Sono ormai prossimo a terminare la mia attività lavorativa e ritengo doveroso ringraziare i tanti pazienti che, negli anni, mi hanno onorato della loro fiducia. Nel caso di bisogno sono orgoglioso di lasciare, presso il MIOS di Albenga, un gruppo di validissimi collaboratori a cui i pazienti potranno continuare a rivolgersi con fiducia. I miei più cari auguri a tutti.
di Giovanni Riccio

Emigrato nel savonese nel marzo 1990 dove ho trovato, all’Ospedale Santa Corona, un incredibile ambiente lavorativo ed umano dove, senza gli assurdi appesantimenti burocratici di oggi, un giovane doveva solo dimostrare di essere il più bravo possibile (cosa che oggi sembra non interessare molto)”.
Al Santa Corona c’erano medici stupefacenti, sopra a tutti il Prof. Giorgio Marenco che ha rappresentato un esempio di professionista e di uomo che ha avuto, su di me come su molti altri giovani colleghi di allora, un’influenza importantissima che ha segnato, sia dal punto di vista culturale che etico, tutta la vita professionale successiva.
Da lì è iniziato un percorso lungo e, per me, indimenticabile. Prima al Santa Corona nei tempi cupi dell’epidemia di AIDS e poi con la creazione del MIOS. Successivamente il reparto è migrato ad Albenga dove abbiamo vissuto assieme il terribile intermezzo della pandemia di covid.
In particolare la creazione del Centro MIOS (Malattie Infettive e Ortopedia Settica) rimane la mia maggiore soddisfazione professionale. Il centro, che opera da ormai più di 20 anni, rappresenta un esempio, ancor oggi unico nel panorama italiano, di integrazione tra diversi specialisti tutti impegnati nella cura delle infezioni dell’osso e delle articolazioni che attrae pazienti da ogni parte d’Italia.
Uno dei motivi di consolazione che trovo in questo momento, per me difficile, è la consapevolezza che lascio questo centro vivo e nelle mani di medici di grande valore umano e professionale. Gli infettivologi, tra tutti la dott.ssa Giuliana Carrega che per anni è stata la mia vice, gli ortopedici guidati dal dott. Carlo Salomone, per la parte che riguarda le osteomieliti delle ossa lunghe, e dal dott. Luca Cavagnaro che prosegue la tradizione iniziata dall’indimenticato Prof. Lorenzo Spotorno, sono professionisti la cui competenza e professionalità altissima mi liberano da ogni preoccupazione circa la possibilità che il centro prosegua la sua attività a livelli altissimi.
Da circa un anno mi è stata inoltre affidata la Direzione delle Malattie Infettive di Savona, reparto magistralmente guidato, prima di me, dallo storico primario Marco Anselmo e, dopo di lui, da Pasqualina De Leo. Anche in questa realtà ho trovato colleghi eccellenti e preparatissimi ed infermieri professionali e capaci, a dimostrazione che il lavoro di anni in ASL 2 ha consentito la crescita di due reparti che, lungi dal creare doppioni, hanno saputo specializzarsi ed agire in maniera complementare per dare un ottimo servizio ai cittadini anche con risorse assai limitate. A questo proposito non posso che augurarmi che, nella nuova organizzazione della sanità, che sta interessando in questi giorni la nostra regione, non ci siano cedimenti alla demagogia imperante dei tagli.
Il 31 Gennaio 2026 la mia avventura si concluderà. Per coerenza con i miei principi ho deciso di non proseguire la mia attività sotto altre forme. Ho creduto fortemente nel ruolo del servizio sanitario pubblico e tutta la mia attività ha sempre mirato a dare ai pazienti la migliore qualità di prestazioni sanitarie possibile. Alla luce della mia esperienza, vorrei invitare i colleghi più giovani, nonostante le difficoltà che si incontrano nella professione odierna, a non perdere l’entusiasmo e a contrastare la montante ottusità burocratica che soffoca la nostra professione, mantenendo ferma l’attenzione sul paziente come portatore di diritti e centro di tutta la nostra attività. Siate sfrontati, ribelli ed orgogliosi del vostro ruolo nel servizio sanitario pubblico che deve, ora più che mai, essere difeso e custodito come un bene prezioso ed irrinunciabile. Ora me ne vado a pescare.
Giovanni Riccio
2/IL LIBRO DI ROSY BINDI GIA’ MINISTRO DELLA SANITA’:


«La salute degli italiani oggi è fra le migliori del mondo.» E c’è un motivo preciso, secondo Rosy Bindi, che si chiama “Servizio sanitario nazionale”. Ma oggi questo bene di tutti è a rischio. Per non perderlo occorre reagire e invertire la rotta innescata dalla cronica mancanza di risorse, da una progressiva privatizzazione e dall’autonomia differenziata delle regioni.
Il nostro sistema resta un presidio di civiltà fondamentale, che possiamo ancora permetterci e sul quale vale la pena investire, correggendo le disfunzioni che conosciamo e fermando i tentativi in atto di puntare su un modello assicurativo più iniquo e costoso.
A venticinque anni dalla riforma che porta il suo nome, l’autrice sgombra il campo dalle ricostruzioni di parte e dalle polemiche inutili e avanza proposte, chiare e coraggiose, volte a promuovere la rinascita di un servizio basato su equità, solidarietà e trasparenza. Con un’analisi lucida e senza sconti per nessuno smaschera le contraddizioni di una trasformazione piegata alla logica del profitto. E ricorda che tutti possono e devono battersi per difendere il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione.
