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Circolo anarchico di Albenga: chi lavora 3 giorni ha soppresso l’abuso d’ufficio, ha depotenziato la Corte dei Conti. A favore di chi? Il nuovo regime che avanza


Referendum marzo 2026. La Riforma Costituzionale che siamo chiamati a valutare è una scatola vuota. Neanche l’1% dei magistrati fa l’unico passaggio di funzione ammesso dall’attuale legge ordinaria, quindi le “carriere” di Giudici e PM sono già separate.

Per evitare l’abusata obiezione di fare un processo alle intenzioni, l’analisi esclude volutamente il tema della volontà di assoggettare il PM all’Esecutivo e si concentra su due fulcri  fondamentali che ravvisati nella riforma:

    • l’attacco allo Stato di diritto (attraverso la concentrazione e commistione dei poteri),
    • l’introduzione di una nuova e pessima prassi costituzionale attraverso la redazione governativa della riforma in discorso (ricordando le parole di Piero Calamandrei riguardo ai banchi del Governo che dovrebbero restare vuoti in occasione di riforme e revisioni costituzionali).

Riformare la Costituzione solo per questo sembra uno spreco di fatica; ma se a faticare è una classe politica che inizia a lavorare martedì e finisce giovedì, forse c’è qualcosa d’altro e più pericoloso che inventarsi nuovi organi (l’Alta Corte) e nuovi posti da spartire.
Questa riforma è tutta opera del Governo, che conferma la prassi delle riforme costituzionali di parte “blindate” e osa il colpo di mano (scrivendosele da solo inizia una prassi anche peggiore).
In teoria, nello Stato di Diritto, funzione legislativa (Parlamento) ed esecutiva (Governo) si limitano e condizionano a vicenda, mentre la giurisdizione (Magistratura) vigila sul principio di legalità.
In pratica, qui, da oggi il Governo si confeziona su misura leggi ordinarie e costituzionali, invade le funzioni di un Parlamento ormai inerte e indebolisce la Magistratura:
• ha appena riformato (cioè azzoppato) quella di controllo contabile, la Corte dei Conti) come mai quest’allergia alle indagini di spesa?
• già da tempo, accusa Giudici e PM di complicità corporativa e di impunità, ovvero di giudicarsi e assolversi da sé, mediante un Consiglio Superiore della Magistratura ostaggio di correnti partitiche – e dire che lo presiede il Presidente della Repubblica!
La realtà è l’opposto: Giudici e PM sono soggetti alle leggi; le leggi le scrivono i politici, cioè il Parlamento e (con abuso di decreti-legge) soprattutto il Governo. Sono loro ad abrogarsi i reati (di recente l’abuso d’ufficio), sottrarsi ai processi (persino ministre) e autoassolversi puntualmente.
In questi decenni, molte inchieste giudiziarie hanno svelato traffici illeciti fra politica e affari, fusi in quell’Apparato che pretende poteri accentrati e pieni: è un nuovo regime del Privilegio.
La Magistratura, nella sua funzione di controllo, ne ha già ostacolato il primo Piano di Rinascita (scandalo P2 e successivi): perciò è denunciata come contro-potere da una propaganda che grida alla guerra fra toghe e politica, al golpe giudiziario, fin dai tempi di Tangentopoli.
Questa riforma, imposta dal Governo va oltre: separando i controllori per concentrare il potere, MINA DIRETTAMENTE LO STATO DI DIRITTO!
Non rinunciamo al progresso che esso ha rappresentato rispetto al regime del Privilegio!
VOTIAMO NO!

Il circolo anarchico di Albenga

 


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