Riceviamo- Alla direzione di Trucioli.it. mi permetto di sottoporre una vicenda che, per caratteristiche e documentazione disponibile, ritengo presenti rilevanti profili di interesse pubblico sotto il profilo ambientale, urbanistico, amministrativo e della sicurezza del territorio.
Si tratta di una situazione che potrebbe configurare un precedente significativo: da un lato, l’amministrazione comunale di Garlenda promuove a livello pubblico la tutela dell’ambiente e del paesaggio; dall’altro, nella pratica, emergono casi in cui interventi rilevanti in aree sensibili sono di fatto stati tollerati o sottovalutati, con possibili implicazioni sulla corretta applicazione delle norme.
Localizzazione e contesto- La vicenda si colloca nel Comune di Garlenda, in Località Vallone, all’interno del complesso residenziale del Golf: non una zona marginale, ma una delle aree più rappresentative e identitarie del territorio comunale.
Si tratta di un ambito sottoposto a una stratificazione di vincoli e regole:
– PRG comunale;
– Piano Particolareggiato vigente per la zona C6;
– specifiche prescrizioni paesaggistiche e ambientali finalizzate alla tutela del contesto.
Ancora più rilevante è il fatto che l’area si inserisce in una microzona di elevato pregio ambientale, collocata tra ambiti di rilevanza ecologica riconosciuti, come evidenziato nella relazione del WWF Savona.
In termini concreti, non si tratta di una porzione qualsiasi del territorio, ma di una vera e propria “vetrina” del Comune: un contesto che dovrebbe rappresentare un modello di equilibrio tra insediamento umano e tutela del paesaggio, e che proprio per questo rende ancora più rilevanti le criticità emerse.
Cronologia sintetica dei fatti-
– dal 2021: un soggetto privato avvia una serie di interventi edilizi esterni, articolati in più fasi, in assenza totale di titoli abilitativi;
– 2021–2023: le opere proseguono nel tempo senza interventi concreti o risolutivi da parte del Comune;
– 2024: vengono presentate le prime segnalazioni formali da parte dei residenti;
– successivamente: emergono accertamenti e sanzioni su alcune opere, ma senza che venga ricostruito o affrontato il quadro complessivo delle trasformazioni;
– 2025: gli interventi risultano proseguire nonostante l’attenzione ormai nota dell’Ente;
– ad oggi: le trasformazioni dell’area appaiono in parte consolidate, a fronte di numerose richieste di chiarimento e accesso agli atti rimaste prive di un riscontro sostanziale da parte dell’Ente.
Descrizione dell’intervento principale- Nel contesto sopra descritto, è stato realizzato e progressivamente ampliato un impianto fotovoltaico formalmente a servizio di una singola abitazione, ma che ha ormai raggiunto dimensioni difficilmente riconducibili a un utilizzo domestico:
– oltre 20 kWp complessivi;
– circa 70 moduli installati;
– pannelli distribuiti a terra, su tettoie e sulle falde dell’abitazione.
Nel loro insieme, tali installazioni configurano di fatto una micro-area di produzione energetica, inserita all’interno di un corridoio ecologico e in un contesto paesaggistico di pregio.
La scala dell’intervento appare evidentemente sproporzionata rispetto al fabbisogno di una singola unità abitativa, sollevando interrogativi non solo sul piano urbanistico e ambientale, ma anche sulla reale finalità dell’impianto.
L’impatto visivo e territoriale è significativo e ha generato forte sorpresa e preoccupazione tra i residenti della zona, che si interrogano su come un intervento di tale portata possa essere stato realizzato e ampliato in un contesto così sensibile senza un’adeguata valutazione complessiva.
Ulteriori elementi rilevati- Dalla documentazione disponibile emerge un quadro che va oltre singole irregolarità, configurando una sequenza di interventi ripetuti nel tempo e incidenti su un’area ambientalmente sensibile:
– realizzazione di opere edilizie esterne in assenza di titolo, successivamente oggetto di accertamenti e sanzioni;
– utilizzo del demanio pubblico (alveo del rio) come vera e propria strada di cantiere, senza alcuna autorizzazione, con situazioni segnalate e atti agli atti della Procura della Repubblica;
– utilizzo dello stesso rio come area di deposito e smaltimento di materiali, con intervento del Corpo Forestale dei Carabinieri e responsabilità riconducibile a un soggetto chiaramente identificato;
– interventi di sbancamento e realizzazione di opere di sostegno (terre armate) che, allo stato, non risultano supportati da adeguata documentazione progettuale e strutturale;
– trasformazioni rilevanti e progressive del suolo in un contesto che le stesse cartografie pubbliche qualificano come area ambientalmente sensibile.
Nel loro insieme, tali elementi non appaiono come episodi isolati, ma come un insieme di interventi che hanno inciso in modo continuativo sull’assetto dei luoghi, senza che risulti un’azione amministrativa proporzionata alla loro rilevanza. Il quadro che emerge è quello di una trasformazione sostanziale del territorio, in un’area che, per caratteristiche e normativa, dovrebbe essere oggetto di particolare tutela e controllo.
Quadro ambientale e contraddizione istituzionale- Secondo la cartografia ufficiale — sia regionale sia pubblicata dallo stesso Comune — l’area in oggetto ricade inequivocabilmente in:
– corridoi ecologici per specie di ambienti boschivi;
– corridoi ecologici per specie di ambienti aperti;
ovvero in elementi della Rete Ecologica Regionale (RER) prevista dalla L.R. Liguria 28/2009, strumenti non meramente descrittivi ma destinati a orientare e vincolare le valutazioni nei procedimenti autorizzativi, in funzione della tutela della biodiversità e della continuità ecologica.
Posizione del Comune- Nonostante questo quadro oggettivo e verificabile, il Comune di Garlenda ha successivamente dichiarato che:
– l’area “non è soggetta a vincoli ambientali”;
– l’intervento sarebbe di “limitatissime dimensioni”;
– su ulteriori profili ambientali non risultano risposte.
Ma ciò che rende questa posizione particolarmente critica è il momento in cui interviene:
– dopo la realizzazione delle opere;
– dopo i procedimenti di accertamento e le sanatorie;
– solo a seguito di specifiche richieste di chiarimento sulla totale assenza, agli atti, di valutazioni ambientali.
In altri termini, la questione ambientale non risulta affrontata in fase preventiva, ma emerge solo a posteriori, quando le trasformazioni risultano già avvenute e di fatto sanate dallo stesso Ente. Questo non configura una semplice divergenza interpretativa, ma una rilettura ex post del quadro ambientale, intervenuta quando le condizioni dei luoghi risultano già modificate.
Ne deriva una questione sostanziale: che le valutazioni ambientali possano essere state omesse in fase preventiva e ricostruite solo successivamente, attraverso una presa di posizione dell’Ente che finisce per assorbire e giustificare, a posteriori, eventuali carenze nelle verifiche tecniche.
In un’area riconosciuta come ecologicamente sensibile, questo passaggio segna uno spartiacque: la tutela preventiva del territorio rischia di essere svuotata, riducendosi a una giustificazione successiva di interventi già realizzati.
Vincoli urbanistici- L’area è inoltre disciplinata da un Piano Particolareggiato vigente, approvato con D.P.G.R. n. 590 del 30.05.1994, richiamato anche dal PRG, avente valore attuativo e prescrittivo.
Le norme costituiscono riferimento vincolante e non lasciano margini interpretativi, imponendo prescrizioni rigorose:
– conservazione dell’ambiente boschivo e del sottosuolo;
– divieto di alterazioni della morfologia naturale;
– limiti stringenti agli sbancamenti;
– obbligo di stabilità dei versanti e studi idrogeologici;
– inserimento coerente nel paesaggio naturale.
Alla luce di tali vincoli, gli interventi pongono seri interrogativi sulla loro compatibilità.
Ne deriva un punto particolarmente critico: che le valutazioni ambientali appaiono, nei fatti, messe da parte, nonostante un quadro ufficiale che le individua come centrali.
Una scelta amministrativa difficilmente comprensibile, che rischia di ridurre gli strumenti di tutela a meri adempimenti formali, svuotando di efficacia e trasformandoli, nei fatti, in un passaggio superabile, lasciando spazio a un’applicazione discrezionale delle norme non riconducibile a criteri trasparenti, con potenziali ricadute sulla credibilità della tutela ambientale.
Ruolo dell’amministrazione- A fronte delle segnalazioni:
– non risultano riscontri diretti da parte del Sindaco;
– non risultano sopralluoghi istituzionali;
– le questioni sono state demandate all’Ufficio Tecnico. Una configurazione che concentra, nei fatti, l’intero procedimento in capo a un unico soggetto — dall’istruttoria al controllo fino alla decisione finale — riducendo di fatto gli spazi di verifica indipendente. In tale assetto, il riesame critico delle decisioni appare strutturalmente indebolito, con il rischio che le valutazioni vengano progressivamente giustificate anziché effettivamente riesaminate.
Una gestione che evidenzia una sostanziale assenza di assunzione di responsabilità politica, lasciando una vicenda di evidente interesse pubblico confinata a un livello meramente personale. In questo contesto si configura il rischio di un precedente particolarmente grave per la gestione del territorio. Una situazione rispetto alla quale la classe politica di vertice non può sottrarsi a una chiara assunzione di responsabilità.
Desidero inoltre precisare che scrivo come semplice cittadina garlendese, direttamente coinvolta in questa vicenda dal 2021. Non ho alcun legame politico; al contrario, alle ultime elezioni ho sostenuto l’attuale amministrazione, credendo nei valori di tutela del territorio e legalità che venivano promossi.
Alla luce di quanto emerso, devo però constatare con rammarico una distanza evidente tra quegli impegni e la gestione concreta della situazione: l’assenza totale di un intervento diretto del Sindaco su temi quali ambiente, abusivismo e sicurezza pubblica rappresenta, per chi ha creduto in quel progetto, un elemento di forte delusione.
Documentazione allegata:
– istanza di accesso agli atti;
– risposta del Comune;
– relazione WWF Savona;
– documentazione fotografica.
Monica Moraru, Garlenda


L’INTERVENTO DEL WWF SAVONA (Presidente Anna Maria Fedi, Il Responsabile Tutela del Territorio Marco Piombo)- Si legge, tra l’altro: “….A tal riguardo è d’obbligo che in qualsiasi intervento e/o progetto che preveda la trasformazione/alterazione dello stato dei luoghi in tali contesti, venga indicata la presenza di elementi della Rete Natura 2000 (come nel caso in questione), al fine di una loro valutazione durante il procedimento di carattere autorizzativo dal punto di vista urbanistico/ambientale….esaminando la documentazione cartografica ed ortofotografica disponibile in rete e reperibile sui siti ufficiali cartografici di Regione Liguria ed altri enti istituzionali, si evince quanto segue: l’area interessata dai lavori edilizi indicati nella documentazione ricevuta dalla Sig.ra Moraru, ricade in Comune di Garlenda in loc. Vallone ed è identificata al catasto comunale di Garlenda al Foglio 2 mappale 168 (fonte https://srvcarto.regione.liguria.it/geoservices/apps/viewer/pages/apps/geoportale/)
Si è rilevato dal punto di vista ambientale, che l’area è interessata sia da corridoi per specie di ambienti boschivi che da corridoi per specie di ambienti aperti”.
TRUCIOLI.IT ha verificato che la ditta che ha installato l’impianto fotovoltaico, citata nell’ esposto è Ferrari Innovation (Villanova d’Albenga); il tecnico che ha presentato la SCIA in sanatoria è l’Ing. Michele Calcagno. La proprietà in cui sono stati eseguiti tutti i lavori è Gerasimov Sergey (cittadino russo) in Loc. Vallone.
- Istanza di accesso agli atti….
- La risposta del competente ufficio comunale
- Le missive del Comune di Garlenda al titolare della proprietà
