Parla Iva Zanicchi e narra un aneddoto doloroso: “Quando sono nata tutti credevano che fossi un maschio e mio padre non mi ha voluto vedere per tre giorni.”. E’ venuta alla luce a Vaglie di Ligonchio, un paesino sull’Appennino Reggiano, oggi comune di Ventasso in Emilia Romagna. E’ figlia di Zefiro ed Elisa, terza di quattro fratelli.
di Gianfranco Barcella
Cresce in una famiglia semplice, legata all’ambiente di montagna ed ai ritmi del lavoro contadino. L’infanzia è fatta di pochi mezzi economici ma di molta concretezza: focolare sempre acceso, cibo povero ma saporito, riti della comunità familiare che tornano appunto, anni dopo, nel libro: “Il profumo di brodo caldo”, un filtrato dalla memoria che continua a dare sapore alla vita.
Da ragazza si sposta a Reggio Emilia per studiare canto e passa dalle balere romagnole ai primi concorsi per voci nuove. Nel 1961 è già sul podio del Concorso Voci Nuove Disco D’Oro. Nel 1962 arriva a Castrocaro, poi l’incontro con i discografici ed ottiene il primo contratto. E’ in questi anni che nasce il soprannome che non la abbandonerà più di <Aquila di Ligonchio> per rimarcare la potenza e l’intensità della sua voce, capace di destreggiarsi dal fado al blues ed alla melodia italiana.
Iva Zanicchi è senza ombra di dubbio una delle ultime grandi protagoniste della canzone italiana, un personaggio travolgente, capace ancora di mettere grinta e talento in tutto quello che fa. Merita anche l’appellativo di <diva> perché si è esibita nei più importanti teatri internazionali ed è entrata nelle classifiche discografiche di molti Paesi. Ha vinto tre Festival di San Remo, più un premio alla carriera nell’ultima edizione. Per quindici anni poi ha condotto sulle reti Mediaset il gameshow dal titolo: “Ok IL PREZZO E’GIUSTO” . Ha esordito come scrittrice nel 2001 con il libro. “Polenta di castagne”, premiato dal pubblico e dalla critica. Ora sono in libreria con un nuovo volume dal titolo: “QUEL PROFUMO DI BRODO CALDO”
“Signora Zanicchi, di cosa parla questo libro?
“Dalle pagine si sprigiona quel profumo che irrorava le cucine di una volta, soprattutto la domenica quando in famiglia ci si scaldava il cuore con gli aromi che provenivano dai fornelli. Per descrivere queste antiche emozioni ho usato una scrittura diretta, e nel contempo ho raccontato episodi della mia vita, ricordando eventi, incontri, volti che hanno animato il lungo percorso della mia vita.
Ho cercato di evocare insomma quelle atmosfere d’altri tempi delle cucine fumose, dominate dal focolare dove attorno ad un tavolaccio di legno si consumavano i lunghi pranzi di famiglia. Ma nel libro non sono contenute solo le ricette della tradizione contadina ma anche quelle del tutto inaspettate del borsch, dello strudel e della bouillanbaisse. La logica infatti che ha guidato la redazione di questo libro di ricette è quella guidata dalla magia dei ricordi, degli aneddoti del passato sempre legati ad un sapore, un profumo o ad un piacere del palato. Così il borsch mi ha ricordato l’affascinante Sascha, la mia guida durante una tournée a Mosca; lo strudel è legato al primo tour in Germania all’inizio della mia lunga carriera; la bouillanaisse l’ho scperta a Cannes ed è legata ad un episodio professionale non piacevole. Nel libro, le storie dell’infanzia semplice in campagna si alternano al racconto di momenti indimenticabili che hanno costellato una carriera all’insegna dei successi: il <bidone> tirato a Frank Sinatra a New Yotk; l’abbraccio al mio mito Gilbert Bécaud e l’infatuazione giovanile per Ermanno Olmi.
Mi piacerebbe che dalle pagine del libro trasparisse in fondo, la stessa persona: quella della ragazzina povera di Vaglie e quella della diva che ha vinto tre volte il Festival di San Remo. La prima era animata dall’appetito di cibo e di vita, la seconda non è ancora sazia del suo cammino destinato a raggiungere le stelle, mai portato a compimento! La mia infelicità o meglio la mia insoddisfazione l’ho sempre saziata anche con il buon cibo ma soprattutto con il mio instancabile impegno quotidiano per raggiungere nuovi traguardi! E continuo ancora a progettare il futuro nonostante gli ottantasei anni appena compiuti”.
Quando ha esordito come scrittrice?
“Ho iniziato la mia carriera di scrittrice nel 2001 con il libro <Polenta di castagne> , premiato da pubblico e dalla critica. Poi seguito da <I Prati di Sara> e <Nata di luna buona>.
Il suo è un cammino di successi che viene da lontano…
“Quando sono nata il 18 gennaio 1940, tutti credevano che fossi un maschio e mio padre non mi ha voluto vedere per tre giorni. Sul finire degli Anni ‘60 ottengo le mie prime grandi soddisfazioni, vincendo per ben due volte il Festival di San Remo; la prima in coppia con Claudio Villa, la seconda con Bobby Solo, con una delle sua canzoni più più celebri dal titolo: Zingara.
Negli Anni’70, insieme alla grande popolarità, arriva il primo cambio di orizzonti; dai brani d’amore più vicini alla tradizione a canzoni impegnate, firmate anche da autori come Endrigo, Aznavour e Roberto Vecchioni. Nel decennio successivo ho conquistato i palcoscenici internazionali, amata e conosciuta soprattutto in America Latina per i miei brani in lingua spagnola. Tornata a concentrarmi sull’Italia, tra la fine degli Anni Ottanta e l’inizio degli Anni Novanta, inizia il mio percorso televisivo, alternato a quello musicale. Negli ultimi tempi, senza mai abbandonare la musica ed il mondo dello spettacolo, ho voluto intraprendere anche l’avventura politica, arrivando all’Europarlamento prima come deputata di Forza Italia e poi del Popolo delle Libertà.
La sua carriera è una delle più lunghe e stratificate della musica e delle Tv italiane.
“Nel 1969 ho rappresentato l’Italia all’Eurovision Dong Contest di Madrid con <Due grosse lacrime bianche>, confermando una carriera che in quegli anni mi porta sui palchi più prestigiosi del mondo come la Carnegie Hall di New York, l’Olympia di Parigi , il Teatro Colon di Buenos Aires e la Sydney Opera House. Accanto alla cantante il grande pubblico comincia a conoscere l’Iva presentatrice televisiva che ne ha fatta di strada da quando, nata sotto il segno del Capricorno inizia a cantare nelle balere romagnole per poi esordire a pieno titolo sulla scena musicale nel 1960.
Il suo primo successo arriva quattro anni dopo. S’intitola :”Come ti vorrei!” ed è la versione italiana del brano <Cry to me> di Salamon Burke. In questi anni divento una delle voci di punta della casa discografica Ri-Fi, la stessa di Mina. Molti media si sono inventate delle rivalità tra noi due che non sono mai esistite anche se forse la migliore sono io! E’ stato solo un cammino incredibile di successi per entrambe. Mina però si è ritirata al momento giusto, anche se ogni anno fa uscire un suo disco che arriva puntuale da Lugano. Ed è bene che resti lì per continuare a respirare l’atmosfera del mito”.
La sua vita non è stata costellata solo di gioie e successi…..
“Sul fronte della mia salute non ho mai nascosto nulla anzi… Nel 2020 ho contratto il covid-19 e vengo ricoverata per una polmonite bilaterale all’ospedale di Vimercate, dove resto nove giorni. Ne esco provata ma anche determinata a usare la mia visibilità per spingere sui vaccini, sopratutto dopo aver visto quanto duramente il virus ha colpito la mia famiglia.
Il dolore più lancinante è arrivato proprio nel pieno della pandemia. Il 25 novembre 2020 muore mio fratello minore, Antonio, 77 anni, sempre all’ospedale di Vimercate: la diagnosi è sempre polmonite bilaterale. Io stessa ne ho dato notizia con annuncio che mi ha lacerato il cuore. L’avevo sempre amato come un figlio ed il primo Natale senza di lui accanto è stato amarissimo. Un virus aveva segnato per sempre, il destino della mia famiglia.
Nel 2023 rimasi vittima di una brutta caduta: mi ruppi una vertebra e venni operata. Mi mostrai in sedia a rotelle ma rassicurai i miei fan, dicendo che il dolore era sopportabile e che sarei tornata presto a ballare. E così è stato. Dopo poco tempo sono ricomparsa in Tv come spesso ho fatto dopo i vari incidenti di percorso che mi sono occorsi. Nel 2024 poi è venuto a mancare Fausto Pinna, il mio compagno di una vita. Combatteva da anni con un tumore ai polmoni . La vicenda l’ho raccontata anche a Verissimo: la diagnosi era apparsa subito seria; ci sono stati periodi di remissione, e poi la ricaduta con la consapevolezza che la malattia non fosse operabile. Era un sardo dalla fibra fortissima che mi ha insegnato a non mollare mai. La mia unione con lui era iniziata nel 1985 ed è durata quasi quarant’anni fino a quando si è spento. Quella notte in cui se ne è andato per sempre mi sono addormentata e non me lo sono mai perdonata, ma alla fine è spirato con me al suo fianco.
In tv l’ho sempre definito <mio marito> anche se non abbiamo mai ufficializzato la nostra unione. Con lui mi sono trasferita nella mia casa di Lesmo, circondata dalla campagna brianzola, popolata di cani e gatti. E lì è finita la mia seconda storia d’amore importante. Sono stati giorni difficili e per non cadere in depressione ho anche pensato di affidarmi all’alcool. Per fortuna non ho ceduto al dolore. Sono tornata a lavorare e questo mi ha aiutata molto. La prima si era coronata con il matrimonio con il discografico Antonio Ansoldi, sposato nel 1967; da lui ho avuto la figlia Michela, nata nello stesso anno che poi mi ha dato due nipoti sempre molto presenti nei miei racconti televisivi.
Il matrimonio termina a metà degli Anni Ottanta ma rimane un tratto importante della mia vita affettiva . Nella cucina ora resta un fuoco sempre acceso per poter cucinare piatti della mia tradizione da offrire agli amici ed ai familiari, circondati dall’aroma del brodo caldo. Tra i miei parenti ammiro moltissimo ma nipote Virginia, una ragazza intelligentissima. Studia poco ed apprende in modo facilissimo. Vorrei che facesse la cantante perché ha una voce bellissima ma lei vuole continuare gli studi”.
Che importanza ha avuto nella sua vita, la Liguria? Sicuramente San Remo l’ha resa una senatrice della canzone italiana…
“Di certo la Liguria ed in particolare San Remo mi ha permesso di iniziare un cammino bellissimo che mi ha portato al successo. Ma ho anche un rapporto affettivo con questa <terra leggiadra dove ombra e sole s’alternano per quelle fondi valli che si celano al mare> come è stata definita dal poeta Cardarelli. Anche per me quando ho vinto San Remo <il mare mi pareva un giardino fiorito> A me piace soprattutto la città delle Belle Epoque, in un percorso che si dipana tra 400 ville, chiese, ed alberghi, edificati nel suo periodo d’oro. Per noi inoltre La Spezia è stato il primo approccio al mare partendo dall’Appennino Tosco Emiliano, e dal mare ho appreso sin da giovinetta, lo stile di vita come eterno moto verso sempre nuove mete. Pensi poi che la migliore amica di mia figlia risiede a Savona. Ho trasmesso il richiamo del mare anche a lei”.
Si professa credente ?
“Sì perché la fede aiuta a reggere le prove della vita, dalla malattia ai lutti, senza spegnere mai l’amore per la vita stessa, sempre alimentato dall’ironia. Per me ha un valore immenso. Mi ha fatto male il gesto lucido e deciso delle sorelle Kesller di togliersi la vita in modo programmato.”
Gianfranco Barcella
