Se aveva fatto clamore la vendita del prestigioso hotel Medetirranée, sul lungomare di ponente, Alassio può brindare a champagne con la nuova operazione immobiliare che per la sua portata non ha precedenti nella storia alberghiera della città. In un solo colpo il finanziere torinese Massimo Segre ha acquistato il prestigioso Hotel Regina (sul mare), la pizzeria Pantera Rosa e il residence Santo Domingo (5 stelle).
A vendere l’ottantenne Gianni Cavalli residente a Garlenda e le due sorelle. La famiglia Cavalli, già proprietaria dell’Hotel Ligure, e che negli anni ‘80 fu travolta da una gravissima disgrazia. Sull’Autostrada per Genova persero la vita il papà, la mamma e una zia di Gianni, una ha sposato uno Stalla di Alassio.
Gianni trascorre la sua vecchia assistito da un badante e non manca mai alle funzioni religiose.
Nessun rischio di sfratto per i gestori (la famiglia Macheda) che con professionalità, dedizione, impegno, scrupolo, lungimiranza, hanno creato negli anni un vero gioiello dell’ospitalità nel ponente ligure. Un raro esempio di clientela fidelizzata italiana e straniera. Con soggiorni che non si limitano alle vacanze brevi al mare. C’è l’esempio di chi pur abitando in Riviera sceglie il Regina per trascorrere un mese di ferie. Una struttura che non fa cronaca, non organizza serate per vip, ma capace di offrire una vacanza di relax, un soggiorno da vero 4 stelle, 42 camere. Il servizio impeccabile, la cucina da stella Michelin, la terrazza per le colazioni, per pranzo e cena, a pochi metri dalla sabbia finissima, ogni sera l’orchestrina musicale.
“La nostra struttura – si legge sul sito dell’hotel – si trova direttamente sulla spiaggia, accessibile mediante l’ascnesore interno dal piano della camere, schiacciando meno uno sarete direttamente sulla nostra spiaggia di sabbia dorata e finissima.La nostra struttura non ha barriere architettoniche di alcune tipo, nemmeno per l’accesso in spiaggia.La nostra cucina è molto rinomata per la Sua cura, eleganza, attenzione alla preparazione dei piatti, prediligendo prodotti di alta qualità, freschi e locali, e possibilmente a km zero.il pesce sempre fresco presenta fra i vari piatti anche il pescato nel giorno , esposto anche direttamente ai nostri clienti.Le carni che vi presentiamo, sono solo selezionate, e sempre fresche.il nostro personale è altamente qualificato e disponibile per qualsiasi tipo di esigenza.
Il 9 gennaio scorso la notizia che ad Alassio dopo più di quarant’anni di attività, chiude uno dei locali più conosciuti di Alassio, che ora si trasferirà pronta a dar vita ad un nuovo progetto. La “Pantera Rosa”, storica pizzeria alassina, guidata con passione da Vittorio Bella e Luciana Dani, si prepara ad abbassare per l’ultima volta la serranda entro fin mese. Il locale è diventato negli anni un vero punto di riferimento per la città e una tappa fissa per chi trascorre le serate in Riviera, compresi anche diversi vip. Il locale, molto frequentato fin dagli anni Ottanta, si era costruito una solida reputazione grazie a un’atmosfera informale e a una cucina capace di attrarre non solo clienti abituali e turisti, ma anche numerosi volti noti del mondo dello spettacolo e dello sport. Un luogo che, nel tempo, è entrato a far parte della memoria collettiva cittadina.
Sarebbero fatti loro, e dei più privati. Ma sono, anche, loro, volti noti, nel panorama finanziario e politico sabaudo.
E allora eccolo, il video sgusciato fuori da una serata tra decine di amici nella riservatissima Torino bene. Condiviso, e subito, sulla pubblica piazza dei social. Al microfono Massimo Segre, figura notissima della finanza torinese, famiglia legata a Carlo De Benedetti. Al suo fianco Cristina Seymandi, imprenditrice, già collaboratrice dei Cinque Stelle e poi candidata in consiglio comunale con la lista Torino Bellissima di Paolo Damilano.
L’occasione è la festa per le prossime nozze. E invece, davanti agli amici radunati per l’annuncio, va in scena un altro copione: “ti dono la libertà, dice il finanziere alla compagna, ora sei libera di andare in vacanza a Mykonos con il tuo avvocato, è tutto pagato”.
Lei, Cristina, sbarra gli occhi, pietrificata davanti alla vendetta che il suo compagno ha deciso di costruire, e consumare, in pubblico. L’epilogo è un dj che abbandona la consolle nell’imbarazzo surreale, prima che il video girato da chissà chi, e chissà se per caso, finisca anche sui siti dei principali media.
“Una pagliacciata”, la definisce oggi Cristina Seymandi in un’intervista a La Stampa. “Massimo non mi ha ferito, mi dispiace per lui se è caduto così in basso”.
Torino intanto mormora, su una storia in cui Fruttero e Lucentini avrebbero forse intinto la propria ispirazione. Anche a loro, però, non sarebbe sfuggito il dettaglio più amaro, di una donna, seppur figura pubblica, esposta alla gogna e additata sulla pubblica piazza dei social.



