Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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“Scandalo dei dossieraggi del Secolo XIX”. Ora il “giallo del file”. Da cani da guardia a barborcini da salotto?


La lunga e impropria liaison ‘epistolare’ tra direttore e presidente di Regione non ha precedenti al vecchio Decimonono di cui stanno facendo strame. Ma fin qui a perdere è quel che resta del Secolo XIX.

“La brutta vicenda, che sta emergendo, è un oltraggio al prestigio del mio (nostro) giornale. Mi fa male e indigna. Non mi riconosco più nel giornalismo “armato”. E’ il lapidario commento di chi al Secolo XIX ha trascorso una vita di lavoro, di sacrifici e soddisfazioni. E ora, a quanto si legge, siamo arrivati al titolo:  Il “giallo del Secolo” con Aponte tra Vago e Lavarello.

Per ora manca soltanto che qualcuno spari “qui c’è del marcio…”. In attesa degli sviluppi dell’indagine della Procura della Repubblica dopo la querela per diffamazione del direttore Michele Brambilla contro Federico Casabella (ex cronista de Il Giornale) a capo dello staff di comunicazione del presidente Bucci.

E dove siamo arrivati nel giornalismo italiano?  Spesso le opinioni personali e di parte vengono contrabbandate come notizie, direttori schierati se non affiliati e/o al servizio, senza vergogna, ad un partito, ad un gruppo finanziario o imprenditoriale, ad una lobby.

DA PRIMOCANALE.IT- 17 MARZO 2026 –  Dossier, chat e sospetti: il “giallo del Secolo” con Aponte tra Vago e Lavarello.

Il Comandante Aponte patron del Secolo XIX tramite la società italiana Blu Media di proprietà al 100% di MSC deve gestire anche uno scontro forte tra suo genero Pierfrancesco Vago e un vecchio amico genovese Alfonso Lavarello che avrebbe avuto una forte influenza proprio su Aponte sull’acquisto del Secolo XIX. Vago era contrario all’operazione come il management del gruppo di Ginevra. Ma Lavarello, che Genova la conosce bene e per lungo tempo ha vissuto a Cuba, dove ha aperto la strada delle crociere all’Havana, avrebbe messo la pulce nell’orecchio dell’amico Aponte nelle chiacchierate domenicali che si dice siano soliti fare. Lavarello era convinto che se non l’avessero preso loro il giornale sarebbe finito nelle mani di qualche altro player portuale.

E Aponte avrebbe dato il via libera all’operazione conclusasi poi in pochi mesi. Aponte però dà tutto in mano al genero Vago che diventa anche il presidente di Blu Media e non vuole che Lavarello diventi Vice presidente come l’uomo all’Havana pensava di diventare.

Proprietario di tutti gli immobili di piazza Piccapietra ha ottimi rapporti con alcuni giornalisti del Secolo XIX che è in affitto proprio da lui anche se potrebbe aver venduto recentemente ad Aponte. Lavarello è stato recentemente presidente dell’Aeroporto e ha cercato di far entrare dentro MSC con un teorico aumento di capitale che poi andò in fumo per la forte opposizione della Camera di Commercio che esercitò anche l’opzione sulle azioni di Aeroporto di Roma evitando proprio l’ingresso di Msc. Lavarello furibondo si dimise da presidente.

Ma tornando allo “scandalo dei dossieraggi del SecoloBucci ha sempre detto di non aver mai inviato alcun vademecum a Ginevra. Ebbene Bucci può ringraziare proprio “il Fatto Quotidiano” che oggi svela che sarebbe stato Lavarello a mandare il cosiddetto “VADEMECUM” e anzi che il documento sia uscito proprio dal computer di Lavarello! Quindi sembrerebbe scagionare proprio Bucci che ha sempre negato di aver mandato alcunché a Ginevra. Certo è che la tensione tra i due uomini vicini ad Aponte apre molti interrogativi sulla genesi di tutta questa vicenda. Come è naturale chiedersi chi sia “l’anonimo” che avrebbe inviato tutto il dossier all’Ordine dei Giornalisti presieduto peraltro da un giornalista “pesante” del Secolo Tommaso Fregatti che segue la giudiziaria.

Quell’anonimo per quali scopi ha aperto tutto questo “thriller” del Secolo con colpi bassi e pubblicazione di WhatsApp privati tra pezzi da 90 come Bucci, Vago, Brambilla ed ora con l’arrivo nel “giallo” dell’uomo all’Havana Lavarello? E dentro a tutta questa storia chissà se non ci sia anche un’influenza dell’affascinante Sindaco che alta bella e con lo sguardo magnetico può incidere magari anche più di altri sulla linea editoriale? Chi ne trae vantaggio e svantaggio da questa situazione? Sia dentro al Secolo che politicamente? Un giallo in piena regola che sta appassionando tutta la città e solo a Genova non si pensa più alle guerre nel Mondo o alle navi bloccate nello stretto di Hormuz e neanche a Ginevra nel quartier generale mondiale di MSC.

Il gossip giornalistico affascina e leggere messaggi riservati e privati, resi pubblici, è poi in fondo quel guardare dal buco della serratura che fa fare i grandi numeri a giornali e social. Non resta che leggere la prossima puntata sul nostro quotidiano locale il blasonatissimo Secolo XIX. Ma era questo che voleva comprando il Secolo Comandante Aponte?

2/COMUNICATO STAMPA – 17 MARZO 2026- INTERVENTO ODIERNO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA MARCO BUCCI IN CONSIGLIO REGIONALE

Signor Presidente del Consiglio regionale, Consiglieri, intervengo oggi in quest’Aula per riferire con chiarezza e senso delle istituzioni su una vicenda che, per come è stata raccontata – se fosse vera cosa che non è – avrebbe contorni gravissimi. Parlo del presunto “monitoraggio” nei confronti de Il Secolo XIX.

Lo dico con nettezza: quel caso non esiste.

È stata costruita una narrazione che attribuisce a me, al mio staff di comunicazione e alla Regione Liguria comportamenti illeciti, scorretti o addirittura intimidatori. Non c’è nulla di tutto questo. Non ci sono dossieraggi, non esistono black list di giornalisti, non esistono vademecum occulti, non esiste alcuna attività organizzata volta a condizionare l’informazione.

Esiste invece una cosa molto semplice: il confronto.

Un confronto che avviene quotidianamente tra istituzioni e organi di informazione. Un confronto che è fisiologico in una democrazia matura, e alzi la mano chi non ha mai mandato una osservazione critica a un giornale. Un confronto che rientra pienamente nel perimetro dell’articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di stampa ma anche il diritto di ogni cittadino – e quindi anche del Presidente della Regione – di esprimere il proprio pensiero e di rappresentare osservazioni e critiche.

Noi siamo la parte lesa in questa vicenda.

Lo sono i cittadini liguri, lo è la Regione, lo è lo staff di comunicazione, lo è il Presidente.

Perché quando si parla di “dossieraggio” si evoca un’attività oscura, clandestina, intimidatoria. Si evoca un abuso di potere. Si insinua un comportamento incompatibile con le istituzioni. E tutto questo, semplicemente, non è mai accaduto.

Il mio staff di comunicazione, come qualunque ufficio stampa di qualunque amministrazione pubblica, monitora quotidianamente ciò che viene pubblicato. Segnala eventuali inesattezze. Rappresenta osservazioni, anche quando provengono da privati cittadini. Questo non è un reato. Non è un sopruso. È il normale esercizio di un ruolo professionale nel rispetto dell’istituzione per cui lavora.

Il punto politico è chiaro: se segnalare un articolo ritenuto non equilibrato diventa “dossieraggio”, allora qualsiasi amministrazione di questo Paese sarebbe colpevole, e ripeto alzi la mano chi non ha mai mandato una osservazione critica a un giornale …

Ma non è così.

Con la attuale direzione del Il Secolo XIX il rapporto è stato per oltre un anno improntato a cordialità, franchezza e confronto diretto, a parte “le trenette arricchite al pesto”, certamente una caduta di stile … Ci siamo incontrati, abbiamo discusso, ci siamo scambiati opinioni e critiche reciproche, anche in presenza dell’Editore. Sempre in modo trasparente. Sempre senza alcuna pressione indebita.

È singolare che ciò che per mesi è stato un confronto considerato legittimo e persino sollecitato, (“avvisami subito quando vuoi precisare qualcosa o dire la tua …”) venga oggi reinterpretato come qualcosa di opaco, a distanza di 4 mesi. Non si può riscrivere la realtà a posteriori.

Mi si attribuiscono documenti che non ho mai redatto. Mi si attribuiscono messaggi che non ho mai inviato. Si evocano liste che non esistono.

Questo non è un dibattito sul pluralismo dell’informazione. Questo è un caso mediatico costruito su presupposti che non trovano riscontro nei fatti.

E voglio dirlo con chiarezza politica: non esiste alcuna volontà di intimidire la stampa, né oggi né ieri.

Ho sempre avuto un carattere diretto, qualcuno direbbe abrasivo. Non sono diplomatico quando esprimo un dissenso. Ma la franchezza non è intimidazione. La critica non è censura. Il confronto non è pressione.

In quest’Aula spesso si criticano le scelte della Giunta, anche con toni duri. È legittimo. È democrazia. Allo stesso modo, è legittimo che il Presidente della Regione rappresenti critiche verso articoli che ritiene non equilibrati, o comunichi commenti critici dei cittadini. Sempre nel rispetto delle leggi. Sempre nel rispetto dell’autonomia della stampa.

Se davvero vi fosse stata un’attività illecita, sarebbero emersi fatti concreti, atti formali, prove oggettive. Non suggestioni, non titoli, non ricostruzioni parziali.

Non c’è nulla di tutto questo. C’è invece un’amministrazione che ha lavorato e continua a lavorare nell’interesse esclusivo della Liguria. Un’amministrazione che non ha nulla da nascondere. Un’amministrazione che difenderà la propria correttezza in qualunque sede.

Ma politicamente, oggi, qui, voglio affermare una cosa molto semplice: non permetterò che venga infangata l’immagine della Regione Liguria e dei suoi cittadini sulla base di accuse prive di fondamento.

La libertà di stampa è un pilastro della democrazia. Ma lo è anche la libertà di critica. E lo è altrettanto la presunzione di correttezza delle istituzioni fino a prova contraria. Il “caso” di cui discutiamo non è un caso. È una polemica. E la politica ha il dovere di distinguere tra polemica e realtà. Io continuo a svolgere il mio ruolo con trasparenza, determinazione e rispetto delle regole. Chi ha responsabilità pubbliche faccia altrettanto, evitando processi mediatici basati su presupposti che, semplicemente, non esistono.

Riprendendo l’articolo 21 della Costituzione, tutti i cittadini hanno diritto di criticare, sempre nel rispetto delle leggi. Il Presidente della Regione ha anche il diritto/dovere di rappresentare le critiche e le osservazioni che riceve dai suoi concittadini”.

Libertà vuol dire anche poter criticare, cosa che in questa aula si fa spesso e molte volte anche bene.

3/ VACCAREZZA A TUTTA VELOCITA’-

DALLA SINISTRA ATTACCO DISPERATO NEI CONFRONTI DEL CENTRODESTRA.  

Per la ‘cultura della trasparenza’ non cita Il Secolo XIX, il suo direttore, ma Federico Casabella “al quale esprimo solidarietà”. Purtroppo Vaccarezza non cita almeno per i suoi affezionati lettori social chi abbia tirato in ballo in maniera poco rispettosa e tutta gratuita Casabella.

È evidente che la sinistra, non avendo validi argomenti di carattere politico e amministrativo, prova per altre vie un attacco disperato nei confronti del Presidente Bucci e della maggioranza. Il dramma della terza sconfitta consecutiva alle elezioni regionali non è ancora stato digerito dai compagni, ed è patetico che si parli di dossieraggio e si continui ad utilizzare questo termine così negativo, mentre stiamo parlando di una rassegna stampa. Quelle rassegne stampa che qualsiasi politico, anche non del livello del Presidente Bucci, quotidianamente si fa fare e utilizza per vedere come e cosa stia uscendo sui giornali.
Non siamo di fronte a null’altro che ad un attacco politico. La sinistra pensa erroneamente che questa Amministrazione regionale sia debole, e il fatto che contemporaneamente all’attacco a Bucci siano uscite illazioni politiche su un altro Consigliere di maggioranza, dà il segnale di come sia in atto un tentativo di manovra a tenaglia. Ma come le tante manovre preparate negli ultimi anni, anche stavolta la trappola scatterà a vuoto. L’Amministrazione Bucci continua, va avanti con il suo buongoverno e arriverà fino alla fine del mandato. Come ho già detto tante volte ai compagni, anche la prossima volta, la quarta, siederanno in Regione Liguria nel banco dell’asino. Esprimo infine la mia solidarietà a Federico Casabella, che è stato tirato in ballo in una maniera poco rispettosa e del tutto gratuita.

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