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La “Campana del vescovo Suetta”. Prolife insieme: “L’aborto? Un prete che ha la grave colpa di fare il prete”


RICEVIAMO – Egregio direttore, scrivo in merito al vostro articolo dedicato alle proteste contro la campana di Mons. Suetta: ormai nell’immaginario collettivo quella è la campana del vescovo di Sanremo.

Condivido tutto quello che ha scritto Trucioli.it, fino al penultimo capoverso. Noi del comitato “Prolife insieme” abbiamo reagito in maniera positiva alla ispirazione del vescovo, scrivendo e replicando a tutti i pezzi scatenati contro di lui, su tutte le testate che hanno deciso di dedicare il proprio tempo ad un prete che ha la grave colpa di fare il prete. Come giustamente lei ricorda citando Manzoni, “il coraggio uno non se lo può dare“: ebbene, Mons. Suetta il coraggio se lo è dato, eccome!
Fare memoria dei milioni di bambini che ogni anno vengono trucidati con l’aborto, in Italia e nel mondo, è un monito alla nostra coscienza e forse anche un invito a ripensare alla banalità con la quale agiamo il male , direi un messaggio potente culturalmente parlando.
Come è giusto fare, noi Prolife non aggrediamo, non insultiamo, non manifestiamo contro. Ma semplicemente esprimere la verità oggi in Italia è diventato difficile. Anche se, devo dire, le manifestazioni scomposte in riferimento alla campana di Monsignor Suetta sono state numericamente risibili, forse perché il vento sta cambiando?
Scrivevo che sono d’accordo con lei fino al penultimo capoverso perché c’è una affermazione sulla quale mi permetto di esprimere dei dubbi, mi riferisco alla convinzione diffusa che la contraccezione (maschile o femminile che sia) prevenga l’aborto procurato. Basta prendere le statistiche (in particolare quelle americane ma non solo) per scoprire che la contraccezione è esattamente l’anticamera dell’interruzione volontaria di gravidanza, non soltanto perché non esiste mezzo contraccettivo sicuro al 100%, ma soprattutto perché la mentalità che ne è alla base è legata al rifiuto a prescindere della gravidanza. Intendo dire che, nella convinzione di noi poveri esseri umani che sia possibile controllare tutto, vita morte e nascita comprese, nel momento in cui una gravidanza si presentasse inaspettata risulterebbe quasi impossibile accettarla.

Si tratta purtroppo di una forma mentis legata a una sorta di “delirio di onnipotenza“. È solo l’educazione all’accoglienza, la conoscenza dei momenti fertili e non fertili del ciclo femminile, la consapevolezza del grande potere di dare la vita, la scoperta della bellezza dell’essere padre e madre che possono sconfiggere l’aborto procurato. Come dice Goethe, “le cose buone richiedono tempo“, e noi oggi fingiamo di poter risolvere tutto in un batter d’occhio, ma per la vita e per la famiglia le cose non vanno così. Mi permetto di allegare un articolo nel quale avevo studiato il fenomeno della contraccezione come non prevenzione all’aborto procurato. https://www.vitavarese.org/la-contraccezione-non-previene-laborto-volontario-i-dati-e-le-conclusioni/
Aggiungo un altro particolare che si vuole sempre ignorare ma fondamentale: le pillole contraccettive, la spirale, le pillole post coitali, hanno alta probabilità di essere micro abortive. Il che significa che noi non avremo mai il reale conto totale dei bambini eliminati con l’aborto.
Si può essere sempre a favore della vita? Nel mondo civile si dovrebbe essere sempre a favore della vita. La stragrande maggioranza di noi è contraria alla pena di morte, come è giusto che sia.

L’aborto è la pena di morte comminata a un essere innocente, incapace di difendersi.
Purtroppo l’artefice di tale scempio è proprio la madre, che si porterà per sempre nel cuore il dolore di aver rinunciato al figlio. Se provassimo a pensare veramente alla donna e non solo a parole urlate, forse capiremmo quanto è importante sostenerla e accoglierla sempre, perché un bambino non diventi ai suoi occhi un intralcio da eliminare.
Prof. Vittoria Criscuolo.
Vicepresidente Comitato “Prolife insieme”


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