Quattro passi a Sant’Antonino di Perti, ed una riflessione: una prima considerazione è che Noi oggi “pensiamo” da abitanti della costa, e vediamo l’entroterra come retrovia… in quel tempo invece Perti era il centro (insieme ad altre comunità interne), e la costa retrovia.
di Giuseppe Testa
Una escursione con Amici al “Castrum Pertice” ha stimolato in me alcune considerazioni, che vorrei condividere. La prima cosa che mi viene da pensare quando mi inerpico per il tratto in salita, passando da Case Valle, è che il sentiero che percorriamo sia molto ripido, sagomato nella roccia. A parte alcune zone boschive tutta la salita è corredata di terrazzamenti e muri a secco, oggi abbandonati. Mi sembra poco probabile che questo sentiero sia stato quello principale, che diversi secoli fa permetteva l’accesso all’abitato soprastante, ma che sia uno di quelli secondari utilizzati anche dai contadini per accedere ai siti agricoli.Quale era allora la strada di accesso al sito e la viabilità locale all’epoca (VI-VII secolo)? Come si accedeva all’abitato civile e militare? Le indagini archeologiche hanno stabilito che gran parte dei rifornimenti arrivava dal mare, quindi presumibilmente dallo scalo bizantino di Varigotti. Ma da dove si inerpicavano uomini e merci? La morfologia del luogo è troppo cambiata per potere dare indicazioni più precise. Per questo bisogna fare delle congetture, essendo assenti tracce più evidenti…
Abbiamo trattato spesso dei castrum Finalesi (Orco, Perti e Pia) e quelli limitrofi, citati nei documenti medioevali. Mentre di Pia poco sappiamo, Orco e Sant’Antonino hanno svelato molti dei loro segreti: soprattutto in quest’ultimo sito una minuziosa campagna di scavo ha chiarito molte cose. Nulla sappiamo però della viabilità antica nei pressi, salvo che l’insediamento di Perti controllava dall’alto due “vie del Sale”, quella della Valle di Perti e quella che si sviluppava nella Valle Aquila e univa la costa al Passo di San Giacomo.
La zona di sommità era già sede di un sito preistorico. Taluni studiosi ipotizzano, sulla base di ritrovamenti, la presenza una pista protostorica che dalla Valle di Perti arrivava alla sella di Sant’Antonino e di lì si dirigeva verso il Feglinese (Feglino allora non esisteva), transitando per la località Sanguineo, poi Ansaldo e Benne, e di qui verso lo spartiacque. Da questo avvallamento i cacciatori controllavano il passaggio della selvaggina, che si spostava dalla valle Aquila alla valle di Perti.
Tralasciando il senso del posizionamento strategico di queste fortificazioni del passato (peraltro trattato in altri post) possiamo evincere a Perti la presenza di un insediamento abitativo d’altura, difeso da strutture militari. Qui viveva una comunità, in un abitato arroccato su un rilievo con torri e mura, sagomate sulle asperità del luogo.Facciamo due considerazioni “militari”. Il luogo è arroccato e quasi inaccessibile. Questo si evince dal fatto che le mura difensive non sono complete, ma sono solo due segmenti (vedi immagini) nei tratti vulnerabili da attacchi, per il resto vi erano ripide falesie. Le mura sono spesse proporzionalmente alla zona che fronteggiavano: meno spesse per assalti dal fondovalle con moderata pendenza (lato valletta di Perti), di più per attacchi da nord in sito quasi pianeggiante.
Frane, erosioni ed abbandono dell’Uomo hanno pesantemente modificato il territorio limitrofo, basti pensare alla frana del 1708 che si è staccata proprio dalla sommità del Castrum per rovinare in fondo a Valle Aquila. Non siamo sicuri, ma credo sia difficile da pensare, che anche qui vi fosse una cortina muraria, franata a valle. Poi dobbiamo pensare che in basso Borgo non esisteva, la Marina nemmeno. La costa era al sicuro, il pericolo proveniva dalle Alpi. Il complesso vigilava le strade di fondovalle, cioè la via della valle Aquila e la via della valletta di Perti, dove doveva bloccare eventuali infiltrazioni, ma soprattutto le truppe erano destinate a fronteggiare i tentativi di penetrazione perpetrati nella zona alpina. Il “limes”, cioè l’aleatorio confine con la zona di influenza longobarda era (circa) lo spartiacque. Mentre la flotta greco/romana era padrona del mare, siti come Noli e Varigotti risultavano nelle retrovie. Il fronte più importante della struttura era rivolto verso i monti, così come la porta di ingresso, difesa da possenti mura ed una torre (vedi disegno). La strada arrivava/partiva sicuramente nei pressi di questa porta.
La domanda allora è: quale era la strada principale di accesso all’insediamento? La sentieristica antica è sconosciuta e non ricostruibile. Sicuramente è ovvio pensare che le strade non arrivassero da dove erano assenti le mura, in quanto in quei tratti l’assenza di cinta ci conferma l’inaccessibilità e che anche la difesa era demandata alle falesie perpendicolari. Le strade (o la strada) probabilmente arrivavano dalle mura rivolte a nord, dove c’è la porta.E’ ipotizzabile pensare ad un sentiero che ricalcava il percorso protostorico: di qui ci si dirigeva verso la località Sanguineo, con la possibilità di un bivio che attraversava la Valle Ergea ed arrivava alla Rocca Carpanea. Questo schema è da intendere come ossatura principale, insieme ad una ragnatela di sentieri minori, tra cui quello che conduceva a Case Valle o verso Montesordo.
Come dico spesso, quando non tutto è chiaro, la ricerca deve andare avanti…
Giuseppe Testa



