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Elde tra i testimoni del secolare respiro internazionale di Albisola. Mostra a Savona della Galleria Signori Arte


L’opera di Ansgar Elde (1933-2000) artista svedese, che dal 1959 aveva fatto di Albisola la sua casa, é la protagonista, dal 6 al 28 marzo, della mostra “ELDE”, avvincente per i soggetti proposti ed il ritmo compositivo dell’esposizione.

di Federico Marzinot  

Ansgar Elde

La mostra che la “Galleria Signori Arte” va tenendo a Savona, in via Montenotte 52r,  presso il negozio di antiquariato “Sotto la Polvere”, dove  si é spostata nel 2023 da Albissola Marina, e nella quale vi ha già proposto mostre dedicate, di volta in volta, a Eliseo Salino, Antonio Sabatelli, Giorgio Moiso, Mario Porcu‘.

In questa esposizione Alessandro Signori propone l’ultimo periodo della carriera di Ansgar Elde, dagli anni Ottanta al 2000, tralasciando i dipinti, per metterne in risalto l’attività nella ceramica e nella grafica. Della ceramica, della collaborazione da parte di Elde con numerose manifatture albisolesi, di opere spesso anche di grandi dimensioni, sculture e pannelli, parlano qui sulle bianche, ampie pareti di un luminoso ambiente, grandi piatti, creati dall’artista, dipinti con smalti o  ingobbi, graffiti o arricchiti da ulteriori innesti ceramici e poi usciti dai forni della Fabbrica G. Mazzotti.

Al centro della sala troneggiano le due grandi piastre, realizzate presso le Ceramiche Viglietti, che compongono la parte inferiore di una installazione realizzata nel 1998, per “SpiaggiArte”, evento promosso quell’anno dall’Associazione Bagni Albisola come risposta – scrive Cecilia Nastasi nel suo bel testo intitolato “Vent’anni di Ansgar Elde”, in apertura dell’importante catalogo della mostra – all’inattuato desiderio di Wilfredo Lam di posizionare i “totem” caraibici di sua proprietà sul lungomre di Albisola.

Così, allora, sulle spiagge delle due Albisole vennero allestiti i “totem” di 28 artisti. Quello di Elde sorgeva presso lo stabilimento balneare “Acqua Limpida”: era una imponente struttura in legno coronata da una banderuola di ferro, dalla quale, appese ad una catena, pendevano  due grandi piastre ceramiche, le due facce di un medaglione presenti qui nella mostra. Il titolo dell’opera “Kàta Kàja”, composto dall’unione di due nomi femmili di origine scandinava, evocava antiche divinità nordiche. “Appartenevano – ricorda Nastasi – a quel bestiario nordico” che era stato oggetto di un importante mostra personale di Ansgar Elde alla galleria “Zodiaque”, di Bruxelles, nel 1965 e che negli anni Elde aveva arricchito di creature immaginifiche, inquietanti e ipnotiche allo stesso tempo, realizzate con i mezzi più diversi”.

Sempre dagli anni Ottanta Elde si dedicherà con più continuità all’arte grafica, grazie anche alla collaborazione con Alfredo Meconi ed il suo atelier grafico “Il Bostrico”, attivo nel seicentesco centro storico di Albissola Marina. In tale contesto l’artista darà vita ai suoi “pezzi in successione”, a dei monotipi. “Su una matrice porosa, preparata all’acquatinta o al carborundum, Elde esegue una pittura diretta, costruendo l’opera finale per passaggi progressivi. A ogni stampa corrisponde un grado diverso di elaborazione dell’opera sulla matrice e ognuno di questi passaggi o “movimenti”  viene contrassegnato da una lettera seguendo una progressione alfabetica” descrive Nastasi. “Ogni opera é un unicum, un monotipo, un’opera unica. Non esistono tavole “uguali”: il concetto di multiplo grafico che abbiamo in mente pensando ad artisti più commerciali, con Elde non ha nulla a he vedere. La matrice viene ricolorata e modificata a ogni passaggio: si immortala quell’istante, poiché il precedente é passato e il successivo é futuro” afferma, a sua volta, Signori nel testo “La grafica di Ansgar un mondo in divenire”.

Artista capace di esprimersi attraverso i mezzi più disparati, prima mostra ad Albisola nel 1964 da Pescetto, con la presentazione di Wilfredo Lam, ultima opera ad Albisola il pannello ceramico nel “sottopasso” di Albissola Marina, grandi esperienze e riconoscimenti internazionali, Ansgar Elde, che conobbi già nei primi anni Sessanta, é, con la sua figura e la sua opera da noi,  uno dei testimoni, italiani e di altri Paesi, dal Cinquecento in avanti,  del secolare “respiro internazionale” di Albisola e di questo gli va dato merito e riconoscimento.

Federico Marzinot 


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