Negli ultimi giorni, sulle mie pagine social e sullo stato di whatapp, centinaia di cittadini liguri (e soprattutto della provincia di Savona) hanno raccontato, uno ad uno, la loro esperienza con la sanità pubblica.
di Eraldo Ciangherotti

Non sono statistiche, non sono comunicati stampa: sono storie di liste d’attesa che dilatano per mesi, di telefonate senza risposta al CUP, di ambulatori irraggiungibili, di esami che non si trovano o si trovano solo a pagamento, di famiglie costrette a scegliere tra il rischio di rinunciare alle cure e il rischio di svuotare il portafoglio.
In Liguria, secondo la Fondazione GIMBE, arrivano più risorse sanitarie pro capite che in ogni altra regione d’Italia, circa 2.200 euro a testa, e la nostra regione ha anche il maggior numero di infermieri ogni mille abitanti.
Eppure, proprio in Liguria, oltre una persona su dieci rinuncia a curarsi, schiacciata da liste d’attesa, difficoltà logistiche, strutture che non rispondono ai bisogni, e un sistema pubblico che non riesce a trasformare i finanziamenti in un diritto effettivo alla salute.
Una regione tra le più anziane d’Europa, con un’età media che sfiora i 50 anni, non può permettersi che la vecchiaia diventi sinonimo di abbandono, attesa e disperazione sanitaria.
Gli interventi dei cittadini raccontano un quadro uniforme e doloroso:
– Persone che attendono mesi per visite dermatologiche, cardiologiche, oculistiche, reumatologiche, con appuntamenti fissati a due o tre anni da oggi.
– Esami di screening e diagnostica (mammografia, ecografia, ecodoppler, TAC, MOC, risonanza, endoscopie) che non si trovano negli ospedali del territorio, ma solo in privato o a decine di chilometri di distanza.
– Rinunce consapevoli: molti raccontano di rinunciare alle liste pubbliche, sapendo che pagare significa avere una data, un tempo, una certezza; altri non possono pagare e per questo rinunciano semplicemente alla cura, con la paura di arrivare tardi, o addirittura troppo tardi.
– Anziani, famiglie, disabili, chi vive in zone montane o in periferia: chi non ha la fortuna di avere un’auto, un parente disponibile, o una certa dimestichezza con internet, si trova a dover scegliere tra la salute e la sopravvivenza della propria organizzazione familiare.
Dietro ogni commento c’è una persona che non è “un numero” del sistema, ma un paziente, un padre, una madre, un marito, una moglie, un anziano solo, un giovane, un lavoratore che non sa se potrà permettersi di aspettare ancora.
Ecco perché sento la necessità di rivolgermi direttamente a Lei, Governatore della Liguria, e, attraverso Lei, al Governo italiano.
La sanità pubblica è, prima di tutto, una questione di responsabilità politica.
La Liguria riceve più soldi, più risorse e più infermieri, ma i dati e le testimonianze dei cittadini dimostrano che questi elementi positivi non si traducono ancora in un servizio equo, accessibile, prossimo e umano.
Non è un problema di “fortuna” o di “buona volontà degli operatori”, che anzi spesso sopportano da anni carichi di lavoro, turni impossibili e carenze organizzative.
È un problema di governo del sistema, di scelta delle priorità, di redistribuzione delle risorse, di programmazione territoriale, di relazione tra ospedali, consultori, CUP, medici di base, servizi sociali e territorio.
Per questo La invito, insieme al governo:
1) Ad ascoltare la voce dei liguri, non solo nelle assemblee, ma attraverso un’analisi seria e trasparente delle loro esperienze, dei tempi di attesa, delle prestazioni che mancano nei territori più deboli, della provincia di Savona e delle aree più interne.
2) A valutare concretamente cosa è possibile fare – con i fondi del PNRR e con le risorse nazionali – per:
– rafforzare la sanità territoriale (case e ospedali di comunità, assistenza domiciliare, presa in carico integrale dei pazienti cronici e anziani);
– affrontare la carenza di personale e la sua dislocazione, incentivando presidi adeguati in periferia e montagna;
– ridefinire i piani diagnostici e curativi delle ASL, in modo che non siano più liste chiuse o ambulatori vuoti, ma percorsi di cura continui e accessibili.
– garantire che il diritto alla salute non sia differenziato in base al reddito: la possibilità di pagare in privato non può diventare la presa in carico, mentre il pubblico diventa attesa infinita o rinuncia.
La provincia di Savona, in cui vivo, ha una sanità formata da quattro ospedali fondamentali – San Paolo, San Giuseppe, Santa Maria di Misericordia, Santa Corona – ma la sanità non è solo ospedale, è prevenzione, territorio, accessibilità, continuità, dignità.
Quando un cittadino può fare una visita importante solo se ha la possibilità economica, quando deve rinunciare a un esame perché il CUP non risponde, quando attende mesi per un’operazione considerata “non urgente” ma non per lui, qualcosa si è rotto nel patto costituzionale tra Stato e cittadino. Senza parlare delle ‘fughe’ di pazienti verso altri ospedali e i cui dati restano in sordina nonostante annunci di impegni ‘mitigativi’.
Caro Governatore, queste sono le voci di migliaia di persone che non hanno la fortuna di avere un microfono, ma che hanno la dignità di chiederLe:
1) perché la sanità pubblica ligure non risponde alle loro esigenze?
2) perché i dati reali smentiscono la narrazione delle “gonfie vele” e della “riduzione miracolosa delle liste d’attesa”?
3) cosa intende fare per loro, per la provincia di Savona, per le zone interne, per gli anziani, per chi non è politicamente connesso ma è solo un paziente che ha bisogno di cura?
Invitarla a rispondere, non in una conferenza stampa, ma in modo concreto, attraverso interventi reali, valutazione dei dati e assunzione di responsabilità, è il compito che vogliamo dare a questa voce collettiva dei cittadini.
La salute dei liguri non è un tema di propaganda, è una questione di futuro, dignità e civiltà. Spero che questa lettera, semplice ma forte, la trovi non come un’ingiuria, ma come un’occasione: per ascoltare, per spiegare, e per cambiare.
Con stima e responsabilità, a nome di tutti i cittadini che hanno avuto il coraggio di raccontare la propria sanità, E*
dr. Eraldo Ciangherotti
