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Il bacio della mano? Galanteria, potere, paura, rispetto e devozione: tra tradizione e sensibilità moderna


Il bacio della mano. Galanteria, potere, paura, rispetto e devozione: tra tradizione e sensibilità moderna.

di Vincenzo Bolia

Alcuni gesti attraversano i secoli senza scomparire, ma non restano mai identici a sé stessi. Il bacio della mano è uno di questi.

Nato in contesti storici molto diversi, continua a riemergere nel presente suscitando interpretazioni contrastanti.

Appartiene alla tradizione, ma viene oggi osservato alla luce di una sensibilità moderna più attenta alla dignità reciproca e alla qualità delle relazioni. Ciò che un tempo era considerato segno spontaneo di educazione può oggi apparire carico di ambiguità.

Lo stesso movimento – chinarsi e sfiorare una mano con le labbra – può esprimere omaggio, riconoscimento, devozione. Oppure suggerire distanza, gerarchia, subordinazione.

I simboli non sono immobili. Mutano significato nel tempo perché muta il contesto che li ospita. Cambia la cultura, cambia la percezione dei ruoli, cambia il modo in cui uomini e donne si guardano negli occhi.

Il baciamano galante- Il baciamano nasce nelle corti europee medievali e moderne come gesto codificato di rispetto.

Non era umiliazione, ma linguaggio sociale. Le società dell’epoca avevano bisogno di segni visibili per rendere riconoscibili i ruoli e per disciplinare i rapporti tra le persone.

Nel contesto cavalleresco, il baciamano dell’uomo alla donna esprimeva omaggio e cortesia. La forma contava: postura, distanza, misura del gesto facevano parte dell’educazione. Non si trattava tanto di sentimento quanto di stile.

Tra Ottocento e primo Novecento divenne rituale di galanteria nei salotti, nei ricevimenti ufficiali, nei contesti diplomatici. Era una grammatica condivisa, che indicava rispetto senza bisogno di parole.

Con il mutare dei costumi e con l’affermarsi di una maggiore parità tra uomo e donna, quel gesto ha perso parte della sua funzione originaria. Oggi ciò che appariva naturale può risultare formale, superato o persino démodé.

Non è un giudizio sul passato. È il segno che i simboli vivono dentro la cultura e cambiano con essa. Ogni epoca seleziona ciò che conserva e ciò che lascia trasformare.

Il bacio al mafioso- Nel contesto mafioso il significato cambia radicalmente. Qui il gesto non è omaggio galante, ma riconoscimento di un’autorità fondata su controllo e intimidazione. Non c’è cortesia, ma affermazione di potere.

Nel Novecento il cinema ha contribuito a fissare questa immagine nell’immaginario collettivo. In Il Padrino, con il volto severo di Marlon Brando nei panni di Don Vito Corleone, il baciamano diventa rito pubblico di fedeltà: non un atto privato, ma una dichiarazione visibile di subordinazione al capo. Il gesto si compie davanti agli altri proprio per rendere evidente la gerarchia. La mano non rappresenta cortesia, ma comando; il gesto sancisce appartenenza e struttura piramidale del potere.

Il corpo che si china comunica adesione. Chi bacia la mano rende manifesta una relazione asimmetrica.

Accanto al riconoscimento si inserisce spesso la paura. Il gesto può essere percepito come necessario per evitare conseguenze indesiderate o per cercare una forma di protezione. La mano rappresenta autorità, ma anche potere coercitivo.

Il rispetto si intreccia con il timore. In questo ambito il simbolo non esprime reciprocità, ma distanza. Non è un gesto di relazione, ma un atto che conferma una supremazia.

Il bacio nella Chiesa- Nel contesto ecclesiale il gesto si è espresso tradizionalmente nel bacio della mano del sacerdote – oggi poco praticato – e, per i vescovi, dell’anello episcopale, come segno di rispetto verso il ministero.

L’autorità religiosa è intesa come servizio, e il gesto si rivolge non alla persona in quanto tale, ma alla funzione che rappresenta.

Per secoli questa forma di deferenza è stata vissuta come naturale, inserita in un sistema simbolico condiviso e riconosciuto dai fedeli. Oggi, però, la sensibilità culturale è cambiata. Si avverte maggiormente il valore della vicinanza, della fraternità, della dignità condivisa tra i fedeli.

Anche questo gesto può essere letto alla luce di tale evoluzione. Non è tanto il rispetto a venir meno, quanto la forma attraverso cui lo si esprime.

In fondo, anche un lieve piegamento del capo o un semplice accenno di inchino possono esprimere rispetto in modo adeguato. In diversi contesti ecclesiali, il tradizionale bacio dell’anello è talvolta sostituito da un gesto più sobrio. Sono modalità che comunicano stima senza enfatizzare la distanza e senza creare barriere simboliche difficili da comprendere nel contesto contemporaneo.

Conclusione- Il bacio della mano continua a vivere nei contesti che lo hanno generato. Alcuni resteranno probabilmente immutati, legati a tradizioni che si perpetuano quasi per inerzia culturale. Altri potranno evolvere, seguendo il lento mutare della sensibilità collettiva e del modo in cui oggi vengono percepite le relazioni tra le persone.

Non è il gesto in sé a cambiare valore, ma lo sguardo che lo osserva e l’intenzione che lo accompagna. Lo stesso movimento può essere galanteria, timore, devozione o semplice formalità.

Ogni epoca rilegge i propri simboli, li conserva, li attenua o li lascia trasformare. I simboli, quando attraversano il tempo, non restano mai del tutto fermi: sono sempre esposti alla sensibilità degli individui che li compiono e di coloro che li ricevono.

E forse è proprio questa continua rilettura a mantenere vivo il significato dei gesti, impedendo che diventino puri automatismi privi di consapevolezza.

Vincenzo Bolia


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