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Tanzania: deportazione dell’antico popolo Masai (dediti al bestiame) da aree del Patrimonio Unesco. 2 / Tim, giovane miliardario che compra aree destinate all’edilizia per trasformarle in habitat


In Tanzania «due commissioni presidenziali hanno raccomandato lo sfratto di massa del popolo Masai da alcune delle aree di conservazione, e destinazioni turistiche, più iconiche dell’Africa orientale.

di Franco Zunino

Le commissioni sono state istituite dalla Presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan, in seguito ai precedenti sfratti di pastori Masai da alcune aree del celebre ecosistema del Serengeti e dopo le proteste su larga scala avvenute nel 2024 nell’Area di Conservazione di Ngorongoro. Ora, nonostante l’indignazione internazionale suscitata da tali espulsioni, le due commissioni:

  • Sostengono gli sfratti precedenti e chiedono che continuino, anche a Ngorongoro, Sito Patrimonio Mondiale UNESCO, e nel vicino Lago Natron.
  • Descrivono la presenza di lunga data dei Masai nell’area come una “pressione ambientale” che deve essere ridotta.
  • Minacciano le ONG locali che sostengono i Masai, accusandole di “diffondere disinformazione o propaganda” perché “in conflitto con gli interessi governativi”.
  • Esortano al “trasferimento” di tutte le “attività non legate alla conservazione” [in altre parole, l’occupazione della terra da parte dei Masai] fuori dalle aree di conservazione.
  • Chiedono la revoca del riconoscimento, attualmente esistente, del diritto del popolo Masai a vivere nell’area di Ngorongoro.
La Tanzania è un paese dell’Africa orientale conosciuto per le vaste zone selvagge, che comprendono le praterie del Parco Nazionale del Serengeti, popolare meta per i safari, abitata dai cosiddetti Big Five (elefante, leone, leopardo, bufalo e rinoceronte), e il Parco Nazionale del Kilimangiaro, dove sorge la montagna più alta dell’Africa. Al largo della costa si trovano le isole tropicali di Zanzibar, influenzata dalla cultura araba, e Mafia, con un parco marino. La popolazione della Tanzania nel 2025 è stimata tra circa 69,5 e 70,5 milioni di abitanti, confermandosi come uno dei paesi con la più rapida crescita demografica nell’Africa subsahariana. E’ Repubblica presidenziale · Presidente · Samia Suluhu … Si stimano circa 70 000 arabi e 10 000 cittadini europei residenti in Tanzania.

Veniamo incolpati per il degrado ambientale, mentre l’espansione incontrollata del turismo viene ignorata” ha dichiarato oggi un portavoce Masai che vuole restare anonimo. “Il trasferimento forzato, mascherato da politica, ha privato il nostro popolo dei suoi diritti fondamentali e della sua dignità. Rifiutiamo la prosecuzione di queste misure in qualsiasi loro forma, e condanniamo l’incapacità della Commissione di rispecchiare le voci, le realtà e i diritti del nostro popolo.”

Le autorità tanzaniane insistono sul fatto che si tratti di “trasferimenti volontari“, un’affermazione che i Masai respingono in modo schiacciante. L’Area di Conservazione di Ngorongoro è un Sito Patrimonio Mondiale UNESCO. Quando fu creato, fu esplicitamente riconosciuto il diritto ancestrale dei Masai di vivervi con il loro bestiame. Eppure, il Comitato per il Patrimonio Mondiale UNESCO ha sostenuto i cosiddetti “trasferimenti forzati” e l’UNESCO appoggia quel modello di “conservazione fortezza” che è alla base della politica tanzaniana.

Queste commissioni sono state una farsa, una messinscena ideata per dare una parvenza di legittimità alla violenta persecuzione dei Masai in Tanzania” ha dichiarato oggi la Direttrice generale di Survival International, Caroline Pearce.Era ampiamente previsto che avrebbero approvato ulteriori sfratti: l’intero processo non fa che confermare che la ‘conservazione fortezza’ di epoca coloniale è ancora pienamente in vigore in Tanzania, con l’entusiastico sostegno dell’UNESCO.” “Queste raccomandazioni danno via libera ad ulteriori sfratti, a Ngorongoro e non solo. E mentre i Masai vengono derubati delle loro terre e dei loro mezzi di sussistenza, i tour operator e i cosiddetti ambientalisti si arricchiranno a spese di un paesaggio svuotato dei suoi abitanti originari.”»

Si notino le citazioni: l’espansione incontrollata del turismo” e “i tour operator e i cosiddetti ambientalisti”, e si sappia che mentre mancano i soldi per salvare l’Orso marsicano, l’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise li ha trovati per allestire un’esposizione a Milano per attrarre turisti nel Parco (“Fa la cosa giusta”, l’organizzazione: dedicata al turismo sostenibile e responsabile); Parco che da decenni è “malato di turismo” cosiddetto eco-compatibile! E dove il rispetto dei diritti inalienabili delle popolazioni locali sull’uso delle risorse è ogni giorno (da 100 anni!) messo in discussione quando non calpestato in nome della conservazione (che poi viene svenduta al turismo con la copertura di un eco-compatibilità “sostenibile” e “responsabile” che quasi sempre non è, né eco, né compatibile, né sostenibile, né responsabile: si vedano le iniziative “EcoRifugio” della Cicerana e ArteParco di Pescasseroli!). Un turismo impattante che è quello che è sempre stato sia nel Serengeti e Nogorongoro sia nel Parco d’Abruzzo, ed al quale hanno solo cambiato la definizione, con l’illusione di aver così risolto il problema!

  1. Al solito, ancora una volta gli esempi migliori quando si parla di conservazione della natura nel senso più VERO del termine, ci giungono dalla vituperata America (nel senso di USA), da non confondere con la dirigenza politica ma con occhio attento all’idea liberal-democratica che da sempre guida questo paese (anche questa da non confondere con la liberal-democrazia socialista europea!). Ecco l’ultimo esempio diffuso ai media che volentieri riprendiamo, anche perché conferma la linea politica (in senso ambientalista) che da sempre è alla base dell’Associazione Italiana per la Wilderness (forse, anche e proprio per questo anch’essa spesso anch’essa non poco vituperata!).
Tim Sweeney giovane miliardario americano che compra i terreni destinati allo sviluppo edilizio per trasformarli a beneficio della fauna selvatica e delle generazioni future

«Una fortuna costruita con i videogiochi che prende una direzione inattesa: quella della tutela ambientale. Tim Sweeney, 56 anni, informatico statunitense, programmatore di videogiochi per computer ed è il fondatore di Epic Games. È principalmente conosciuto per il suo lavoro svolto nello sviluppo del motore grafico Unreal Engine. Attualmente risiede a Raleigh, in Carolina del Nord. CEO e cofondatore di Epic Games, ha scelto di destinare una parte consistente del proprio patrimonio – stimato tra i 5 e i 9 miliardi di dollari – all’acquisto e alla salvaguardia di vaste aree naturali negli Stati Uniti. Negli anni, l’imprenditore è diventato uno dei maggiori proprietari terrieri privati della North Carolina, arrivando a possedere circa 50.000 acri ( 20.000 ettari) distribuiti in 15 contee. Un’estensione assimilabile alle dimensioni di una piccola città, composta prevalentemente da foreste e habitat naturali che vengono donati o vincolati contro lo sviluppo. L’obiettivo è preservare habitat e biodiversità.

L’iniziativa prende forma nel 2008, nel pieno delle conseguenze della crisi finanziaria globale. In quel contesto, con numerosi progetti immobiliari abbandonati, Sweeney ha colto l’occasione per acquisire terreni destinati allo sviluppo edilizio, con l’obiettivo di preservarli e sottrarli alla trasformazione urbana, a beneficio della fauna selvatica e delle generazioni future.

Tra le operazioni più rilevanti spicca l’acquisto della Box Creek Wilderness: circa 7.000 acri (2.800 ettari) ai piedi delle Blue Ridge Mountains, acquisiti per circa 15 milioni di dollari. L’area ospita oltre 130 specie rare o minacciate, rappresentando un ecosistema di grande valore naturalistico. Dal 2021, con l’aumento dei prezzi dei terreni, la strategia è cambiata. Sweeney ha iniziato a concentrarsi sulla protezione permanente delle aree già acquisite. Attraverso la società “130 of Chatham”, i terreni vengono gestiti con l’obiettivo di essere donati, venduti a prezzi ridotti ai parchi statali o trasferiti a enti di conservazione, con vincoli legali che ne impediscono lo sviluppo futuro. Un caso emblematico è la donazione di 7.500 acri (3.000 ettari) nelle Roan Highlands alla Southern Appalachian Highlands Conservancy: si tratta della più grande donazione privata di terreni nella storia dello stato.»

Si noti la precisazione, che da noi farebbe inorridire: l’obiettivo di essere donati, venduti a prezzi ridotti ai parchi statali o trasferiti a enti di conservazione, con vincoli legali che ne impediscono lo sviluppo futuro”! Qualcuno si ricorda il problema/esempio della Riserva Naturalistica dell’Adelasia? Una Riserva costituita e mantenuta a integrale protezione per circa 30 anni da una società privata, ma che, trasferita (nel senso di fatta acquistare!) da organismi pubblici allo scopo di perpetuare quella conservazione, la si sta lentamente trasformando, almeno di fatto, in un’azienda forestale per lo sfruttamento boschivo ad indirizzo agro-forestale a scopo di lucro. Altro che CONSERVAZIONE! E altro che liberal-democrazia… la nostra!

Avevamo scritto “Viva Fugatti”, quando il Presidente della Provincia di Trento aveva preso la saggia e giusta decisione di far abbattere l’orso bruno sloveno del Trentino M90. Oggi i giudici hanno stabilito che “il fatto non costituisce reato”. Non ci resta che applaudire, non perché odiamo l’orso, ma perché amiamo la giustizia! E perché crediamo che il sacrificio di un Andrea Papi sia più che sufficiente per la nostra storia zoologica. E affinché non venga MAI dimenticato. La convivenza uomo-orso o uomo-lupo non la si deve imporre. L’Italia non è lo Yellowstone (dove peraltro anche lì gli orsi pericolosi li abbattono senza la necessità di inutili ed anche poco saggi passaggi giudiziari)!

Franco Zunino

Segretario Generale AIW


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