Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Il libro “Nella notte straniera”. Gli ebrei (donne, anziani, bambini) arrivati lungo la Riviera di Ponente e la Costa Azzurra, le valli cuneesi. Leggi razziali


Tra 1939 e 1943 il susseguirsi di tragici eventi favorì il convergere lungo l’arco alpino occidentale di una cospicua quantità di ebrei in fuga dalle persecuzioni.

Raccontare per per ricordare, leggere per conoscere. Ci sono storie che non fanno molto rumore. Storie che restano legate ai luoghi in cui sono accadute: una valle, una strada di confine, una costa attraversata in silenzio. Storie che si scoprono tornando a guardare il passato da un’altra prospettiva. Questi ultimi giorni di gennaio, con il loro carico di memoria storica, sono un’occasione per tornare a quei ricordi, quei libri, per conoscere meglio il Novecento attraverso i territori, le persone, le scelte e le contraddizioni di un’epoca. La Storia, quando la si osserva dal punto di vista dei luoghi e delle persone che li hanno abitati, smette di essere astratta. Ecco lo sguardo che guida la collana Finisterre: racconti di confine, dove i grandi eventi storici si intrecciano con i luoghi e con le vicende locali, vissute, concrete.

Con Mussolini le leggi razziali in Italia, lo scoppio della seconda guerra mondiale e la conseguente invasione della Francia meridionale da parte degli italiani, poi la conquista di Parigi da parte dei tedeschi formularono una sorta di fatale legge di gravità, capace di attrarre decine e decine di famiglie: donne, anziani e bambini, che ripararono prima lungo la costa che unisce la Riviera di Ponente e la Costa Azzurra (si pensi a Walter Benjamin o Arthur Koestler).

Poi lungo il versante francese delle Alpi, dalla valle della Vésubie su fino all’Alta Savoia. La maggior parte di loro erano “stranieri”, giunti in Italia dopo il 1933, o fuggiti da Parigi invasa dalle SS. Polacchi, russi, ungheresi, austriaci. Tra Nizza e Saint Martin vissero un periodo di relativa tranquillità, che di poco precede la fuga attraverso i valichi alpini al seguito di una armata in rotta.

Per una parte di loro l’arrivo in Italia volle dire prima l’internamento nel campo di Borgo San Dalmazzo, poi la deportazione ad Auschwitz. Per i sopravvissuti le valli cuneesi furono terra d’asilo fino alla Liberazione. Una vicenda di grande intensità emotiva, ma un problema non semplice da spiegare per gli storici.

Come sciogliere infatti la contraddizione di un paese come l’Italia, che s’era dato una legislazione razziale feroce, ma alla ferocia rinuncia quando si trova a convivere con le strategie di sterminio dell’alleato tedesco e del regime collaborazionista di Vichy?


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