Il sindaco di Mendatica, geometra Grazio Floccia, già dirigente tecnico del Comune di Albenga, neo funzionario della Regione Liguria, non pare abbia dubbi. Ma certezze. Annuncia la ‘rinascita di Mendatica’.
di Luciano Corrado

E fa una previsione senza ricorrere al condizionale. La riapertura e il recupero del vecchio mulino, la riapertura di quella che era stata la prima pizzeria sorta in alta valle, dopo un lungo periodo di chiusura e l’acquisto dei muri da parte del Comune, l’ingresso di una nuova gestione, hanno tutte le potenzialità (?) “di rinascita di Mendatica e rilancio economico“, dopo essere rimasto senza un esercizio pubblico e dove è un ‘eroe’ resiste con una bottega di alimentari, oltre al locale della Pro Loco rimasto unico punto di mini aggregazione laica.
Mendatica conta 161 residenti, con una densità abitativa molto bassa (circa 5 ab./km²) su un territorio montano di 30,69 km². Il comune, situato a 760 m s.l.m., è caratterizzato da un calo demografico storico e include diverse frazioni, tra cui Monesi (di Mendatica). A novembre di 10 anni fa un alluvione ha causato una macro frana che ha interessato la zona più a monte dell’abitato. Dopo i primi interventi d’urgenza (nuova strada a monte) per oltre un milione di €, si è in attesa del definitivo consolidamento che comporterebbe una spesa stimata in 12 milioni di €. Opera che solo la Regione Liguria e lo stato possono finanziare. (vedi il bilancio del Comune).
Al social media Riviera24.it, il primo cittadino, che risiede ad Albenga, annuncia: «Il mulino storico del paese torna a vivere dopo anni dall’alluvione del 2020, grazie al lavoro di volontari, cittadini e associazioni che hanno contribuito al recupero di uno dei simboli della comunità. Il completamento di questi lavori è il frutto di un percorso chiaro: condividere ogni fase con la comunità e realizzare interventi con il suo attivo sostegno. Il recupero del mulino e la prossima riapertura della pizzeria nel centro del paese sono segnali concreti della rinascita di Mendatica, della valorizzazione del patrimonio e del rilancio della vita sociale ed economica».

E ancora: “Già dalla prossima estate il mulino ospiterà eventi e iniziative, tornando a essere uno spazio di incontro, cultura e partecipazione per residenti e visitatori. L’intervento è stato completato in questi giorni, a conclusione di un percorso avviato negli anni successivi all’emergenza, durante i quali l’amministrazione comunale aveva già provveduto alla messa in sicurezza delle sponde del torrente Arroscia. Il recupero del mulino rappresenta un passaggio significativo per il paese, non solo dal punto di vista strutturale ma anche sociale, rafforzando il senso di appartenenza e i legami all’interno della comunità“.
Se le cronache dei paesi montani, in quasi tutte le vallate della Liguria, da anni descrivono un costante spopolamento e ‘invecchiamento’ della popolazione, le difficoltà dei giovani a trovare lavoro, un impiego, occorre varcare i confini comunali, in città soprattutto. Se avanza la dissoluzione socio-economico, il tracollo del valore immobiliare e la quasi totale assenza di investimenti privati (con l’eccezione di saltuari acquisti di immobili in frazione San Bernardo, ma assai di più quelli senza mercato), pare difficile scommettere o meglio ‘fare annunci‘ in politichese. Chi ha vissuto e seguito gli anni della vera rinascita e di benessere, di valorizzazione e investimenti immobiliari, di turismo ricettivo e di ristorazione, di seconde case, ed ha assistito al graduale collasso, oggi più di ieri, ha meno certezze sul domani, sulla sorte di future generazioni. Sull’interrogativo: che ne sarà del paese natale tra un secolo, anzi anche qualche decennio prima?
Proprio poco tempo fa un decano e saggio protagonista della vita politico-amministrativa della provincia, lucido testimone dei tempi, a domanda risponde: “Lo Stato, la Regione, le Province (ora meno di ieri perché depotenziate) avrebbero dovuto sostenere con fondi pubblici, meglio se in conto capitale, le comunità montane, riducendo al minimo la migrazione. Invece si è proceduto, dove più e dove meno, a modesti interventi che non hanno risolto l’impoverimento economico complessivo. Non bastava e non basta rincorre la messa in sicurezza causata anche dall’abbandono delle terre e dei boschi”.
La rigenerazione urbana? E’ benvenuta, è cavalcata da chi occupa un seggio in Regione che pedissequamente illustra i pregi unici di madre natura. In Riviera si ‘ride’, in montagna si ‘piange’ nonostante l’impegno della Regione sull’onda del rilancio, sostegno e mitigazione alle difficoltà ad invecchiare nelle zone montane.
Ben vengano gli interventi per offrire servizi pubblici primari. Ma resta il nodo di fondo. Come si può risalire la reale e profonda china? Il nostro interlocutore divagando e sorridendo ripropone il ‘tema guerre’. Come voler dire che le aree interne, con la desolazione di molti mesi all’anno (restano le feste, gli eventi, le sagre soprattutto nel periodo estivo), torneranno a popolarsi, a produrre reddito, quando le comunità dovranno lasciare le città costiere a fronte di una guerra che oggi nessuno può ragionevolmente escludere alla luce di quanto sta accadendo nel mondo.
Tra l’altro, non è utile mettere la sordina alle incognite, ai mancati obiettivi, sia da parte dell’ente pubblico, sia privato. Non ci sono certezze, ad esempio, che il sostegno (per ora modesto) della Regione ad incentivare l’apertura di nuove attività commerciali (negozi, bar, ristoranti, aziende agricole e silvo-pastorali, vincolate ad un a certa durata) sia protonico alla ‘resurrezione’. Semmai si può parlare di ‘aiutino significativo‘ della speranza purché si prosegua con interventi strategici che significano opere pubbliche, a cominciare dalla rete stradale che quasi ovunque è rimasta quella di due secoli fa (un susseguirsi di strettoie, curve pericolose, frequenti dissesti, ponti precari, movimenti franosi). Cose da terzo mondo se paragonate ad altri paesi del centro e Nord Europa.
Stato e Regione forse sono ancora in tempo a varare politiche di sostegno innovativo, prendendo esempio da realtà montane che hanno vinto contro lo spopolamento o è stato arrestato fruttando le loro potenzialità. Vedi l’Alto Adige e senza andare lontano alcune zone della Val d’Aosta. L’entroterra montano delle Alpi Marittime francesi è ricco di 12 borghi belli e floridi: il Villaggio di Mougins, probabilmente uno dei villaggi più affascinanti delle Alpi Marittime, ma anche uno dei più famosi! E poi Valbonne, Auribeau sur Siagne, Grasso, Cabris, Gourdon, Saint-Cézaire-sur-Siagne, Saint-Paul-de-Vence. Chi ha percorso quelle aree 60-65 anni resta incredulo.
Ancora più vicino a noi c’è l’enclave di Briga Alta (Piaggia, Upega, Carnino). Il paese della sede comunale ha ritrovato ingranato la marcia (acquisto di case)e di attrazione. Citiamo DolceMente aperto tutto l’anno che offre pernottamento, colazione, servizio ristoro, bike room, area spa, wi-fi gratuito e servizio shuttle. Una vacanza, una meta proposta anche da Booking.com, da TripAdvisor, da Instagram, Facebook e da altri motori di ricerca. E ancora l’Osteria La Briga, a Piaggia, che si sta facendo onore per piatti locali, bottega e camere. Nel borgo cuneese spicca la vocazione, passione e professionalità con l’arrivo di Monica Arnaldi alla quale si è aggiunta la sorella. Poi la Locanda d’Upega (cucina casalinga e polenta e per gustare sapori di montagna). A Upega 24 pionieri, proprietari di seconde case, hanno costituito, nel 2014, una Srl comprando il vecchio albergo affidato a gestori. Un caso rimasto unico nel Bel Paese. A Mendatica la proposta non ha trovato terreno fertile.


- Assai diversa la sorte di nuova struttura ricettiva di Valcona Soprana, frazione di Mendatica, costruita dove storicamente sorgeva un ‘teccio’, nome che deriva dal dialetto e indica un’antica abitazione delle malghe. Costo 289mila euro di intervento, di cui 250mila finanziati dalla Regione Liguria attraverso il Programma di rigenerazione urbana, “per ridare vita a un luogo storico alle porte del bosco delle Navette e al centro di percorsi turistici come la Monesi-Limone o l’asse Saccarello- Marguareis-Mongioie”. “Il rinnovato edificio– che ha avuto vasta eco di stampa, tv, social e in campagna elettorale – diventerà sede di un posto sosta e ristoro baricentrico a supporto del turismo outdoor di tutto il comprensorio” si leggeva nel comunicato della Regione Liguria con l’assessore Marco Scajola imperiese.
Alcuni quotidiani on line presentavano così la notizia. “L’edificio diventerà punto di riferimento per tutti gli escursionisti offrendo ristoro e riposo ai viandanti. A tagliare il nastro per la cerimonia inaugurale avvenuta ieri c’era il sindaco di Mendatica Graziano Floccia, alcuni amministratori locali delle valli vicine e l’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola. Un lavoro strategico che restituisce vitalità a un intero territorio e al contempo permette di valorizzarne lo straordinario patrimonio sentieristico apprezzato da centinaia di turisti e appassionati – ha commentato l’assessore Scajola – Centrando pienamente l’obiettivo primario delle politiche regionali di rigenerazione urbana abbiamo ricostruito un edificio da tempo inutilizzato che avrà una nuova struttura, moderna, energicamente efficiente e sostenibile ma soprattutto centrale per un intero territorio. Nel solo entroterra imperiese abbiamo investito oltre 6 milioni di euro con 30 opere finanziate”. “La sinergia con Regione Liguria e in particolare con l’assessorato all’Urbanistica ha garantito la realizzazione di questo importante progetto – ha rimarcato il sindaco di Mendatica Graziano Floccia – Sono orgoglioso di avere oggi l’onore da sindaco di inaugurare questo importantissimo intervento di rigenerazione urbana”.

Era il 30 giugno 2024. Nessuno ha chiarito finora ai loro lettori e ai cittadini per quale ragione i più che favorevoli bandi di affidamento sono andati deserti anche da chi aveva mostrato (un operatore di Diano Marina) interesse, ma si è arreso quando ha constato che era molto carente la nuova attrezzatura, ad iniziare dalla ‘cucina’ con le sue basilari esigenze. Purtroppo, malgrado i tentativi di approfondimento non ci è stato possibile conoscere chi si era fatto carico della fornitura. I tecnici? Gli amministratori?
Trucioli.it ha già scritto che il mendaighino chef Renato Grasso, figura di spicco nel panorama enogastronomico ligure, profondamente legato alle sue origini e tradizioni, tenace promotore della “Cucina Bianca” e delle antiche ricette delle malghe delle Alpi Liguri, è rimasto male, nessuno gli ha chiesto consigli. Renato, professionista che può vantare consulenze pure a Mosca, sia sul fronte dell’insegnamento ai giovani aspiranti cuochi, sia nell’affrontare tutto ciò che riguarda la complessa struttura di un ristorante. E ora non resta di reperire i fondi per rimediare agli errori. Serve un investimento (del Comune? della Regione?) non inferiore a 20-25 mila euro e trovare un fornitore che si faccia carico di ritirare l’immacolata attrezzatura esistente. E dopo, se si va a buca? Chi si assumere almeno la responsabilità morale?
La diffusa crisi di molte aree montane va quasi di pari passo con venir meno o l’affievolirsi della speranza e della fiducia al nostro sistema politico. A un sistema che sia a sinistra che a destra ha dimostrato incapacità e competenza nel promuovere giustizia ed equità sociale che significa una società più equilibrata, inclusiva e rispettosa dei diritti di tutti. Pensiamo solo all’equità fiscale, ai 100 miliardi di evasione ogni anno, pari a tre ‘leggi di bilancio statale’. Evasione che potrebbe essere destinata, in primis e soprattutto, proprio alla rinascita delle aree d’Italia più penalizzate. Ma nessun partito, fino ad oggi, l’ha fatto perché la forza elettorale degli evasori è impari rispetto a chi ha le trattenute in busta paga e sul cedolino della pensione. Non solo. Si parla poco o nulla del doppio lavoro. Di chi, nelle famiglie in particolare, non ha un reddito sufficiente per arrivare a fine mese, per far studiare i figli, per provvedere al loro futuro (la casa) e non gli resta che rimediare con una seconda entrata in nero. Non si estirpano i ‘furbetti’ o ‘furboni’ che non pagano le tasse in base ai loro introiti. Non si riesce a creare ‘giustizia fiscale‘ neppure nei confronti delle lobby, pensiamo a quanto accade nell’annoso tema delle concessioni balneari, la equa tassazione di diffuse rendite parassitarie, il mondo delle banche e delle multinazionali.
Se il mondo degli evasori supera di gran lunga quello dei contribuenti ‘fedeli’; il mondo della politica, a sinistra e a destra, ha dimostrato di non privarsi di indennità, poltrone a destra e a manca, indennità mensili di gran lunga superiori a quelle di altri paesi europei. I sindaci delle città percepiscono una robusta buonuscita a fine mandato. Primi nell’evasione fiscale, primi nel sfornare leggi e norme utili ai burocrati (c’era un ministro che annunciava un falò…), primi al mondo con quattro diverse, ormai storiche, organizzazioni mafiose (mafia siciliana, ‘ndrangheta calabrese, camorra napoletana, sacro corona unita pugliese), oltre a diversi clan di Roma capitale con gruppi criminali strutturati, tra cui il più noto per l’aggravante mafiosa riconosciuta è il clan dei Casamonica; altri gruppi significativi includono il clan Spada a Ostia, e organizzazioni legate alla storica Banda della Magliana.
Negli ultimi anni si è fatto strada il potere economico e intrecci con la politica denominato “sistema Senese“. A Roma il potere non è mai solo quella della politica che governa. È denaro, è relazione, è capacità di entrare nei circuiti giusti senza farsi vedere. E dentro questo sistema Michele Senese resta uno dei nomi che contano. Un ‘re di Roma‘. Non è più l’uomo delle pistole e delle guerre di mafia. È diventato altro: un imprenditore criminale in buoni rapporti con certi politicanti.
Un ‘sistema’ che si muove sottotraccia, dentro i flussi di denaro, nei rapporti tra politici, imprenditori e faccendieri, nelle relazioni che tengono insieme pezzi di economia legale e capitale criminale. È in questo spazio opaco che continua a esistere, e a contare, Michele Senese. È in questo spazio che il denaro cambia pelle e i nomi si nascondono dietro prestanome, il boss incrocia pezzi della politica che in parlamento scrivono ed approvano le leggi che i giudici devono applicare, ma poi si grida allo scandalo se un ladruncolo o un criminale torna in libertà grazie ai cavilli.
In Liguria rare relazioni dirette mafia-elezioni-preferenze. Ma attraverso società, quote, intestazioni formali, è stato documentato il malaffare e infiltrazioni. Inchieste e relazioni dell’antimafia lasciano pochi dubbi.
Siamo tra coloro che non si sono meravigliati più di tanto dai retroscena che hanno provocato le dimissioni del sottosegretario alla giustizia, con delega alla polizia penitenziaria e carceri, Andrea Delmastro Delle Vedove, fedelissimo (in passato anche suo avvocato) della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni
Delmastro è risultato socio nella proprietà di un ristorante a Roma. Il capofamiglia condannato per mafia aveva intestato la società alla figlia 18enne. Delmastro che possiamo ‘ammirare’ (da album fotografico), esibirsi con diversi esponenti politici ed amministratori di Fratelli d’Italia anche in Liguria e nel ponente. E poco oltre i nostri confini, in Piemonte, ha dato le dimissioni Elena Chiorino vicepresidente della giunta regionale. Un comunicato dell’ente riporta che: “rimane assessore con le deleghe operative a lei già assegnate (Istruzione e merito, Diritto allo studio universitario, Lavoro, formazione professionale e welfare aziendale, Rapporti con le società a partecipazione regionale) ma lascia la funzione di massima rappresentanza istituzionale dell’ente. Rendiamoci conto: deleghe all’istruzione al merito, diritto alla studio universitario. Questo il buon esempio che i politici di un certo stampa danno ai giovani, agli uomini del domani.
Luciano Corrado
