Vi sono donne che hanno saputo imprimere nella Storia un’impronta profonda, pur restando poco note ai più.
di Tiziano Franzi
Tra queste spicca senza dubbio Adelasia del Vasto, nobildonna appartenente alla stirpe franca degli Aleramici, nata nel territorio savonese nel 1075, figlia di Manfredo I del Vasto, marchese di Savona (nonché della Liguria occidentale).
Scarse sono le informazioni sulle sue origini: risultano infatti sconosciuti sia il luogo preciso di nascita, sia il nome della madre e delle due sorelle, mentre è noto che il fratello si chiamava Enrico.
Dopo la morte del padre nel 1079, lo zio Bonifacio del Vasto, fratello di Manfredo, assunse il controllo della marca savonese e la tutela dei nipoti, favorendo i rapporti tra gli Aleramici e i Normanni per ampliare gli interessi familiari anche nell’Italia meridionale.
In questo contesto, nel 1087 Adelasia sposò a Mileto, in Calabria, il gran conte normanno Ruggero I di Sicilia, sancendo l’alleanza tra le due casate.
Adelasia arrivò al porto di Messina con grande sfarzo, a bordo di navi dalle quali sbarcarono la dote, la scorta e un folto seguito di conterranei liguri e piemontesi che l’avevano accompagnata per stabilirsi nella parte centro-orientale dell’isola, dando avvio a un intenso legame dinastico e commerciale tra nord e sud Italia destinato a durare per tutto il XIII secolo.
In quel periodo i Normanni promuovevano una politica migratoria rivolta alla propria gente, proveniente dalla Francia o dall’Italia settentrionale, con l’obiettivo di rafforzare la componente latina, minoritaria in Sicilia e Calabria rispetto a greci, ebrei e saraceni.
Le nozze furono celebrate nella rocca di Mileto. Ruggero aveva circa sessant’anni e l’unione con la giovanissima Adelasia rappresentò chiaramente un instrumentum regni, ovvero una scelta politica mirata a legare le sorti dei lombardi a quelle del sovrano. Egli aveva già dieci figli, tra cui tre maschi: Goffredo, Maugero e l’illegittimo ma amatissimo Giordano.
Adelasia era certamente una donna intelligente, affascinante, determinata e ambiziosa, e riuscì a esercitare una forte influenza su Ruggero. Dalla loro unione nacquero due figli: il primogenito Simone, venuto alla luce nel 1092, fragile e malato, morto giovanissimo nel 1105, e Ruggero, robusto e vigoroso, destinato a diventare re di Sicilia, nato a Mileto il 22 dicembre 1095.

Accorta e abile, Adelasia seppe sfruttare il proprio ascendente, circondandosi di una rete familiare fidata: convinse Ruggero a far sposare i figli Goffredo e Giordano con due sue sorelle, mentre Flandina, figlia del Gran Conte, andò in moglie a suo fratello Enrico, il quale, trasferitosi in Sicilia, ricevette in dote i ducati di Butera e Paternò, divenendo il barone più potente della contea.
Il destino fu favorevole ad Adelasia: ben presto i figli maschi delle precedenti unioni morirono e, alla morte di Ruggero nel 1101, ella divenne reggente prima per Simone e poi per il futuro Ruggero II. Si trovò così a governare lo Stato più ricco e potente dell’Italia meridionale.
La responsabilità era enorme e molti dubitavano che una donna potesse sostenerla. Tuttavia Adelasia dimostrò coraggio e fermezza, difendendo il trono dei figli e circondandosi di funzionari fedeli al marito. Seppe anche mostrarsi dura, reprimendo con decisione le rivolte dei baroni ribelli. Attenta all’amministrazione della giustizia, intervenne autorevolmente per risolvere numerose controversie tra abati di diverse abbazie.
Non legata sentimentalmente alla Calabria come il marito, trasferì la corte prima a Messina, base dell’espansione normanna in Sicilia, e poi a Palermo, città prospera e popolosa che contava allora circa 250.000 abitanti.
Adelasia aveva appreso dal marito non solo l’arte del governo e della diplomazia, ma anche quella della mediazione, qualità a lei naturale che le consentì di gestire i conflitti tipici di una società composita come quella siciliana, rispettando usi e culture differenti inserite in un contesto multietnico, in linea con la politica di Ruggero. Latini, franchi, greci e arabi non dovevano sentirsi estranei né subire sopraffazioni reciproche, ma, secondo il progetto del conte, realizzato con successo da Adelasia, dovevano riconoscersi come membri di un’unica patria.
Svolse questo compito con determinazione, coraggio e grande abilità fino al 1112, quando cedette il potere al figlio Ruggero, che in quell’anno compiva diciassette anni.
Durante la reggenza fece anche redigere quello che oggi è noto come “Mandato di Adelasia“, scritto nel 1109. Si tratta di un documento bilingue, in greco nella parte superiore e in arabo in quella inferiore, con cui si ordinava ai funzionari della zona di Castrogiovanni di proteggere il monastero di San Filippo di Demenna, nella valle di San Marco. Adelasia scelse la carta, invece della più solenne pergamena usata per diplomi ufficiali, poiché si trattava di un atto temporaneo; tale uso era stato introdotto attraverso la mediazione del mondo arabo. Il documento, inizialmente conservato nell’abbazia di San Filippo di Fragalà, fu poi acquisito dall’Archivio di Stato di Palermo, dove si trova ancora oggi.
Conclusa questa fase, Adelasia non era però incline a ritirarsi dalla vita pubblica: pur evitando di interferire con le decisioni del figlio, cercò nuove occasioni per recuperare potere e prestigio, oltre che per favorire l’ascesa di Ruggero al trono.
Ancora una volta la sorte le fu favorevole: nel 1112 un’ambasceria di Baldovino I di Fiandra, re di Gerusalemme, giunse a Messina per chiedere in sposa la quarantenne, ma ancora affascinante, Adelasia.
Si trattò di un matrimonio dettato da interessi politici ed economici: Baldovino, uomo ambizioso e avido, che aveva da poco ripudiato la moglie Adra senza averne figli, mirava a un’alleanza con i Normanni e alle ricchezze della contessa. Adelasia, tuttavia, inserì nel contratto una clausola successoria che prevedeva, in assenza di eredi, la designazione di Ruggero II come successore al trono di Gerusalemme.
Nell’estate del 1113 Adelasia lasciò Palermo, capitale del regno che aveva governato con fermezza e saggezza per circa dieci anni. Una folla numerosa si radunò al porto per salutarla. La flotta che la accompagnava era imponente: undici navi cariche di soldati, tra cui 500 arcieri saraceni, oltre a viveri, merci e al tesoro personale della contessa.
Nel nuovo regno fu accolta con grandi onori e le nozze si celebrarono in un contesto di sfarzo orientale. Con questa unione Baldovino risolveva le proprie difficoltà economiche e militari, mentre Adelasia realizzava il suo progetto di potenza e assicurava al figlio la prospettiva della corona.
Ma questa volta la fortuna le fu avversa. Le proteste del clero e dei nobili locali, che consideravano invalido il matrimonio, giunsero fino a papa Pasquale II. A ciò si aggiunsero le pressioni dell’imperatore bizantino, soprattutto quando divenne noto l’accordo successorio a favore del conte di Sicilia. Baldovino, già in possesso del tesoro di Adelasia, si lasciò persuadere ad annullare le nozze nel 1117.

Adelasia, ferita dall’inganno ma priva di mezzi per reagire, fece ritorno in Sicilia e si imbarcò verso Palermo. Ruggero, sconvolto e indignato per l’offesa subita dalla madre, dovette tuttavia concentrarsi sul consolidamento dei propri domini prima di poter pensare a una vendetta.
Per alleviare il suo dolore, organizzò grandi celebrazioni per il ritorno, ma Adelasia, sensibile e fiera, preferì ritirarsi prima nel monastero di San Bartolomeo a Palermo e poi in uno più isolato a Patti, dove morì il 16 aprile 1118 a 43 anni. Il suo corpo fu deposto in un semplice sarcofago nella cattedrale della città.

Adelasia, che aveva circa cinquant’anni al momento della morte, non riuscì a vedere realizzato il suo sogno: l’incoronazione del figlio Ruggero a re di Sicilia.
Solo nel 1130 Ruggero poté finalmente ottenere la corona; realizzando quel progetto politico che anche grazie all’azione della madre era stato reso possibile.
La figura di Adelasia resta dunque un esempio significativo di leadership femminile nel Medioevo, capace di coniugare abilità politica, visione strategica e capacità di governo in un contesto complesso e multiculturale.
Tiziano Franzi
