Con la legge di bilancio 2026, l’emergenza casa non ha trovato la necessaria attenzione. Anzi, nella manovra le risorse per il Piano casa sono calate da 300 a 200 milioni nel biennio 2026-2027. “A fronte dei 300 milioni previsti si passa a 100 milioni per il 2026 e il 2027, ha sottolineato il sindacato unitario SUNIA.

E nelle città della riviera di ponente – dove il mattone torna a ‘farla da padrone’- sindaci, assessori, consiglieri comunali, provinciali, regionali, eletti al parlamento, sezioni di partito, persistono, a destra come a sinistra, nel sottovalutare l’emergenza sociale, soprattutto a discapito delle giovani famiglie, ma spesso coinvolge anche persone anziane.
Per ascoltare la consueta rettorica in politichese, bisogna attendere lo ‘sfratto clamoroso‘ che fa notizia. Invece non si approfondisce mai abbastanza cosa significa vivere in una Riviera dove o hai la possibilità di pagare 350 mila € per un nuovo bilocale (250 mila se ‘usato’ e si trova di una delle località meno blasonate), oppure rassegnarsi al trasferimento nell’entroterra e si va sempre oltre, visto che le aree di prima collina, fronte mare, stanno esaurendo la disponibilità, in questo caso ci riferiamo soprattutto a trilocali dove una famiglia può vivere dignitosamente.
A livello dei Comuni la spesa destinata alle famiglie in difficoltà (a pagare gli affitti) rimane rilegata a fanalino priorità dei bilanci (vedi cifre assistenziali da servizi sociali). La Regione, nel 2025, ha stanziato 1,8 milioni di contributi per il pagamento degli affitti erogati ai Comuni ad alta tensione e ad alta problematicità abitativa. E’ stato inoltre raddoppiato il fondo per la morosità incolpevole
“Con questi fondi – dichiarava l’assessore Marco Scajola– sopperiamo alla mancanza di risorse nazionali e contiamo di fornire supporto ad almeno 2mila famiglie liguri, dimostrando loro vicinanza e attenzione, ma anche l’efficienza della macchina regionale”. La ripartizione dei fondi avviene nel mese di agosto tra i Comuni ad alta tensione e ad alta problematicità abitativa, in totale 23, tra questi i capoluoghi di provincia e le cittadine con maggiore difficoltà.
IL GOVERNO MELONI.SALVINI-TAJANI – Anche nel bilancio statale 2026 mancano soldi per rifinanziare adeguatamente il Fondo sostegno affitti, da 3 anni senza risorse e per il rilancio dell’edilizia pubblica e sociale, con soprattutto il recupero dei suoi circa 100.000 alloggi ora non utilizzabili.
La verità è che questo Governo conferma, anche in questa manovra, di non volersi occupare del problema casa e dimostrare ancora una volta che non gli interessa chi cerca una casa che non trova ad affitti sostenibili, chi da anni aspetta una casa popolare, chi vive il dramma degli sfratti senza alcuna soluzione alternativa. Questo Governo, vantandosi di tenere i conti in ordine, trascura di assicurare un TETTO SULLA TESTA a tutti i suoi cittadini.
Quanto alla tassazione degli affitti brevi, l’aliquota resta al 21% (Forza Italia si è opposta all’incremento) per la prima casa in affitto, sale al 26% per la seconda e diventa reddito d’impresa dalla terza in poi. Affitti brevi che comportano conseguenze sociali profonde: spostamenti di intere fasce sociali che devono ripiegare in alloggi in periferia, centri storici che si svuotano, diventando vetrine e spazi per turisti, comunità che si sfilacciano. Con la massiccia diffusione degli affitti brevi si altera profondamente la composizione demografica e culturale delle città. Affitti brevi e alloggi per soggiorni brevi che aumentano sempre più.
Infatti, sono sempre meno gli alberghi tradizionali e sempre di più gli alloggi per soggiorni brevi, mentre la ristorazione, tra luci e ombre, continua a reggere l’urto dei cambiamenti. È questo il quadro che emerge da una recente analisi di Unioncamere-InfoCamere delle attività dei servizi di alloggio e ristorazione negli ultimi cinque anni.
I dati al 30 settembre 2025 mostrano una trasformazione profonda dell’offerta turistica italiana: gli alberghi classici arretrano, mentre crescono con forza le strutture extra-alberghiere legate ai soggiorni brevi, soprattutto nelle grandi città e nelle destinazioni più attrattive (seconde case al mare), dove si intensificano anche le tensioni legate all’overtourism.
In questo scenario, la ristorazione conferma un ruolo di tenuta e di presidio economico dei territori, intercettando la domanda di convivialità tipica delle festività. In cinque anni le imprese di servizi di alloggio di alberghi e simili diminuiscono del 5,2% a livello nazionale (–1.604 unità), attestandosi a 29.199 imprese. Il ridimensionamento riguarda la gran parte delle regioni, con cali più marcati nel Lazio (–13,3%), nelle Marche (–12,9%) e in Molise (–10,1%). Le aree a più forte vocazione turistica invernale, come Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, mostrano invece una maggiore tenuta, confermando il ruolo del turismo montano e natalizio. A livello provinciale spicca il peso di Bolzano, Rimini, Roma e Napoli che, nonostante le contrazioni, restano tra i principali poli dell’offerta alberghiera tradizionale.
È invece in forte espansione – come si diceva – il comparto degli alloggi per vacanze e soggiorni di breve durata, che in cinque anni cresce del 42,1%, con oltre 13 mila imprese in più e un totale nazionale di 44.801 unità. L’aumento è più intenso nelle grandi città d’arte e nelle destinazioni turistiche più attrattive nel periodo natalizio: Roma (+33,8%), Napoli (+98,1%), Milano (+75,9%), Firenze (+21,3%), ma anche in numerose province del Mezzogiorno e delle isole. Il fenomeno segna una profonda riconfigurazione dell’offerta ricettiva, legata anche alla diffusione delle piattaforme digitali, con un cambiamento strutturale nelle preferenze dei viaggiatori, sempre più orientati verso soluzioni flessibili, soprattutto per soggiorni brevi legati a festività ed eventi. Le attività di ristoranti con servizio al tavolo, protagoniste delle tavole natalizie, mostrano invece una dinamica più stabile: a livello nazionale crescono del 2,3% rispetto al 2021, raggiungendo 159.494 imprese. Il quadro regionale è eterogeneo: aumenti significativi in Sicilia (+10,5%), Sardegna (+8,3%) e Calabria (+6,0%), mentre alcune regioni del Centro-Nord registrano lievi flessioni.
Le grandi province metropolitane restano in testa alla graduatoria: Roma (13.927 imprese), Milano (8.954), Napoli (7.574) e Torino (6.127). Accanto a queste, emergono segnali di vitalità in numerose province del Sud e delle isole, come Palermo, Cagliari, Trapani e Siracusa, che registrano incrementi significativi. Il settore conferma così il proprio ruolo di presidio economico e sociale, capace di intercettare la domanda legata ai momenti di convivialità tipici del Natale.
Nel complesso, il confronto tra gli ultimi cinque anni evidenzia una divergenza sempre più marcata tra il comparto alberghiero tradizionale, in progressiva riduzione, e quello degli alloggi brevi, in forte espansione.
