Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

Svelato il mistero della morte del Principe di Finale: una sepoltura preistorica fra le più famose d’Italia


Una sepoltura preistorica fra le più famose d’Italia. Sopra Finale Ligure, nella Caverna delle Arene Candide, nel 1942 fu scoperta una tomba a inumazione che , per il suo contenuto, divenne subito una delle sepolture più famose d’Italia. La principale novità alla quale sono giunti gli esperti sta nel fatto che il giovane sia sopravvissuto all’attacco per un paio di giorni, come dimostra lo stato infiammatorio delle ossa scoperto dalla nuova autopsia.

di Tiziano Franzi

La posizione della Caverna delle Arene Candide nel territorio di Finale Ligure

Si tratta della cosiddetta tomba del Principe, perché il ricco e particolarissimo corredo funebre che accompagna lo scheletro di un giovane maschio è tale da fare supporre che si trattasse di un individuo di alto rango nella gerarchia sociale della tribù a cui apparteneva, vissuto 28 mila anni fa (nel Paleolitico superiore), alto 1.70, dalla presumibile età di quindici anni, morto a causa di una profonda ferita alla mandibola e alla spalla sinistra, infertagli da un grosso animale – probabilmente un orso delle caverne- durante una battuta di caccia.

Le sue lesioni vennero subito tamponate con argilla gialla di cui già ä antichità erano note le proprietà assorbenti e il suo corpo ricomposto su un letto di ocra rossa, il pigmento naturale più antico conosciuto, forse seguendo un rituale di “lasciapassare” verso quell’al di là che – allora come oggi- ci è sconosciuto. Con la stessa ocra rossa è stato anche intermente coperto il corpo del defunto e, una volta dissoltisi i tessuti molli, è penetrata bel tessuto osseo e vi si è depositata, donando una colorazione rossa allo scheletro. Al fianco non ha armi, ma oggetti che non sono stati trovati in altre sepolture: quattro bastoni forati ricavati da corna di d’alce con sottili incisioni decorative e due “bottoni” in avorio di mammuth che sono stati interpretati come “bastoni di comando” (ce ne sono quattro).

Attorno al busto sono stati identificati quattro oggetti intagliati, ricavati da porzioni di palchi di alce forati e con sottili incisioni lineari decorative, che il giovane portava probabilmente a tracolla nel momento del seppellimento.

Il copricapo è ricco e molto particolare, non una corona come potremmo immaginare, ma una sorta di cuffia formata da centinaia di conchiglie marine forate, unite a denti di cervo e pendagli in osso e cucite l’una all’altra in forma, appunto, di copricapo.

Al collo una collana anch’essa di conchigliette del medesimo tipo terminante con una cyprea: una conchiglia dalle dimensioni più grandi, spesso associata alla fertilità.

Il braccio destro si appoggia sul bacino e le ossa che compongono la mano stringono ancora una lunga lama di selce spessa un centimetro (un coltello ?) di provenienza francese, che non presenta tracce di utilizzo ed è quindi presumibile sia stata costruita appositamente per il corredo funerario del ragazzo.

Il braccio sinistro, invece, corre parallelo al fianco e mostra al polso i resti di un braccialetto di conchiglie forate che termina con un ciondolo lavorato in avorio di mammuth, che rappresenta una figura femminile simile alle cosiddette “Veneri del Paleolitico“.” [Tiziano Franzi, Le tribù liguri nella Preistoria, Erga ed., Ge., 2023]

Lo scheletro del Principe

 

Particolare del cranio con il copricapo in conchiglie
Particolare con a fianco dello scheletro i “bastoni di comando”
Ricostruzione ideale del corpo del Principe e degli elementi del suo corredo funebre.

Le ipotesi sulla sepoltura- La tomba è stata ricostruita nel Museo Archeologico Ligure, nella villa Pallavicini a Genova Pegli.

Recenti studi condotti da esperti di Università italiane e straniere (Università di Cagliari, Firenze, Genova e Pisa, insieme alla Soprintendenza ABAP Liguria e al Museo Civico di Archeologia Ligure, con la collaborazione scientifica dell’Université de Montréal e il New Mexico Consortium) hanno confermato l’ipotesi che la morte del giovane cacciatore sia stata dovuta all’attacco di un orso, ma non solo. Infatti, la morte è certamente legata ai traumi e alle ferite riportate dall’assalto dell’animale, ma il Giovane Principe aveva anche altre patologie che avrebbero contribuito alla sua morte.

Il Principe presenta lesioni al cranio, al volto e alla spalla sono evidenti per i segni degli artigli di un grosso animale: dalla perdita di metà della mandibola fino ad una porzione di clavicola, tipici di morsi o zampate. Sono state riscontrate anche fratture alle vertebre cervicali e un morso sulla fibula destra segni di fratture e lesioni ai piedi, un rischio frequente per i cacciatori-raccoglitori dell’epoca, con effetti spesso devastanti sulle loro aspettative di vita.

Ma la principale novità alla quale sono giunti gli esperti sta nel fatto che il giovane sia sopravvissuto all’attacco per un paio di giorni, come dimostra lo stato infiammatorio delle ossa scoperto dalla nuova autopsia. Questo, anche in relazione al corredo con cui è stato sepolto, porta a supporre che il suo corredo funebre non sia dovuto alla celebrazione della sua posizione sociale, ma alla ritualizzazione di un evento traumatico eccezionale. In sostanza, il fatto che egli sia sopravvissuto a un incidente di caccia così grave e lacerante per due o tre giorni, fu probabilmente interpretato dal suo clan come un evento miracolistico e pertanto il corredo funebre con cui fu sepolto,così ricco di particolarità rispetto ad altre inumazioni simili, volle testimoniare questo evento straordinario, cioè oltre il normale decorso di chi è stato così profondamente ferito.

L’allestimento di nuove sale nel Museo Archeologico di Finale. La scoperta sulla famosa sepoltura porterà nel mese di giugno all’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo dedicata al “Giovane Principe” delle Arene Candide:Sarà – come dichiara la direttrice Elisa Bianchiinterattivo con sale dedicate e capace di raccontare al meglio, con il supporto audio-video e un vero e proprio docu-film, l’epoca preistorica di riferimento. Saranno realizzati, quindi, nuovi contenuti, una nuova pannellistica e ottimizzata la complessiva fruizione museale”

Tiziano Franzi


Avatar

T.Franzi

Torna in alto