Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Noli. Letterina di Natale ai miei cari nove nipoti


Ai miei nove cari nipoti.

di Carlo Gambetta

Non vorrei essere patetico o un narratore noioso. A una certa età torna alla mente il passato. Si pensa e si ripensa. E’difficile mettersi nei panni della vostra gioventù. Consideratevi dei veri fortunati. Al nonno vengono alla mente gli anni della guerra (1940/45), tempo di fame. Le famiglie più fortunate avevano la possibilità di coltivare il proprio terreno agricolo o gli orti di famiglia. Fare la provvista per pranzo e cena. E c’erano solo le zappe e il sudore.

A Noli il vostro bisnonno paterno Arturo, capostazione, era uno di questi. Ancora bambino contribuivo a portare a casa il pesce fresco. L’attrezzo era una canna normale con il “cimello” di bambù lunga quattro metri. Il luogo di pesca era scoglio della ‘rumenta’ che non c’è più. Demolito. All’inizio dei Bagni Hilton e si accedeva solo direttamente dall’Aurelia.

Anche il vostro nonno ha convissuto con quelle esperienze di vita che poi sono state un ‘faro’ per sentimenti, valori, la famiglia, il buon esempio, la rettitudine, lo spirito di sacrificio,  il risparmio, l’amore al proprio paese nel rispetto e nei ricordi degli antenati. La fede cristiana, la parrocchia.

Ebbene come dimenticare che da quello scoglio, di notte, si svuotavano direttamente in mare i bidoni contenenti il liquame delle fosse di fognatura nei caruggi. Sotto il muro della statale, lato Spotorno, c’era una protezione di piccoli massi a difesa dell’onda di mareggiata.

Bastava alzarne una per riempire di sabbia e “tremuisa” il piccolo barattolo per contenere la fresca esca. In poco tempo si riusciva a catturare non meno di due chili di tante qualità di pesce.  Si usava un ago da materasso attaccato ad un filo di oltre un metro di cordino per infilare la bocca delle prede: il mio trofeo.

A casa, la vostra bisnonna Eugenia li faceva bollire, per cucinarli in diverse maniere, compreso il “brodo” che proprio non gradivo…ma la fame teneva lo stomaco aperto.

Una piccola, doverosa, considerazione famigliare alle parole rivolte ai giovani da parte del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  Eccole: “Desidero rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna. Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia”.

Ebbene è una fortuna, un ben di Dio, sapere e vedervi giudiziosi, riflessivi, attenti, studiosi, rispettosi, orgogliosi delle vostre famiglie. Vostro nonno ha scelto di essere fedele al suo passato e testimoniare per quanto ancora gli è possibile che la nostra Noli merita di non essere lasciata sola.

Seguite sempre l’esempio della retta via. Siate fieri dei vostri genitori e ricordatevi del nonno che per strada cammina a fatica ma a testa alta. Non per sfidare, perché ha imparato che gli amici vengono e vanno, ma il vero amico è un tesoro. Che i ricordi non si dissolvono con il tempo. Che le ferite guariscono. L’amore rimane, forte come una roccia che resiste alle tempeste. Ho imparato che la vita è un solco incerto, ma che ogni passo conta, ogni scelta determina il vostro destino.

Non smettere mai di imparare, di sognare, di amare, di scoprire perché solo così la vita avrà un senso. E ogni tanto sappiate anche emozionarvi come lo sono io scrivendo questa semplice letterina. Che non vuole essere un addio.

Lutti cittadini

Teresa Maglio ved. Bertola, a 95 anni è mancata ai figli Enrico e Laura, il genero Marco, i nipoti. Teresa, nolese, aveva lasciato Noli da sposata. Era la figlia unica del gestore del proprietario del negozio di ferramenti ancora oggi attivo in via Colombo.

Don Piero Giacosa, nolese, a 62 anni non è più presente tra noi. Caro Piero, sono corso subito a Savona per venirti a salutare nella camera ardente. Quando ho visto la serenità del tuo volto, quel tuo caratteristico mezzo sorrisino appena accennato, mi è tornato in mente un fatto che non ho mai avuto l’occasione di raccontarti. Il mio particolare affetto per la tua famiglia. Avrò avuto massimo tre anni (1937). Tuo bisnonno materno (Beppe) era morto nella sua piccola casa a due piani vicino alla chiesa di San Francesco. Casa demolita quando le ferrovie hanno costruito il terzo binario. Gli ero molto affezionato perché mi offriva le carubbe. Tuo nonno Pippo, anche lui carrettiere, mi faceva viaggiare al suo fianco sulla “tumbarella” carica di quarzite dalla cava alla stazione ferroviaria; al termine del lavoro, il rientro era in groppa. Ricordo che ho voluto stare vicino al suo letto, tranquillo, ignorando cos’è la morte. Mi sentivo uno di casa Pastorino; i famigliari non potevano pensare che, invece, ero scappato da casa.

Una tragedia. Nel frattempo in paese si era sparsa la voce della mia scomparsa. Ha inizio una affannosa ricerca all’interno del centro storico con la partecipazione da parte della gente. Tutto termina quando i miei genitori mi raggiungono in quella stanza e mi dicono che non devo più scappare da casa. Tanto ti dovevo, con affetto.

Carlo Gambetta


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C.Gambetta

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