge l’assessore Nicolò – conferma il nostro impegno nel rispettare il cronoprogramma del PNRR e nel costruire una sanità territoriale vicina ai cittadini e capace di rispondere in modo concreto ai bisogni di salute. Le Case della Comunità rappresentano un cambio di paradigma: non solo nuove strutture, ma un nuovo modo di prendersi cura delle persone. Stiamo lavorando per implementare gradualmente le attività nel rispetto delle scadenze prefissate”.
Realizzate anche grazie ai finanziamenti del PNRR, le Case della Comunità non sono semplici poliambulatori, ma veri e propri luoghi di cura dove operano équipe multiprofessionali composte da medici di medicina generale, specialisti, infermieri e altri professionisti sanitari, con l’obiettivo di seguire i pazienti nel tempo.
Intanto al bando per lavorare nelle case della comunità ha aderito anche Andrea Carraro, segretario provinciale Fimmg che andrà a prestare servizio a Struppa: “In linea e coerenza con l’Accordo integrativo regionale firmato il mese scorso Fimmg promuove l’adesione volontaria dei medici di famiglia allo svolgimento di attività oraria nelle CDC – commenta Andrea Carraro, segretario provinciale Fimmg -. Io stesso, personalmente, ho deciso di aderire cosi come altri colleghi del Direttivo Genovese per dare il nostro contributo a questo importante presidio per rafforzare la sanità del territorio”.

 


Avatar

Trucioli

Torna in alto