L’analisi della lunga crisi dei quotidiani in Italia. Il direttore del Decimonono, fondato il 25 aprile 1886 (140 anni) a Genova, ha scritto due editoriali. “Perchè nessuno vuole comprare i grandi giornali. Crisi dei giornali e democrazia”. Il Secolo XIX, che con la sua autorevolezza, aveva raggiunto una media domenicale di 180 mila copie vendute in edicola e abbonamenti, 140 quella giornaliera.

Nella solo provincia di Savona vendeva 20-25 mila copie seconda posizione in Liguria dopo Chiavari .Ora l’intera edizione si attesta a 16 mila copie, cui aggiungere gli abbonamenti on line. Il declino della carta stampata e le difficoltà economiche del settore editoriale ha ‘imposto’ di razionalizzare le redazioni (a Imperia da due a una e quella del Basso Piemonte) e soprattutto sfoltire il numero dei redattori. Affidare ai collaboratori buona parte degli articoli sia in cronaca nazionale che locale. Le prime strategie di depotenziamento, non sempre oculate e proiettate nel futuro, sono iniziate quando l’erede Carlo Perrone (classe 1956) ha assunto le redini estromettendo il cugino Cesare Brivio Sforza, tra gli artefici, quale amministratore delegato, degli anni d’oro del giornale. Dal 2014 Carlo Perrone ha creato una nuova società con Joan Elkann che è successivamente diventato unico proprietario. Perrone ha gestito la SEP S.p.A. e contribuito alla fusione di Editrice S.p.A. (con La Stampa) e poi nel gruppo GEDI. Ora vive con la famiglia a Parigi dove ha ereditato un patrimonio immobiliare nella zona più pregiata della capitale.

Nel luglio 2024 Il Secolo XIX è stato acquistato dal Gruppo MSC (Mediterranean Shipping Company), di proprietà dell’armatore Gianluigi Aponte sorrentino, 85 anni, moglie svizzera, Rafaela Diamant, erede di un banchiere. La MSC è un colosso marittimo mondiale, sede a Ginevra dove la famiglia Aponte vive. I figli Diego Aponte e Alexa Aponte Vago ricoprono ruoli di vertice nell’azienda di famiglia: Diego è presidente del gruppo, mentre Alexa è direttrice finanziaria.
L’arrivo dell’armatore aveva suscitato molte speranza su un sostanzioso, quanto a investimenti e potenziamento, del Secolo XIX. Per ora siamo quasi al punto di partenza. Almeno si può contare su una solida proprietà che finora ha seguito una linea editoriale moderata e indipendente. Evitando intrecci con il mondo della politica e del suo potere, delle lobby.
Per i quotidiani cartacei si è pure creato un vuoto totale della diffusione nell’entroterra e perfino nelle ‘cittadelle’ (un tempo paesi con i soli residenti) a monte della fascia costiera. E ancora la chiusura dell’80 per cento delle edicole. In estate nelle località montane di villeggiatura Il Secolo XIX è difficile che arrivi nelle edicole e quando si trova c’è solo l’edizione di Genova.
In Germania la crisi delle copie dei quotidiani viene affrontata lasciando inalterata la ‘forza redazionale’. I quotidiani principali coprono la cronaca locale in modo capillare. Tutti, proprio tutti, gli eventi, anche quelli minori, piuttosto avara la cronaca giudiziaria. E ancora contrariamente a quanto avviene in Italia non ci sono manifesti funebri, unicamente annunci sui quotidiani e che rappresentano un cospicuo introito economico come era per Il Secolo XIX che la domenica raggiungeva anche 12 pagine di annunci commerciali. In maggioranza immobiliari.
Una esempio: Alzey situata in Renania-Palatinato, 20 mila abitanti. La città è il capoluogo del circondario, in prevalenza rurale, di Alzey-Worms, che ha una popolazione complessiva di oltre 133.000 persone. I quotidiani principali che coprono la zona sono la Allgemeine Zeitung (con le sue edizioni locali specifiche come Alzeyer Zeitung e la Wormser Zeitung, 15 a 20 pagine) . Entrambi i giornali appartengono al gruppo VRM (Verlagsgruppe Rhein Main) e offrono una copertura dettagliata e specifica dei comuni, delle Verbandsgemeinden (comunità intercomunali) e della città di Alzey. Ogni mattina è possibile, tra le 6 e le dieci, avere una copia direttamente a casa ad opera di società che si occupano di distribuzione.
2/Altro caso recente: IL FATTO QUOTIDIANO fondato il 23 settembre 2009 da Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Peter Gomez, Marco Lillo, Furio Colombo, Bruno Tinti e Cinzia Monteverdi. Edito dalla SEIF (Società Editoriale Il Fatto S.p.A.), il giornale è noto per la sua linea editoriale indipendente, focalizzata su inchieste. Unico in Italia in costante crescita di diffusione. Eppure il direttore Travaglio ha di recente annunciato che il bilancio è in rosso e bisogna risparmiare indicando la ‘cura’.
3/Rinnovo del contratto, Associazione e Ordine dei Giornalisti della Liguria, in occasione del Festival, hanno partecipato al flash mob, organizzato dalla Fnsi, per il rinnovo del contratto. «Il contratto fermo al 2014, i minimi contrattuali fermi al 2012″ . Un CoCoCo guadagna circa 11.000 euro lordi all’anno, una partita Iva 17.000 euro all’anno. La gran parte dei collaboratori esterni, a parte le ‘grandi firme’, delle redazioni, soprattutto di provincia, percepisce 4-6 euro a notizia pubblicata. Stesso discorso per i quotidiani on line locali.


2/IL DIRETTORE MARCO TAVAGLIO ai lettori: esigenze di risparmio, dobbiamo diminuire le pagine del Fatto
Nell’ultima classifica Ads, pubblicata da Primaonline, sulla diffusione dei quotidiani italiani Il Fatto Quotidiano mostra la performance migliore in assoluto. I dati di dicembre 2025 confrontati con dicembre 2024 segnano più 9,2 per cento, passando da 53.098 copie giornaliere diffuse (edicola più digitale) a 57.983. Al secondo posto, molto distanziato, c’è Avvenire (più 1,8 per cento), al terzo la Repubblica (più 0,9 per cento).
“PARLIAMO DI NOI”- Ciò nonostante il Direttore Marco Travaglio il 28 febbraio 2026 sul giornale ha scritto un colonnino intitolato “Parliamo un po’ di noi”. Nei quali annuncia sostanzialmente la riduzione delle pagine, il ritorno “nei giorni feriali al formato delle origini: 16 pagine che salgono a 20 il sabato e la domenica e nelle occasioni speciali”. Il numero degli articoli -dice Travaglio ai “cari lettori”- resterà pressoché invariato, ma saranno un po’ più brevi. Le rubriche saranno “razionalizzate e rinnovate, ma senza perdere nessuna delle nostre firme”. Saranno tagliati i programmi tv, pagine di moda e motori e alcune recensioni culturali, che traslocheranno sul sito.
TEMPI DI LETTURA- Alla base di tutto ciò “la riduzione dei tempi di lettura del pubblico e le esigenze di risparmio imposte dagli aumenti dei costi”. Dice Travaglio che Il Fatto è l’unico in Italia in costante crescita per la diffusione anche e soprattutto grazie agli abbonamenti digitali, “ma i ricavi che una copia digitale assicura sono solo un quarto di una cartacea”. Travaglio chiede a giornalisti e lettori un impegno “per allargare la comunità del Fatto, fino all’obiettivo che ci metterebbe in sicurezza definitivamente, 100mila abbonamenti digitali”.
RISULTATO NETTO- Nel 2024 il risultato netto del Fatto è stato negativo per 1 milione e 700mila euro, con un indebitamento finanziario netto di 3 milioni e 422 euro. Nel primo semestre 2025 il risultato netto è stato negativo per 1 milione e 599mila euro rispetto a 1 milione 135mila euro al 30 giugno 2024. L’indebitamento finanziario netto è stato di 4 milioni 650mila euro.
2/Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria aderisce alle due giornate di sciopero del 27 marzo e il 16 aprile proclamati dalla FNSI, la Federazione Nazionale della Stampa italiana, nell’ambito della vertenza per il rinnovo contrattuale, che si protrae ormai da due anni. Il 1° aprile, esattamente dieci anni dopo la scadenza dell’ultimo contratto una rappresentanza dell’Odg Liguria insieme all’Associazione Ligure Giornalisti sarà presente a Torino in una manifestazione nazionale. Un’ iniziativa che vuole unire sia i temi del rinnovo contrattuale, sia la crisi che riguarda le testate del Gruppo Gedi La Stampa e Repubblica (oltre alle radio e all’online), per le quali sono in corso svendite, più che cessioni, da parte dell’editore Elkann. La Fnsi lotta per mantenere le tutele per i giornalisti e per il futuro dell’informazione e non si può accontentare di risposte algebriche e miopi che stanno riducendo l’informazione stessa ad un terreno incolto per l’intelligenza artificiale e lo sfruttamento di manodopera intellettuale. Gli editori continuano a prendere finanziamenti, eppure senza riuscire a immaginare un futuro per l’informazione e i suoi lavoratori, che siano dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori autonomi. Viviamo il grande paradosso di una società che consuma informazione e di editori che bruciano chi fa informazione.


Anche l’Associazione Ligure dei Giornalisti e l’Ordine dei Giornalisti della Liguria hanno partecipato al flash mob organizzato dalla Fnsi per il rinnovo del contratto. «Il contratto fermo al 2014, i minimi contrattuali fermi al 2012. Noi stiamo facendo questa protesta che è una protesta economica per il rilancio della professione, dell’informazione. Abbiamo la necessità di rinnovare il contratto, di rinnovarlo sia per la parte economica sia per la parte normativa. Oggi c’è l’intelligenza artificiale ma il nostro contratto non ne parla e questo non va bene. E questo per quanto riguarda i dipendenti. Poi abbiamo i giornalisti autonomi, freelance, collaboratori coordinati e continuativi che vivono con stipendi da fame. Un CoCoCo guadagna circa 11.000 euro lordi all’anno, una partita Iva 17.000 euro all’anno. La qualità dell’informazione così non ci può essere, ma senza qualità l’informazione muore. Senza qualità l’informazione è destinata a diventare il regno del Copia e Incolla e questo non lo vogliamo», ha detto Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi che ha portato a Sanremo, nel giorno dell’apertura del Festival il 24 febbraio 2026, la
mobilitazione per il rinnovo del contratto di lavoro scaduto il 1 aprile del 2016 con un flash mob davanti all’Ariston. I giornalisti hanno esposto degli striscioni con la scritta: “Giornalisti senza contratto da 10 anni. È ora di cambiare musica“. «I giornalisti sono lavoratori come tutti gli atri. A volte facciamo fatica ad arrivare a fine mese, soprattutto i lavoratori autonomi, le partite Iva e i collaboratori coordinati e continuativi», hanno aggiunto Matteo Dell’Antico (segretario Alg), Milena Arnaldi (presidentessa Alg) e Tommaso Fregatti (presidente Odg Liguria).

