di Bruno Chiarlone Debenedetti

La mia grammatica infantile è tuttora alla base delle mie conoscenze del pensiero applicato. Anche oggi, come allora, vorrei fare l’allevatore di cavallette, del tipo Calliptamus italicus, oppure far sviluppare in un prato le farfalle Aurinia che sono specie protette e bellissime da guardare.
Le prime curiosità verso il mondo naturale e le scoperte quotidiane lungo le strade di campagna che percorrevo da piccolo, mi introdussero in un ampio paradiso di sensazioni, colori, odori, sapori e sorpresa per i piccoli voli di insetti specialissimi che tutti assieme mi prospettavano un variegato e complesso futuro da esplorare.
Quando andavo dalla zia Rina alle Moglie Verdi, oltre ai fiori di campo, margherite, fiordaliso, papaveri, raccoglievo frutti ancora acerbi dai meli e dai ciliegi che crescevano in fila lungo il campo nei pressi della Fornace e li addentavo per sentirne l’aspro e il dolce, belle scoperte vegetali che mi riempivano la bocca di saliva.
Oggi si mangiano tranquillamente anche i fiori a tavola e nei ristoranti più rinomati, ma allora, da bambino, assaggiavo ogni specie di frutto acerbo, dalle more ancora rosse, alle amarene appena colorate, alle bacche sconosciute con forte interesse personale e spirito scientifico.

L’altra scoperta importante fu che ogni erba, foglia, frutto e albero hanno un nome conosciuto dalle persone che frequentavo, sia nel nostro dialetto locale che nella lingua italiana.
Mia mamma fu la prima persona che mi elencò i nomi delle piante che vedevamo andando al ruscello della Crosa: nell’acqua del rio, oltre ai pesci sconosciuti, nuotavano le bisce d’acqua e le nere sanguisughe che un po’ mi spaventavano.
Lungo il corso d’acqua crescevano gli ontani (le verne) e i salici, ma anche le curiose liane che pendevano dagli alberi, le vitalbe che noi conosciamo chiamiamo “vilerci”.
Poi vi era il luppolo che cresceva tra i rovi e che qualcuno mi disse serviva per la birra.
Le donne ne raccoglievano la punta di queste piantine rampicanti di luppolo, i “verdisci“, per farne gustose frittate.


