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Liguria e Basso Piemonte

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Teodora: l’indugio, la pigrizia, i pispigli, lo sprone della ragione


Quando si affastellano opinioni disparate dalle fonti più varie –influencer, youtuber, opinionisti di mestiere– o quando nella nostra mente si aggrovigliano pensieri su pensieri, che rampollano ossia germogliano uno dall’altro e, distraendoci, ci rallentano, allora è il momento di ritrovare la ragione, di ignorare i pispigli  (e anche i cæti, diremmo noi liguri) e riprendere il cammino con buona lena.

di Teodora

L’antico Castello di Monte Ursino a Noli

«Perché l’animo tuo tanto s’impiglia»                    

disse ’l maestro, «che l’andare allenti?

che ti fa ciò che quivi si pispiglia?

Vieni dietro a me, e lascia dir le genti:

sta come torre ferma, che non crolla

già mai la cima per soffiar di venti;

ché sempre l’uomo in cui pensier rampolla

sovra pensier, da sé dilunga il segno,

perché la foga l’un dell’altro insolla»

(Purg., V, 10-18)

Dante, povr’om, poco prima aveva chiesto con delicatezza e umiltà alla sua guida Virgilio:

Ma se a te piace, volentier saprei

quanto avemo ad andar  (Purg., IV, 85-86)

Domanda apparentemente semplice che però svela il dubbio esistenziale: per quanto tempo dobbiamo andare, salire, faticare?

E a proposito di pigrizia, una nota curiosa circa l’etimologia del termine “pigro” tratta da quello che forse possiamo considerare il primo dizionario enciclopedico, composto da Isidoro di Siviglia nel 624-636:

Piger, quasi pedibus aeger. Est enim tardus ad incedendum.

Pigro, quasi malato nei piedi: è infatti lento nel procedere.

(Isidoro, Etimologie o origini, X, 212)

 


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