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Liguria e Basso Piemonte

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Il docente universitario: “A Imperia ritardo culturale nella lotta alla ‘ndrangheta”. Il sindaco Scajola: “Sono frasi gravissime. Parole diffamatorie e lesive per la nostra comunità”


Riceviamo- Le dichiarazioni del professor Rocco Sciarrone si collocano pienamente nel solco di un lavoro di ricerca e analisi che da decenni contribuisce alla comprensione delle mafie nei territori del Nord Italia, Ponente Ligure compreso.

La locandina del Secolo XIX davanti alle edicole della provincia di Imperia

Parlare della presenza e del radicamento della ’ndrangheta nel territorio di Imperia e più in generale nella Liguria di Ponente non significa formulare accuse generiche o diffamatorie, ma richiamare fatti accertati da indagini, processi e sentenze definitive.
Nel corso degli anni, la magistratura ha documentato in modo chiaro la presenza di articolazioni della ’ndrangheta nel Ponente ligure, con processi che hanno portato a condanne per associazione mafiosa, sequestri e confische di beni, nonché scioglimenti di consigli comunali per infiltrazioni mafiose, come avvenuto in passato a Ventimiglia e Bordighera. Le relazioni della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Nazionale Antimafia hanno più volte evidenziato come la Liguria – e in particolare l’area occidentale della regione – rappresenti un territorio di interesse strategico per le organizzazioni criminali calabresi, soprattutto nei settori dell’edilizia, del turismo, della logistica, del commercio e dei servizi.
In questo quadro, affermare che la ’ndrangheta abbia trovato nel tempo spazi di relazione negli ambiti politici, economici e sociali non è una semplificazione né una provocazione, ma una chiave di lettura ormai consolidata negli studi sulle mafie del Nord: mafie che agiscono in modo silente, relazionale, adattivo, e che prosperano proprio laddove vengono sottovalutate o rimosse.

Professore ordinario di Sociologia dei processi economici e del lavoro
Dipartimento di Culture, Politica e Società Università degli Studi di Torino
Campus Luigi Einaudi. Dal giugno 2024 è Delegato del Rettore per il Polo Universitario Penitenziario dell’Università di Torino e rappresentante dell’ateneo presso la CNUPP (Conferenza nazionale universitaria dei poli penitenziari). Dal 30 novembre 2024 è Presidente della SISMA – Società scientifica Italiana degli Studi su Mafie
e Antimafia. Dal 12 aprile 2024 è associato all’ISMed-CNR, Istituto di Studi sul Mediterraneo del Consiglio
Nazionale delle Ricerche.
Dall’8 aprile 2025 è socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino.
Dall’ottobre 2025 è delegato della Rettrice per le attività su mafie, antimafia ed educazione alla legalità dell’Università di Torino.

È quanto emerge non solo dalla ricerca accademica, ma anche dalle stesse parole di magistrati e investigatori che operano quotidianamente su questi territori. Accanto al lavoro delle istituzioni, è fondamentale riconoscere il ruolo delle realtà sociali e associative, che da anni presidiano i territori, costruiscono consapevolezza e promuovono partecipazione attiva. In Liguria come altrove, il contrasto alle mafie passa anche dall’impegno quotidiano di associazioni, scuole, cooperative, giornalisti, cittadini e cittadine che scelgono di non voltarsi dall’altra parte e di fare della legalità democratica una pratica concreta.
Riteniamo inoltre importante ribadire che parlare di mafie nei contesti educativi non significa delegittimare o screditare una comunità, ma al contrario riconoscerne la maturità democratica. Portare questi temi nelle scuole serve a fornire strumenti critici alle nuove generazioni, a distinguere tra responsabilità individuali e identità collettive, e a rafforzare quelle energie sane che in ogni territorio esistono e resistono. Tacere o minimizzare non protegge l’immagine di una comunità: la espone, semmai, a maggiori rischi.
Il contrasto alle mafie non è mai il compito di un singolo attore. È un lavoro complementare, che richiede la collaborazione leale tra istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, scuola, università, informazione e società civile. In questo senso, il contributo di studiosi come Rocco Sciarrone e il lavoro delle reti sociali impegnate sul territorio non indeboliscono le comunità, ma le rafforzano, perché aiutano a leggere la complessità del presente e a costruire risposte collettive fondate sulla conoscenza, sulla responsabilità e sulla partecipazione.
Solo riconoscendo i problemi e affrontandoli insieme è possibile difendere davvero i territori e il loro futuro.

Andrea Macario, referente regionale di Libera e Maura Orengo, referente provinciale di Libera 

IL SECOLO IMPERIA DEL 8 FEBBRAIO 2025 A FIRMA DI ROBERTO PONTE

 


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