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Liguria e Basso Piemonte

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Loano, il sindaco leghista: Con il Sì a Nordio più trasparenza dai magistrati e più fiducia dei cittadini nelle istituzioni


L’annuncio è stato di IVG.it. “Referendum: mercoledì 4 marzo in biblioteca civica incontro con gli avvocati Giambattista Petrella e Gianluca Rudino”.Il segretario di sezione, a Loano, della Lega Salvini Premier: “La riforma della giustizia serve anche a punire i magistrati che sbagliano e chi non lavora”. 2/Borgio Verezzi, le ragioni del Sì e del Nò. A confronto con gli avvocati Alberto Russo e Mara Tagliero

Per la cronaca il segretario Aghittino era stato promotore dell’invito a Loano al generale Vannacci. Un comizio pre-elezioni europee. Il generale, che ora ha fondato un nuovo partito più a destra della Lega, aveva avuto parole di ringraziamento per gli organizzatori, per la calorosa partecipazione della folla. E nel suo ultimo comizio, a Ventimiglia, ancora da vice segretario nazionale della Lega aveva accennato di tornare a Loano “città molto sensibile alle tematiche della destra sociale e fedele ai suoi principi“. In quella occasione il sindaco, sul palco, aveva ringraziato ed abbracciato il generale. E più di recente al Festival di Sanremo era presente Vannacci. Riconosciuto da un gruppo di 5 giovani amici gli hanno chiesto un autografo. Pareva non interessato. Quando hanno pronunciato: veniamo da Loano, si è fermato ed ha accolto la richiesta e nel congedarsi:”Portate i miei saluti al vostro sindaco, persona eccezionale, tenetene da conto“. Sempre Lettieri è stato tra i sindaci (Finale Ligure e Andora e il presidente della Provincia) ad accogliere con la fascia tricolore la rappresentate dell’ambasciata d’Israele a Roma e del ‘pacifista‘ governo Netanyhau. Visita propiziata dal consigliere regionale loanese Angelo Vaccarezza tra i falchi decani di Forza Italia&Club Scajola, divulgatore degli Amici di Israele in provincia di Savona e in Liguria. “Israele popolo pacifista che deve difendersi dal terrorismo dei palestinese di Hamas”. La strage sul territorio israeliano del 7 ottobre 2023 è stata di circa 1400 persone uccise e ferite, 250 sequestrate come ostaggi. Molti di loro, giovani ed anziani, vivevano nelle colonie ed erano militanti pacifisti.

L’avv. Gianbattista Petrella, già coordinatore provinciale di ‘Scelta Civica’, ex presidente del club Lions di Spotorno Noli Bergeggi e Vezzi Portio, iscritto all’Associazione Ufficiali in congedo Unuci. Da anni molto attivo con una delegazione ligure del Partito Radicale che ha al suo attivo frequenti visitate nell’inferno delle carceri della Liguria. Superaffollate, con pochi agenti e al centro di rivolte, suicidi, carenze sanitarie, proteste e richieste del sindaco di categoria. E buon ultimo Savona senza carcere da 10 anni, unica provincia in Italia, invano promessa dai ministri della Giustizia che si sono succeduti. E con Nordio? Silenzio…altre priorità

IL REFERENDUM – Ivg.it: “Si tratta di un incontro informativo sul referendum costituzionale del prossimo 22-23 marzo in merito alla separazione delle carriere della magistratura. L’evento, organizzato dalla sezione cittadina della Lega-Salvini Premier, con la partecipazione degli avvocati Giambattista Petrella e Gianluca Rudino, del foro di Savona, che spiegheranno la riforma in quanto tale e le motivazioni per cui si sostiene l’approvazione della riforma stessa”.

Demis Aghittino, segretario della Lega-Salvini Premier della sezione di Loano e organizzatore dell’evento, ha commentato: “Questa riforma è necessaria a completare quella della procedura penale che risale a quarant’anni fa. Questa riforma è utile a limitare l’influenza delle ‘correnti’ e delle associazioni di magistrati. Significa dire sì alla separazione netta tra giudici e pubblici ministeri e a una magistratura più trasparente valorizzando il merito dei magistrati e punendo chi sbaglia e chi non lavora. Per questo tipo di referendum non c’è quorum, dunque è fondamentale spiegare e portare la gente a votare”.

Luca Lettieri in veste ufficiale a Palazzo di giustizia a Savona per la firma di un accordo di cooperazione con il Tribunale rappresentato dal capo dei Gip, Fiorenza Giorgi. Curiosità: Lettieri al Referendum sostiene il Sì, Giorgi ora in pensione partecipa a incontri pro Nò.

Il sindaco di Loano, Luca Lettieri, ha detto: “Ringrazio il segretario della Lega di Loano, Demis Aghittino, per aver organizzato un momento di approfondimento su una riforma che ritengo fondamentale per il futuro della giustizia italiana. La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è una scelta di chiarezza e di equilibrio istituzionale. Significa rafforzare la terzietà del giudice, garantire un processo più equo e rendere la magistratura più trasparente e responsabile. (Potrebbe aggiungere come tutti possono testimoniare la mia trasparenza di sindaco e politico di destra destra ndr) Il referendum è un passaggio importante di democrazia diretta. Personalmente voterò convintamente Sì, perché credo che questa riforma rappresenti un passo avanti necessario per modernizzare il nostro sistema giudiziario e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.

NOTA DI REDAZIONE – L’avv. Gianbattista Petrella è figlio del compianto magistrato (prima Pm, poi Giudice Istruttore e infine giudice civile del Tribunale di

Antonio Petrella è stato PM e giudice istruttore del Tribunale di Savona

Savona). Antonio Petrella era nato a Pola il 6 aprile 1946, morto a Roma il 22 marzo 1992 a 46 anni. Per l’intero periodo del suo ruolo di magistrato e giudice, a Savona, sono stato cronista di giudiziaria per Il Secolo XIX e mi onoravo della reciproca stima. Chi più di un cronista di giudiziaria può conoscere la rettitudine e coerenza nel lavoro quotidiano di un magistrato inquirente o giudicante. Chi più di lui ha costanti rapporti, anche confidenziali, con gli operatori degli uffici giudiziari, con avvocati, consulenti,  periti,  commercialisti che seguono procedure fallimentari, i componenti dei ‘collegi arbitrali’. Due arbitri nominati, uno ciascuno, dalle parti in lite in particolari cause civili. Il Presidente del Collegio Arbitrale è il terzo membro, solitamente designato dagli arbitri nominati dalle parti o, in mancanza di accordo, dall’autorità giudiziaria o dal soggetto precostituito (es. Camera Arbitrale). Un contenzioso da risvolti finanziari ed economici, anche ingenti, senza che le cronache diano notizie almeno dei casi più eclatanti.

Il dr. Petrella era una magistrato stimato, tra le mura del vecchio Palazzo di Giustizia, apprezzato per la sua umanità e attenzione verso i più deboli. Stimano per la sua preparazione, rigoroso e coraggioso. Cito solo le due maggiori inchieste della storica di Savona e che restano ancora tali. Quella sulle Bombe Nere (1974-75). Per anni 12 fascicoli per altrettanti attentati a Savona, Vado e Varazze, rimasero negli armadi, affidati a diversi magistrati, anziché essere coordinati e affidati ad un unico ‘inquirente’.

Quando, da uno scambio di idee con il sostituto procuratore Petrella, mi resi conto della incredibile realtà istruttoria scrissi un articolo. Per farla in breve, intervenne la Procura Generale di Genova con l’ispezione di tre magistrati e nel ruolo di giornalista fui tra gli interrogati e senza avvalermi del segreto professionale. Successivamente in Consiglio Superiore della Magistratura aprì un procedimento disciplinare, ma dei sette testimoni convocati, tra cui avvocati, un senatore del PCI, un cancelliere,  mi ritrovai quasi solo quando mi chiesero, tra l’altro, quale fosse la nomea del Procuratore Capo e da cosa scaturiva secondo la mia testimonianza. Oltre alla relazione dei tre sostituti procuratori generali, era assai esplicita quanto emergeva dalle 12 pagine di motivazioni scritte dal dr.Petrella. Non faceva sconti e sul modo in cui furono condotte le indagini preliminari, le omissioni dell’inchiesta e la conseguente richiesta di archiviazione per reati a carico di ignoti. Sta di fatto che il Procuratore capo, con decreto della commissione disciplinare, venne trasferito a Torino.

La seconda inchiesta che occupò per giorni, mesi, anni, le cronache dei quotidiani e delle TV locali e nazionali, fu la scoperta 1980-1981 della prima tangentopoli italiana  (precedeva Mani Pulite di Milano) che coinvolgeva imprenditori ‘taglieggiati’ . Non tutti vuotarono il sacco o sostenendo che erano contributi volontari al partito. Altri, per non essere imputati, si dichiararono parti lesa ad opera di pubblici ufficiali nei loro ruoli istituzionali, a cominciare dal presidente della Regione Alberto Teardo, dominus del Psi in provincia di Savona, il politico più potente della Liguria, solidi legami con i vertici romani del partito. La prima retata con 11 arresti il 14 giugno 1983, poche settimane prima delle elezioni politiche nelle quali Teardo si era candidato al Parlamento. Non fu eletto e  raccolse 9 mila preferenze da incarcerato accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Già in primo grado il Tribunale – presidente Gennaro Avolio a latere Caterina Fiumano, giudice estensore Vincenzo Ferro- fu esclusa in sentenza l’aggravante mafiosa perché la legge non prevedeva ancora il reato associativo commesso da pubblici ufficiali.

Tra tra i capi d’accusa emergevano i legami (assegni con diverse girate) con Peppino Marcianò a capo della ‘locale‘ (ponente ligure) ‘ndrangheta calabrese. Che fu chiamato a testimoniare con il fratello, giustificarono gli assegni, con diverse girate finite negli ambienti socialisti, con la presenza di prestiti a conoscenti e di non aver mai incontrato Teardo, semmai esponenti del partito.

L’inchiesta era iniziata con un esposto (R.R.) firmato dal massone ‘pentito’ (GOI di Palazzo Giustiniani- Loggia di Imperia) Renzo Bailini di Loano e Borghetto, allora corrispondente del quotidiano Lavoro di Genova (la voce del Psi e già diretto da Sandro Pertini). Oggi non ho difficoltà ad ammettere che l’esposto fu scritto con la mia macchina da scrivere sulla base del racconto di Bailini. Un secondo esposto indicava una banca dove finivano i versamenti (in genere 5 milioni alla volta) su libretti al portatore intestati a nomi come Novara, Genova, ecc. Libretti che diedero la prima svolta perchè fu accertato che a versare il denaro era quasi sempre la segretaria di Teardo.

Posso aggiungere che restai l’unico cronista a ricordare, più di una volta, che il vero merito per lo sviluppo delle indagini fu di Antonio Petrella che da neo Giudice Istruttore non accolse la richiesta di archiviazione a tamburo battente dell’allora Procuratore Capo, lo stesso dell’inchiesta ‘Bombe di Savona’.

Fu Petrella a emettere primi sei ordini di perquisizione domiciliare, ad uffici e le comunicazioni giudiziarie. Ma le uniche perquisizioni (solo avviso di reato) che vennero omesse riguardavano proprio Teardo. Per Petrella occorreva- e lo aveva già predisposto- perquisire l’abitazione di Albisola Capo, l’ufficio di presidenza in Regione e una sede del partito. Ebbene quando scese al piano inferiore del vecchia sede per informare l’allora presidente del Tribunale fu ‘invitato’ a non procedere con le perquisizioni al presidente Teardo. Va da se che senza il ruolo di Petrella il ‘sistema Teardo’ forse avrebbe continuato a governare impunito.

La ‘retromarcia’ dell’ultima ora in merito alle mancate perquisizioni mi costò, con l’allora direttore responsabile, una querela per diffamazione e pubblicazione di atti coperti dal segreto istruttorio, richiesta di un miliardo e mezzo di danni. Analoga querela dal cassiere del clan, il socialista albergatore di Spotorno Leo Capello che vantava amicizia e frequentazione con il presidente Pertini ed il comandante generale dell’Arma dei carabinieri. Tra gli elementi dell’accusa i giudici istruttori Del Gaudio e Granero indicarono in quasi 20 miliardi di lire le tangenti del ‘sistema Teardo‘. Compresi 4 alloggi a Sassello, poi acquistati da un imprendiore socialista di Albenga, risultato il primo degli eletti nelle elezioni comunali.

La prima sezione del Tribunale di Genova (contrariamente alla richiesta del PM con il quale l’avv. Silvio Romanelli, difensore di Teardo, lamentava che nonostante querela e smentite ‘proseguiva con nuovi articoli la diffamazione ad opera dello stesso redattore. Curioso inciso. Terminati i processi, come scrissero i media, a Teardo sarebbe stata presentata una parcella da un miliardo e mezzo). Il tribunale sentenziò l’assoluzione per la diffamazione e condanna a 400 mila lire per aver pubblicato notizie di reato (riguardanti anche Capello) coperto dal segreto istruttorio, con un risarcimento di 100 mila lire. Condanna pecuniaria appellata in Corte d’appello e in Cassazione che decretò la ‘prescrizione’. Nel processo a Genova – ripreso da Tv nazionali e quotidiani anche in prima pagina- fui assistito da Ernesto Monteverde, allora figura di spicco dell’avvocatura ligure, riconosciuto come un autorevole penalista del foro genovese (unico legale di fiducia-gratis del Secolo XIX  all’epoca della famiglia Perrone). Da parte mia aggiunsi il penalista genovese Romano Raimondo ancora in vita.

Se fine a quel momento non era opportuno evidenziare i buoni rapporti con Petrella, ebbi la soddisfazione umana di passeggiare nel centrale corso Italia di Savona con il magistrato e il suo  migliore amico, l’avvocato Giuseppe “Pino” Iovino. Stroncato, a 67 anni, da malattia affrontata con dignità e coraggio. Chiedendo che la notizia della sua morte fosse resa pubblica solo a funerali avvenuti. Iovino era avvocato dell’Inps in molte sedi; tornato nella sua città, a Roma, ricoprì incarichi, sempre nell’INPS, di rilievo a livello nazionale. E’ stato  amministratore pubblico e della sanità savonese, prima con il vecchio San Paolo, poi con l’Usl. Socialista, “vecchio stampo”, capace di sottile ironia partenopea nell’affrontare anche i casi più ostici. Iovino aveva posto, nel 1981, la prima pietra per il trasloco totale e l’alienazione del vecchio San Paolo con una delibera di intenti dell’Usl 7 Savonese.

Per la storia, nel terremoto Teardo gli unici partiti a sostenere pubblicamente il ruolo dei magistrati inquirenti e giudicanti furono la Lega di Bossi, il PRI con l’avvocato, oggi decano, Renzo Brunetti (fece parte del tribunale speciale massonico, 4 memri, che espulse Gelli da Palazzi Giustiniani) e dalla Sinistra Indipendente con l’avv. Carlo Trivelloni che firmò un esposto, reso pubblico dal Secolo XIX in cronaca nazionale, sul ruolo oscuro di una un’associazione savonese.. Trivelloni ponevano alcune domande. Tipo: cosa s’ha il presidente Teardo del circolo…. ?

L’esposto fu assegnato al Pm Filippo Maffeo (loanese,  già giovane consigliere comunale eletto come indipendente nella lista Dc) che dispose perquisizioni di sedi massoniche. Una in particolare. Sette funzionari statali e comunali finirono sotto processo  (violazione del divieto di appartenere ad associazioni ‘riservate’). Il Delegato magistrale della Liguria della Gran Loggia degli Alam presentò un esposto alla Procuratore generale di Genova contenente  una sfilza di accuse all’operato di Maffeo, tra le quali di aver disposto una perquisizione, affidata alla squadra politica e squadra mobile della Questura, con agenti che si presentarono con mitra puntati. Maffeo rispose con una circostanziata memoria in difesa del suo operato e della Polizia. Seguirono alcuni interrogatori di dirigenti della questura e di massoni. L’esposto venne archiviato.

In attesa dell’ultima ‘chiamata’ per la veneranda età voglio aggiungere mi trovai al centro di una presunta e curiosa spay story. Venni informato da un questore (non di Savona) che conobbi per aver sposato la figlia avvocato e docente di una facoltosa famiglia del Ponente Ligure. Il questore che emerse tra gli iscritti alla Loggia P2 di Gelli (“ne facevo parte solo perché infiltrato dai servizi segreti”) mi riferì di essere stato fotografato da agenti dei servizi segreti israeliani dopo scritto più volte, per la Teardo story, che emerse dalle indagini un presunto traffico di lingotti d’oro, da parte di un fratello di Teardo che da Venezia frequentava anche la Liguria. Si trattava di una ‘bufala’ dell’alto funzionario? Ammetto che decisi, su consiglio di un colonnello dei carabinieri, di lasciare l’abitazione di Loano (dove ho sempre mantenuto la residenza) per trasferirmi in un’altra località costiera.

(L.Cor.)

2/BORGIO VEREZZI, REFERENDUM COSTITUZIONE. LE RAGIONI DEL Sì E DEL No a confronto. Con gli avvocati Alberto Russo e Mara Tagliero

 

 


L.Corrado

L.Corrado

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