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Raddoppio Finale–Andora, progetto che divide il Ponente ligure: la sorte di aree a rischio idrogeologico, siti archeologici e storici, terreni agricoli di qualità


Raddoppio Finale Ligure–Andora, un progetto che divide il Ponente ligure. Dall’assemblea di Albenga il confronto su impatti ambientali, scelte istituzionali e futuro della linea ferroviaria.

di Vincenzo Bolia

Albenga. Si terrà venerdì 30 gennaio 2026, alle ore 20,30, all’Auditorium San Carlo di Albenga, un’assemblea pubblica dedicata al progetto di spostamento a monte della linea ferroviaria nel tratto Finale Ligure–Andora, organizzata dal Comitato Territoriale con il sostegno del WWF savonese. L’incontro nasce in un clima di crescente attenzione e preoccupazione da parte di cittadini e amministratori locali e rappresenta un nuovo momento di confronto su un’opera che, da decenni, è al centro del dibattito infrastrutturale ligure.

L’assemblea arriva in una fase considerata delicata dell’iter progettuale. Il progetto è entrato in una fase avanzata di valutazione istituzionale, ma restano aperti passaggi fondamentali, a partire dalla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), ritenuta decisiva per chiarire gli effetti reali dell’opera sul territorio, sull’ambiente e sulla salute pubblica. Proprio su questo aspetto si concentra una parte rilevante delle richieste di approfondimento avanzate da comitati e associazioni.

Il raddoppio della tratta Finale Ligure–Andora costituisce l’ultimo segmento mancante della linea ferroviaria Genova–Ventimiglia, asse strategico per i collegamenti regionali, nazionali e internazionali lungo il versante tirrenico. La presenza del binario unico viene da tempo indicata come un limite strutturale alla capacità della linea, con ricadute sulla puntualità dei treni, sulla frequenza del servizio e sulla competitività del trasporto ferroviario rispetto alla gomma, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico.

Nel corso degli anni, tuttavia, il progetto ha subito trasformazioni sostanziali. L’attuale soluzione prevede uno spostamento a monte del tracciato, con un’infrastruttura in larga parte in galleria, un ridisegno complessivo delle stazioni e un sistema di cantieri diffuso sull’entroterra. Una scelta che, secondo i sostenitori, consentirebbe di ridurre l’impatto diretto sulla costa e migliorare le prestazioni della linea, ma che per i critici comporta nuovi e rilevanti impatti ambientali e sociali, elementi che continuano ad alimentare il confronto pubblico.

Il tracciato in breve- Il raddoppio ferroviario Finale Ligure–Andora si sviluppa quasi interamente in variante a monte rispetto all’attuale linea costiera, segnando un cambiamento radicale nell’assetto storico della ferrovia del Ponente ligure. Su una lunghezza complessiva di circa 31 chilometri, oltre 25 chilometri sono previsti in galleria, rendendo l’infrastruttura in larga parte sotterranea.

Uno dei sei passaggi a livello di Loano

Le gallerie attraversano i rilievi collinari e montuosi alle spalle di Finale Ligure, Pietra Ligure, Loano e Borghetto Santo Spirito, evitando i centri abitati della costa ma interessando l’entroterra, con un tracciato che si sviluppa sotto aree agricole e zone caratterizzate da equilibri idrogeologici delicati.

Il percorso prosegue poi sull’entroterra ingauno, interessando territori a vocazione agricola e ambientale, prima di affrontare un ulteriore lungo tratto sotterraneo tra Alassio e Laigueglia. La linea riemerge gradualmente in prossimità di Andora, dove si collega al raddoppio già realizzato, completando il collegamento ferroviario verso Ponente.

La scelta progettuale riduce l’impatto diretto sulla costa, ma al tempo stesso concentra cantieri e opere complesse nell’entroterra. È proprio in queste aree che si collocano le principali preoccupazioni ambientali e territoriali, ed è qui che si concentra una parte significativa del confronto pubblico sull’opera.

Secondo alcuni osservatori, questa impostazione viene giudicata paradossale perché finirebbe per sottrarre ai passeggeri la visione diretta del mare e del paesaggio costiero del Ponente ligure, costringendo a vivere il viaggio ferroviario quasi interamente sottoterra, in galleria, proprio in uno dei tratti considerati tra i più suggestivi dell’intera Riviera. Una scelta che comporterebbe anche la perdita della percezione visiva di elementi simbolici del territorio, come l’isola Gallinara, oggi ben visibile dal treno lungo un ampio e continuo tratto della linea costiera, già a partire dal superamento della Caprazoppa, nel territorio di Finale Ligure, e per diversi chilometri verso ponente, fino ad Alassio e oltre.

Il Comitato Territoriale contesta l’idea che il progetto sia ormai irreversibile, sostenendo che le amministrazioni comunali avrebbero avuto e avrebbero ancora margini di intervento sulle scelte progettuali. Le critiche si concentrano sull’impatto ambientale, sul consumo di suolo, sulla durata e sull’estensione dei cantieri e sui possibili riflessi sulla salute pubblica, temi che restano centrali nel dibattito.

Accanto ai temi ambientali emergono anche le preoccupazioni del mondo agricolo, legate agli espropri, alla tutela delle falde acquifere e alle compensazioni per le aziende coinvolte. Questioni che si intrecciano con la salvaguardia di un comparto economico ritenuto strategico per il Ponente ligure. Sul fronte opposto, istituzioni e soggetti attuatori ribadiscono la necessità strategica dell’opera per completare l’ammodernamento della linea tirrenica e migliorare l’efficienza complessiva del trasporto ferroviario, richiamando una visione di lungo periodo.

Tra le posizioni emerse nel confronto, l’attuale progetto di spostamento a monte della tratta Finale Ligure–Andora, spesso indicato come opera strategica anche per la connessione tra Italia e Francia, presenta tuttavia criticità ritenute rilevanti. Viene ricordato come negli anni Novanta il problema del raddoppio non si ponesse negli stessi termini, grazie alla presenza di binari di incrocio a Laigueglia e Borgio e di binari di servizio e precedenza a Pietra Ligure, Loano e Ceriale. Da qui l’invito a rivedere l’approccio progettuale, valutando soluzioni alternative finché l’iter lo consente e mantenendo aperto il confronto.

Viene inoltre osservato che i treni potrebbero oggi incrociare regolarmente nelle stazioni se il sistema funzionasse con adeguati livelli di puntualità, con scambi e sicurezza garantiti da moderni sistemi di controllo. Si ricorda inoltre che il tratto Albenga–Loano è già doppio dal 1936 e che altri segmenti potrebbero essere raddoppiati in sede, attraverso soluzioni tecniche come l’innalzamento del piano ferroviario o la messa in sotterranea della linea, ipotesi che continuano a essere oggetto di discussione.

L’attuale progetto, invece, prevede lo spostamento a monte di circa 29 chilometri di ferrovia, con una variante di tracciato di circa 32 chilometri, che allontana le stazioni dai centri abitati e dagli utenti. Un percorso che, secondo alcune valutazioni, attraverserebbe aree di elevato pregio ambientale e paesaggistico, comprese zone carsiche, aree a rischio idrogeologico, siti archeologici e storici e terreni agricoli di qualità, elementi che alimentano le preoccupazioni espresse nel confronto pubblico.

Viene infine segnalato che, nella tratta già spostata a monte oltre Andora, si sarebbe registrata una riduzione degli utenti ferroviari, con ricadute su aspetti sensibili come il trasporto scolastico e le presenze turistiche. Per alcuni osservatori, se nelle intenzioni il progetto avrebbe dovuto mantenere una forte funzione di collegamento regionale, nella pratica questo obiettivo non sarebbe stato pienamente raggiunto.

Tra gli elementi critici evidenziati figura anche l’assenza di una valutazione pubblica del rapporto costi-benefici, in grado di dimostrare l’effettiva validità dell’attuale progetto alla luce degli alti costi, degli impatti ambientali, della perdita di terreno agricolo, degli effetti sociali e della portata delle opere di cantiere. Secondo alcune posizioni espresse, questi aspetti rendono necessario mantenere aperto il confronto sulle scelte infrastrutturali.

Il raddoppio ferroviario Finale Ligure–Andora resta così uno dei nodi più emblematici del Ponente ligure contemporaneo: un’infrastruttura pensata per migliorare i collegamenti, ma che continua a dividere comunità, amministrazioni e associazioni, in una fase in cui il progetto è ancora al vaglio delle valutazioni istituzionali e chiama decisioni destinate a segnare il futuro del territorio.

Vincenzo Bolia

 


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