Fondato nel 1895, il PRI è il più antico partito tuttora esistente in Italia ed ha mantenuto immutati il nome. L’uomo simbolo savonese è l’avv. Renzo Brunetti, 94 anni. Franco Floris, Responsabile Regionale Liguria e membro del Direttivo Nazionale del Partito Repubblicano Italiano, interviene nel dibattito sulla sanità del Ponente savonese. Non solo, spara cannonate a chi detiene il potere da decenni.

Il 27 gennaio dello scorso anno su ‘il Giornale del Piemonte e della Liguria web’ Franco Floris scriveva: ” La politica, l’economia e la cultura sono dominate da chi detiene il potere da decenni. È una logica di chiusura, in cui l’accesso è riservato non al merito, ma alla rete di conoscenze e privilegi. «L’amico primario, l’amico generale, l’amico sindaco, l’amico avvocato, l’amico procuratore…un sistema impermeabile, che non lascia spazio ai giovani, ancor meno se sono donne. Si erigono barriere contro il cambiamento, perché il cambiamento fa paura, scardina equilibri consolidati, mette in discussione privilegi.”
SUL GIORNALE ‘LA VOCE REPUBBLICANA’ EDITO NEL 1921 DAL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO

Franco Floris- 9 dicembre 2026 – “La gestione della sanità affidata alle Regioni si è rivelata un fallimento sistemico che ha compromesso l’efficacia e l’equità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). I dati e l’esperienza quotidiana sembrano confermare che il decentramento ha generato un mostro burocratico e operativo”.
I problemi principali sono evidenti e necessitano di un’urgente inversione di rotta: Si registra una costante lievitazione dei costi operativi e amministrativi, spesso non correlata a un miglioramento dei servizi offerti ai cittadini. L’efficienza economica è stata sacrificata a favore di meccanismi di gestione regionali disomogenei.
Si è assistito a una proliferazione di figure dirigenziali e amministrative a scapito dell’essenziale personale medico, infermieristico e tecnico. Questo squilibrio sposta il focus dalla cura del paziente alla mera gestione amministrativa.
Nonostante l’importanza fondamentale di una sanità di prossimità, l’assistenza sul territorio rimane costantemente deficitaria. Ciò porta a un sovraccarico inutile delle strutture ospedaliere, con conseguente allungamento delle liste d’attesa e peggioramento della qualità complessiva.
Le venti diverse gestioni regionali procedono ognuna per conto proprio, senza una chiara visione strategica nazionale. Questa frammentazione genera diseguaglianze inaccettabili tra i cittadini, dove il diritto alla salute dipende di fatto dal codice di avviamento postale.
La crescente inefficienza pubblica spinge inevitabilmente i cittadini verso il settore privato, trasformando progressivamente la salute, che dovrebbe essere un diritto fondamentale garantito dallo Stato, in un bene accessibile solo a chi può permetterselo.
Stiamo discutendo della salute delle persone e, in molti casi critici, di questioni di vita o di morte. Questa responsabilità non può essere lasciata alla deriva di strategie regionali incoerenti e continuamente mutevoli.
La Proposta: Ritorno a una Sanità Centralizzata
Per questi motivi, credo sia imperativo riportare la gestione e la cabina di regia della sanità allo Stato centrale. Solo attraverso un forte coordinamento nazionale si potrà garantire:
1. Omogeneità dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) in tutto il Paese.
2. Pianificazione Strategica unica per personale, investimenti e infrastrutture.
3. Ottimizzazione delle Risorse, eliminando sprechi e doppioni amministrativi regionali.
Il diritto alla salute è un bene nazionale e come tale deve essere gestito.
Floris propone un’analisi dei principali presidi ospedalieri della zona.
“Savona: Il nosocomio cittadino ha garantito negli anni la tenuta del sistema, grazie soprattutto alla straordinaria dedizione del personale medico e infermieristico che ha sopperito alle carenze strutturali”.
Pietra Ligure: “Il Santa Corona, nonostante le croniche difficoltà gestionali ed economiche e una struttura ormai datata, resta un punto di riferimento d’eccellenza. Guardiamo con attenzione alla gara per il nuovo ospedale monoblocco, un investimento necessario per restituire dignità e modernità tecnologica a un polo fondamentale”.
Albenga: “È qui che si registra la criticità più paradossale. Disponiamo di una struttura moderna, duttile e dai costi di gestione contenuti, che tuttavia è stata sistematicamente indebolita da tagli ingiustificati delle amministrazioni regionali. Ignorare il potenziale di Albenga, adducendo motivazioni economiche poco trasparenti, è un errore che il territorio non può più permettersi”.
Floris propone un modello unitario per il territorio: “La posizione che intendo ribadire, a nome del Partito che rappresento, è la necessità di una visione sistemica. Non serve una competizione tra campanili, ma una gestione integrata dei tre poli (Savona, Pietra, Albenga) concepita come un unicum operativo”.
Secondo il dirigente repubblicano, rafforzare Albenga non significa togliere risorse agli altri ospedali: “Ridare centralità e forza al polo sanitario ingauno non significa sottrarre risorse a Savona o Pietra Ligure, bensì completare l’offerta sanitaria e rispondere al fabbisogno crescente di una popolazione che non può trovare risposte solo nelle liste d’attesa o nei viaggi della speranza verso altri territori”.
Floris conclude con un appello alle istituzioni: “Prima di procedere a tagli o dismissioni, la politica ha l’obbligo di valutare come aggiungere valore. Serve coraggio, visione e la capacità di cambiare rotta quando i fatti dimostrano che la strada intrapresa è insufficiente. Come Repubblicani, chiediamo che la sanità nel Ponente torni a essere un servizio al cittadino guidato da criteri di efficienza, prossimità e razionalità economica, lontano da logiche elettorali di breve termine. Resto a disposizione per un confronto costruttivo con le istituzioni e le parti sociali”.

27 GENNAIO 2025 – HA SCRITTO FRANCO FLORIS SUL ‘GIORNALE DEL PIEMONTE E DELLA LIGURIA’
“«La gioventù – scriveva Mazzini nel 1831 nella sua lettera aperta a Carlo Alberto – è bollente per istinto, irrequieta per abbondanza di vita, costante ne’ propositi per vigore di sensazioni, sprezzatrice della morte per difetto di calcolo». Queste parole racchiudono una visione vibrante e rivoluzionaria dei giovani, che Mazzini non si limitava a esaltare, ma cercava di mobilitare in nome di un progetto politico e sociale. La Giovine Italia, fondata nell’esilio francese, ne è la testimonianza più evidente: un’associazione che si rivolgeva esplicitamente ai giovani, consapevole del loro potenziale trasformativo e della loro capacità di rompere con gli schemi del passato. Oggi, però, questa gioventù sembra scomparsa, quasi relegata ai margini della società. Non perché abbia perso intrinsecamente il suo slancio o la sua capacità di immaginare un futuro diverso, ma perché vive in una società che da tempo ha smesso di credere in loro.
Non si fanno più figli; le nuove generazioni sono numericamente minoritarie in una società composta perlopiù da anziani, che occupano i posti di comando e sembrano determinati a conservare lo status quo. La politica, l’economia e la cultura sono dominate da chi detiene il potere da decenni. È una logica di chiusura, in cui l’accesso è riservato non al merito, ma alla rete di conoscenze e privilegi. «L’amico primario, l’amico generale, l’amico sindaco, l’amico avvocato, l’amico procuratore…» – un sistema impermeabile, che non lascia spazio ai giovani, ancor meno se sono donne.
Si erigono barriere contro il cambiamento, perché il cambiamento fa paura, scardina equilibri consolidati, mette in discussione privilegi. E così il potere diventa il baluardo dell’immobilismo: il potere di sprecare risorse in opere inutili, di proteggere amici, di manipolare l’opinione pubblica tramite mezzi di comunicazione asserviti. Non è un potere che crea, ma che conserva, che difende interessi di parte e attacca chiunque minacci di rovesciare questo sistema. L’età avanzata, in questo contesto, non si traduce in saggezza, ma in arroganza e miopia. Si presume che l’esperienza sia sinonimo di competenza, ma troppo spesso si confonde l’abitudine con la conoscenza, la resistenza al cambiamento con il buon senso. E così ci si adegua a tutto: si passa da un partito all’altro, da un’ideologia all’altra, pur di restare in sella. Si parla di valori cristiani mentre si agisce con cinismo e spregiudicatezza, certi che una confessione basti a lavare via ogni peccato.
La verità è che i giovani non mancano di idee, ma di opportunità. E noi, come società, abbiamo fallito nel riconoscerne il valore. Continuare a ignorarli significa condannarci all’irrilevanza, rinunciando a quel rinnovamento che è essenziale per ogni comunità che voglia guardare al futuro. Potrei continuare a lungo a elencare i danni di questa gerontocrazia, ma sarebbe tempo sprecato. Forse, per riflettere davvero su tutto questo, basterebbe un passo indietro. Magari facendo come me: una camminata veloce, lontano dal rumore di chi crede di sapere tutto, e vicino a chi ancora ha la forza di immaginare e costruire qualcosa di nuovo.
Franco Floris responsabile regionale PRI
