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Pasqua a Vasia: una suggestiva ritualità secolare. La processione, anche in tempi di guerra, risale al 1731


Per chi ha anche solo un lontano e sottile legame con Vasia, non manca alle celebrazioni pasquali.

di Emidia Lantrua

Il Lunedì dell’Angelo la Santa Messa è stata concelebrata da monsignor Giorgio Brancaleone, dal parroco don Thomas e don Giulio

In paese la liturgia ufficiale viene affiancata da una ritualità propria, consolidata nei secoli.
È la Confraternita dell’Immacolata Concezione, costituitasi a fine ‘600, depositaria delle scelte operate nel tempo, ad attribuire solennità agli eventi, aiutata dal parroco e dall’intera popolazione.
Dopo le celebrazioni in calendario, il Giovedì santo si consumano le tradizionali frittelle di merluzzo. Il Venerdì, all’imbrunire, si prende parte alla via crucis lungo il percorso dalla chiesa all’antica abbazia benedettina, ora cappella cimiteriale di San Martino, con sosta ai piloni della dolorosa passione.
Il Sabato, la Veglia si conclude nell’oratorio con la calata della cassa processionale cinquecentesca del Cristo Risorto, con il pellicano all’asta.
La statua raffigura l’immagine del salvatore apparsa miracolosamente sul tronco del fico scelto dallo scultore.
La Domenica, la processione al Monte Marsucco, per annunziare alle valli la risurrezione. In vetta, il Cristo, con fervore e fatica, è sollevato e fatto ruotare per spandere la sua benedizione ai quattro venti.
In passato iniziava agli albori, attualmente prima della Messa solenne, con scampanio, musica bandistica, canti e preghiere.
Il Cristo Risorto, portato dai confratelli più vigorosi, attorniato da anziani e giovani con fanali e bastoni, viene seguito dai bambini con ali da angioletto, le “figlie di Maria” che precedono le consorelle sposate, il Priore, le autorità, i fedeli locali, e quanti giungono dalle zone viciniore e dai tanti stranieri che da anni soggiornano nell’antica contea di Pietralata.
La regia è del Priore dell’anno, il più anziano della compagnia, aiutato dalla massara per i vari allestimenti floreali.
È dal 1731 che si ripete la processione e si annota il nome del Priore in carica: neppure le guerre hanno interrotto il percorso.
Alla ritualità tradizionale sul finire del millennio, è venuta a mancare la “tragedia” del Venerdì Santo, la rievocazione scenica degli avvenimenti dalla “Coena Domini”, alla crocifissione, all’estremo gesto di Giuda. È la “dolorosa passione” e morte di Nostro Signore Gesù Cristo nel libretto di Vittorio Moraglia, risalente alla seconda metà del 1600 a condurre la rappresentazione sacra.
Sono le consorelle a cucire i costumi, i confratelli a preparare le scene e coralmente a interpretarle.
L’ultima edizione degli anni ‘90 ha visto la regia di un noto regista tedesco con casa a Vasia.
La Pasquetta è il giorno del commiato del Cristo Risorto. Nell’oratorio, dopo i Vespri,  un’interminabile fila di fedeli dalla piazza antistante, ancora oggi si incammina per deporre un bacio ai piedi del Redentore.
La statua viene quindi riposizionata nella nicchia.  I confratelli defunti, prima delle esequie in Chiesa, ricevono la benedizione
nell’oratorio ai piedi dell’immagine del salvato.

Emidia Lantrua

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Emidia Lantrua

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