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Liguria e Basso Piemonte

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Pietra Ligure: spiagge e arenili. Quando soffiava il vento “andrà tutto bene”. Invece si sono persi cinque anni


Perché si è perso troppo tempo per mettere a posto la questione delle spiagge e degli arenili di Pietra Ligure? Ci si è ridotti all’ultimo istante dell’ultimo momento! Perché?

di Mario Carrara*

Prima di arrivare alle sentenze di quest’anno 2026, che hanno gettato nel panico i Comuni finora inadempienti e i titolari degli stabilimenti balneari, c’erano stati due punti di riferimento precisi da non ignorare per regolarsi su cosa fare in merito alla gestione dei litorali e delle spiagge.

  1. La direttiva “Bolkestein“, n⁰123, che risale al 2006.

E, saltando le varie sentenze che ci sono state nel frattempo:

  1. Le sentenze dell‘Adunanza plenaria del Consiglio di Stato nn. 17 e 18
    del 9 Novembre 2021.

Tanto per capirci, che cos’è L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato? Quest’ultimo è l’organo “d’appello” delle sentenze provenienti da tutti i TAR d’Italia; è diviso, in varie sezioni, ma, talvolta, in casi speciali, su materie rilevanti e controverse, per mettere una parola definitiva al riguardo, che serva di riferimento, successivamente, ai vari TAR regionali ed alle pubbliche Amministrazioni, si riunisce in “Adunanza plenaria“, con il suo Presidente e 12 giudici delle varie sezioni; l’Adunanza Plenaria diventa, quindi, il massimo organo giurisdizionale amministrativo italiano.

Ebbene, quest’organo giurisdizionale, nel Novembre 2021 si è pronunciato definitivamente sulla questione della proroga automatica delle concessioni demaniali. Esso
ha stabilito dei principi che sono diventate fermi, fissi ed inappellabili. Cos’ha stabilito l’Adunanza Plenaria? Che le leggi italiane che hanno riconosciuto l’automatismo per la proroga delle concessioni balneari dovranno essere disapplicate dal giudice italiano nonché dalla P.A., in quanto contrarie alle regole europee sulla concorrenza
imposte
dall’art. 49 TFUE; dall’art. 12 della Direttiva CE n. 123 del 2006 (Bolkestein).

Tuttavia, l’Adunanza Plenaria, consapevole dell’impatto sociale ed economico che una tale pronuncia avrebbe avuto se fosse stata applicata da subito, in particolare nei riguardi della decadenza delle concessioni demaniali “balneari“, aveva assegnato alle Pubbliche Amministrazioni dei tempi congrui per mettersi in regola con le nuove norme, affinché essi, in particolare i Comuni, predisponessero tutti gli atti necessari per porsi in regola. Per questo, aveva stabilito che gli effetti della sentenza (decadenza delle attuali concessioni) ci fossero solo dal 1⁰ Gennaio del 2024, stabilendo, di fatto, una proroga di DUE anni (siamo, lo ripetiamo, al 9 Novembre 2021).

Dopo questa “pronuncia“, c’era, quindi, la piena consapevolezza da parte di Sindaci, avvocati, operatori balneari, sindacati, ecc. che
dal 31 dicembre 2023
, le concessioni demaniali marittime in essere avrebbero cessato di produrre effetto e sarebbero decadute, dovendosi ritenere irrilevante ogni eventuale proroga legislativa, contraria al diritto europeo che nel frattempo fosse stata disposta.

Chi c’era a Pietra Ligure come Sindaco nel 2021, quando l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato si è pronunciata? Chi c’era come Assessore alle spiagge?

Gli stessi che ci sono adesso.

Che cosa hanno fatto, nei due anni di proroga assegnata dell’Adunanza Plenaria, cioè 2022 e 2023, per mettere in regola il Comune e per mettere gli operatori balneari in grado di “adeguare” la programmazione della loro attività di lavoro? Risposta: NULLA!

Basti pensare che la pratica “Spiagge e arenili“, pur in piena tempesta giuridica, giudiziaria ed economica, in questi cinque anni, NON è MAI stata sottoposta all’esame del Consiglio comunale, pur essendo una questione rilevante per l’economia della città.

Anche perché c’era e c’è da risolvere la questione delle spiagge libere, la cui superficie come vuole la legge ed anche la legge regionale n⁰13 del 28/ 4/ 1999, e la sua modifica successiva n⁰22 del 2008, ogni Comune ligure avrebbe dovuto redigere obbligatoriamente il PUD, cioè il Piano di utilizzo delle aree demaniali, che avrebbe dovuto essere: “finalizzato principalmente a garantire un equilibrato rapporto tra aree LIBERE ed aree in concessione“, “Per una migliore fruizione dell’arenile da parte del pubblico e la minor occupazione con strutture permanenti“.

Più chiaro di così non si può scrivere!

Un “equilibrato rapporto” tra aree libere ed aree in concessione vorrebbe dire che, per essere in “equilibrio” dovrebbero sussistere tante spiagge libere quante sono quelle private.

La Regione Liguria ha stabilito che il rapporto debba essere il 40% di libere.

Quindi, c’era anche questo aspetto da tenere ben presente! E non è un aspetto secondario perché riguarda il diritto pubblico di utilizzare la spiaggia per fare i bagni, come dice la stessa parola: “liberamente“.

E, a quanto pare, questa problematica c’è ancora, perché il Comune di Pietra Ligure è ancora lontano dalla soglia minima del 40%.

Infatti, ben lungi dalle dichiarazioni propagandistiche dell’assessore alle spiagge, lette sui giornali, che davano Pietra oltre il 38%, siamo, invece, tra libere ed attrezzate al 32,56%, di cui spiagge libere
“vere
“, solo il 24,92%! Un po’ poco per raggiungere degli standard accettabili secondo le esigenze richieste dall’Europa e dalla normativa! Considerando pure che, per arrivare a questo già scarso risultato, ci si perviene sommando anche dei ritagli di spiagge libere che assomigliano a volte più a corridoi di passaggio tra una spiaggia privata e l’altra; ad esempio, una di soli 5 metri o un’altra di 12 metri sugli scogli di passaggio prima di accedere ad un molo, o un’altra di 16 metri, o quella di 12 metri sugli scogli del cantiere, sostanzialmente inutilizzabile. Tutte spiaggette “della vergogna” dove la gente che non può pagare o solo, non vuole, pagare per fare il bagno nel mare che è di tutti, si accalca in modo inverosimile e forse inumano. Eppure queste spiaggette “della vergogna” servono per fare i metri lineari che, sommati tra tutti, danno il totale delle spiagge libere in percentuale.

Che ha fatto il Comune nel frattempo? Ha deliberato, s’intende sempre la sola Giunta De Vincenzi (mai il Consiglio), con due delibere in successione nel 2025, in cui, sostanzialmente, prorogava le concessioni private esistenti.

Era più che automatico che, dopo la sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, citata all’inizio, il TAR della Liguria sbaragliasse quelle due delibere della Giunta di Pietra Ligure. Quello che stupisce è il caos che ne è seguito: il fatto di restare attoniti e stupefatti per un esito del genere. Ma, non se lo aspettava davvero nessuno?

Ci chiediamo: ma chi da consigli legali a chi deve deliberare, non poteva essere più prudente in una situazione del genere, così delicata e traballante? Non poteva consigliare, invece, di predisporre, a suo tempo, tra il 2021 ed il 2024, un nuovo PUD che avesse recepito le prescrizioni che si sarebbero dovute, prima o poi, rispettare? Ma nessuno si è accorto, in questi 20 anni dalla direttiva Bolkestein, che, con tutte le sentenze contrarie degli organi giurisdizionali alle aspettative di chi avrebbe voluto andare avanti così, i margini di manovra diventavano sempre più stretti? Come un “cono dell’imbuto” che si restringe sempre di più? Fa specie, invece, aver letto che qualcuno (che non lo pagherebbe di tasca propria, ma lo farebbe pagare al Comune) ipotizzi o “spinga” che il Comune faccia ricorso al Consiglio di Stato contro la recente sentenza del TAR Ligure di fine Gennaio scorso. Sarebbe, senz’altro, un ricorso “temerario“, dall’esito negativo pressoché scontato e già scritto prima! Visto quanto l’Adunanza del Consiglio di Stato aveva deciso nel 2021. Se si percorresse una scelta del genere sarebbe far buttare quasi sicuramente una cifra sui 30.000 euro tra costi della causa, avvocati e spese di giudizio e avvocati di parte avversa da pagare per la parte soccombente.

Ora, veniamo a sapere, che la Giunta De Vincenzi ha deliberato in data 12 Febbraio una “bozza di variante al progetto di utilizzo comunale delle aree marittime“. Una delibera che, come anticipato, sostanzialmente, lascia tutto com’è. Di sostanziale NON c’è nulla di nuovo. Non vengono ridisegnate le spiagge e le concessioni, rendendole almeno aggiornate con la realtà del 2026, in cui, ad esempio, alberghi che avevano spiagge in pertinenza, non esistono più da tempo. Né viene dato un ordine di ricomposizione delle spiagge libere; questione che sembra proprio sia l’ultima cosa che interessa a chi amministra la “cosa pubblica” a Pietra Ligure.

Infatti, traendo spunto da un emendamento alla legge regionale vigente citata, il cd. “emendamento
Invernizzi“, a Pietra Ligure, nella “bozza” elaborata in questione, non troverebbe applicazione la norma del rispetto almeno del 40% per le spiagge libere.

E ciò, se abbiamo capito bene, non accadrebbe solo, si badi bene, per Pietra Ligure, ma per tutta la Liguria, dove la norma del 40% si dovrebbe applicare. Che bel risultato!

Lasciare tutto com’è, secondo il principio biblico: “così è e così sempre sarà“.

La “bozza” della Giunta De Vincenzi NON cambia o non cambierebbe niente di sostanziale rispetto alla situazione attuale. Inoltre, le concessioni demaniali verrebbero assegnate per una durata di tempo proporzionale all’impegno economico profuso per l’aggiudicazione delle concessioni demaniali stesse. Quindi, anche per 10, 15 oppure 20 anni.

Una cosa del genere, potrebbe provocare, da subito, ricorsi al TAR dai soggetti che vorrebbero partecipare alle gare, considerando le condizioni che verranno poste nei bandi e, soprattutto, le sperequazioni e gli squilibri tra i valori delle concessioni che verranno poste all’asta, visto che essi sono, appunto “squilibrati“, variabili dagli 8 metri agli oltre 82; ma, soprattutto, c’è da aspettarsi che ci saranno dei pressoché sicuri ricorsi giurisdizionali quando si prenderà atto e si constaterà che la norma sulle spiagge libere è stata disattesa o “aggirata” e, quindi, NON applicata. Come, invece, avrebbe dovuto essere.

Chi farà i ricorsi! L’Agcom? Le associazioni di tutela dei consumatori? Quelle che si battono a livello nazionale per avere spazi adeguati di arenile libero? Lo vedremo, ma l’eventualità che ciò accada è rilevante. Ricordiamo, infatti, che le norme degli Stati nazionali, quelle regionali ed i loro “emendamenti“, o le delibere delle Giunte non possono essere in contrasto col diritto che promana dell’Europa che, volenti o nolenti, ora è prevalente su tutto.

Se ciò accadrà (com’è probabile che accada) tutto sarà di nuovo rimesso in discussione…. Come abbiamo già scritto, sarebbe stato meglio, quando c’era il tempo per farlo, mettersi a tavolino e studiare un nuovo PUD, riformulare e ridisegnare le spiagge, in modo da dare dare valori equilibrati tra loro e trovare i metri necessari per ottenere almeno il 40% di spiagge libere. Lo si sarebbe potuto fare, ovviamente, coinvolgendo, in primis, i concessionari balneari ed i loro sindacati. Questo coinvolgimento, da parte del Sindaco, dei balneari, veniamo a sapere, sempre per “sentito dire“, c’è stato recentemente, dopo la sentenza del TAR di fine Gennaio scorso. Ci dovrebbero essere state ben tre riunioni. Cosa sia stato in esse stabilito, non si sa. Abbiamo chiesto in Comune i verbali delle stesse, ma non esistono. Hanno per noi, quindi, lo stesso valore come se si fossero svolte al bar.

Le cose che si vengono a sapere da parte nostra, del gruppo di opposizione che pur rappresenta cittadini di Pietra Ligure, lo sono tramite gli organi d’informazione o per confidenze informali. Mai per un coinvolgimento diretto e formale, in qualsiasi modo, dell’opposizione in Consiglio comunale e di fronte a tutti.

Chi, finora, ha gestito la questione: “Spiagge libere e private” ha la piena e totale responsabilità di tutto quanto sta avvenendo e delle sue conseguenze prossime. Non è vero che da parte dell’Amministrazione comunale De Vincenzi “assuefarsi” completamente sulla difesa ad oltranza dell’esistente porti bene o benefici sicuri e garantiti a chi, finora, ha gestito le concessioni balneari, perché i tempi, le leggi sono cambiati e, soprattutto, ci sono le sentenze che si susseguono, sempre contrarie rispetto alle aspettative. La dimostrazione la si è vista con le delibere della Giunta De Vincenzi sbaragliate dal TAR a fine Gennaio, meno di un mese fa.

L’unica cosa sarebbe stata, lo ripetiamo ancora, affrontare la situazione già 5 anni fa almeno. Ma non si è voluto fare. E i responsabili sono sempre quelli che già nel 2021 amministravano a Pietra e oggi sono sempre gli stessi: sia il Sindaco che l’Assessore. Quelli che dicevano e continuano a dire, sostanzialmente, che: “andrà tutto bene“.

Noi li aspettiamo in Consiglio comunale.

*Mario Carrara

(consigliere comunale di opposizione)

 


M.Carrara

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