“L’UNI3 ingauna saluta la sua storica insegnante e direttrice dei corsi Anna Maria Tagliasacchi e la ringrazia per l’immenso, insostituibile contributo di umanità e cultura che ci ha dato”. E’ il cordoglio social. La pagina Facacebook dell’organizzazione no profit comprensoriale ha 759 follower.
RICEVIAMO – Con profonda commozione desidero ricordare la professoressa Anna Maria Tagliasacchi, mia indimenticabile insegnante di Lettere nella sezione B al Liceo Giovanni Pascoli. Donna colta, appassionata, capace di trasmettere l’amore per la letteratura come pochi sanno fare, è stata per me — e per tanti altri suoi studenti — una guida, un esempio, un faro acceso tra i banchi di scuola e nella vita. Instancabile volontaria dell’Unitre di Albenga, con cui — da assessore ai servizi sociali — ho avuto l’onore di collaborare a lungo, ha saputo portare cultura, calore umano e senso civico in ogni iniziativa, continuando a donarsi con generosità e dedizione anche fuori dall’aula scolastica.
Persona profondamente credente, per anni ci siamo ritrovati vicini di panca alla Messa domenicale delle 18.30 al Sacro Cuore di Albenga, sempre accompagnata dal marito Mario, medico stimato e uomo gentile. Insieme formavano una coppia bellissima da vedere, discreta e affiatata, con cui era un piacere scambiarsi un sorriso, un saluto, una parola buona.
Alla sua famiglia, al dottor Mario e ai figli Antonella e Pierfrancesco, giunga il mio abbraccio più sincero. Nella preghiera, il mio pensiero colmo di gratitudine per aver avuto il privilegio di incontrare una grande insegnante, una donna speciale, un’anima luminosa della nostra comunità. Il suo ricordo vivrà in ogni pagina letta con il cuore, in ogni gesto di bontà, in ogni momento di fede condivisa.
dr. Eraldo Ciangherotti
ARTICOLO DEL QUOTIDIANO ON LINE ‘LOKKIO’ EDITO AD ALBENGA
di Claudio Almanzi. Albenga. Domani mattina ad Albenga si terranno alle ore 11 nella chiesa del Santuario del Sacro Cuore i funerali della professoressa Anna Maria Tagliasacchi. Molto nota in tutto il comprensorio ingauno non solo come docente, ma anche come persona attiva e generosa nel mondo del volontariato. La scomparsa della professoressa, storica insegnante di Latino e Materie Letterarie al Liceo Classico Giovani Pascoli, oggi Giordano Bruno di Albenga, ha lasciato nello sconforto non solo tutti i suoi tanti ed affezionati allievi, ma anche l’intero mondo della scuola. La tagliasacchi è stata anche una figura fondamentale nella storia dell’Unitre Comprensoriale Ingauna ed un punto di riferimento per decenni per il settore culturale cittadino. Molto nota non solo ad Albenga, ma anche in tutto il comprensorio oltre che per aver insegnato per oltre trent’anni al Liceo della “Città delle Torri” per essere stata a lungo docente di Letteratura Italiana all’Unitre, di cui faceva parte anche del direttivo e di cui era anche direttrice didattica. All’Unitre ingauna è stata più volte conferenziera e guida del corpo docente e da oltre dieci anni era anche direttrice dei Corsi e del Comitato orario. Esperta e studiosa di Dante è stata per molti anni valida conferenziera anche in altri eventi culturali del comprensorio dedicandosi con passione alla divulgazione della cultura. Anche il sindaco di Albenga, il dottor Riccardo Tomatis si è unito al dolore di tutta la cittadinanza: “La professoressa Anna Maria Tagliasacchi è stata la mia insegnante al Liceo ed anche una amica di famiglia; suo marito Mario Bonfante ha fatto parte insieme a mio padre di una grande generazione di medici. Per me e per tutti i miei compagni di liceo è stata un vero e proprio punto di riferimento. E lo è stata non solo per noi ma anche per numerose altre generazioni di studenti: con la sua empatia, competenza e sensibilità ha cambiato il modo di insegnare rendendolo meno didattico e più interessante e coinvolgente per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di esserne allievi”. Claudio Almanzi- (PRESIDENTE UNIVERSITÀ DELLA TERZA ETÀ UNITRE E SOCIO FONDATORE).
COMMENTO DI TRUCIOLI.IT/ Prima di tutto Albenga! Ci mancherebbe altro. Ma non si continui ad ignorare la nostra storia. La prof. Tagliasacchi era soprattutto un’esimia e benemerita cittadina ingauna, al servizio della comunità e della cultura, dove ha trascorso un’esistenza terrena esemplare. Da ex cittadino di Peagna, dove ho trascorso infanzia e prima giovinezza ed eravamo tutti peagnoli/peagnini anche noi pastori montanari transumanti, mi è difficile condividere quanti – direi tutti, almeno da quanto si è letto- ‘ dimenticano’ che la defunta ha avuto origini e un papà che nessuno della terza età di Ceriale ha dimenticato. Il dr. Antonio Tagliasacchi medico condotto e di famiglia. Dopo di lui il mitico – per bontà, disponibilità e temperamento- Bartolomeo Bertin Merlo che prestò il suo primo incarico in Alta Valle Arroscia, a Cosio, Mendatica, Montegrosso P.L., Pornassio-Nava, nei tempi della seconda guerra mondiale. Conserviamo un lunga intervista di suoi ricordi e testimonianze.
Il mio primo incontro col dr. Tagliasacchi risale a quando avevo cinque anni ed ero ‘terrorizzato‘ di fronte al camice bianco. Nello studio-ambulatorio di Ceriale piangevo a dirotto. E il medico con la sua voce baritona, portamento signorile, apparentemente ‘distaccato’, imperturbabile nel savoir fair, riuscì a tranquillizzarmi. Ero affetto da tonsillite dolorosa e febbre. Si accomiatò con un buffetto e il dono di due caramelle che all’epoca non erano molto comuni.
Bertin e Tagliasacchi nei miei ricordi da c’era una volta (e ora non c’è più) un ‘medico speciale’. Oggi si dice ‘ medici d’altri tempi’. Disponibili giorno e notte quando si stava male e in ospedale si andava solo per una grave sintomatologia febbrile e persistente. Non prescrivevano decine di analisi prima di una diagnosi ospedaliera. Si ascoltava il malato, si ispezionava dalla testa ai piedi. Insomma si monitorava addome, cuore, bronchi e polmoni, occhi, lingua, gola.
Si incontravano in strada, a tutte le ore, con la borsa da medico. Non c’erano cellulari, né teledrin. Gli orari di lavoro non avevano limiti. Capitava incrociarli, pure a notte fonda, impegnati per una visita domiciliare urgente. Estate e inverno. Non era un’eccezione che venissero svegliati per accorrere al capezzale di un moribondo. Eppure non erano medici di famiglia dell’ottocento usciti dalle pagine di un romanzo di Cronin. Persone generose e coscienziose, che si facevano carico di una missione da svolgere nel migliore dei modi e nel sacrificio, senza la venalità assai diffusa ai nostri giorni. Il sacrificio veniva ricompensato con una stima e gratitudine che resisteva al tempo. E una straordinaria nomea li accompagnava nella storia locale.
Antonio Tagliasacchi e Bertin Merlo, veri cerialesi, che raggiungevano il capezzale di pazienti di Peagna percorrendo a piedi, a volte nei giorni di intemperie, la vecchia ‘strada del cuore’. Mezzora di percorso sterrato che manco a dirlo al buio. Come dimenticare quella notte quando nonno Peantugnin raggiunse lo studio-abitazione di Tagliasacchi (la casa in via Indipendenza ora è stata ampliata e trasformata in condominio). Mio papà Armando, muratore provetto (ha costruito anche la parte vecchia dell’attuale Villaggio Santa Maria Belfiore di Peagna ai tempi di don Denegri, vedi noticina a fondo pagina) affetto da Tubercolosi, dovuta ad un breve periodo di prigionia ad opera dei tedeschi negli umidi bassi fondi del Forte Centrale di Nava. Ebbene quella notte papà non riusciva più a respirare. Al luce di una lanterna, medico e nonno, raggiunsero il paziente, occorreva un medicinale che Tagliasacchi aveva con se. Il nonno, pastore di Mendatica-Monesi, lo riaccompagnò a Ceriale.
La professoressa Anna Maria era secondogenita del dr. Antonio. Dal papà ebbe un’educazione che la distinguerà nella vita: severa, riservata, carattere forte, riflessiva, orgogliosa. A Ceriale ha frequentato elementari e medie, liceo ad Albenga, Università a Genova, diventata adulta tra i cerialesi. Cosi come il fratello Carlo, classe 1934, che è stato direttore sanitario al Santa Corona, poi a Imperia. Un gran signore con il quale non mancarono per miei e suoi motivi professionali momenti di discussione e civile confronto. (Luciano Corrado)
PS. Pubblichiamo la foto di una targa che il Comune di Ceriale ha fatto affiggere, anni ’90, con il cognome sbagliato di don Angelo Denegri (ovvero Giacomo De Negri), origini a Pieve di Teco, che acquistò immobile e tenuta agricola circostante del generale Caviglia e che in un secondo tempo chiamerà ‘Villaggio Santa Maria Belfiore’. All’epoca don Angelo ricordava che in Umbria gestiva un’azienda che produceva lavanda e ospitava orfanelli permettendo di raccogliere offerte in tutta Italia. A richiesta inviava, via Posta, dopo aver ricevuto un obolo, essenza di lavanda.
Nella nostra umile vecchio mestiere abbiamo sempre cercato di scrivere nel modo più serio e professionale possibile. Con modestia e avulsi al protagonismo del palco e degli inviti da parte di lobby associative. Abbiamo resistito a non trasformarci in valletti dei ‘signorotti politici’ al potere o all’opposizione.
Indifferenti, senza essere talebani, ai potentati economici. Basti pensare all’era invincibile e senza freni dei costruttori edili coprotagonisti dello scandaloso ‘sacco edilizio’ e della distruzione ambientale che valorizzava la Riviera in Europa soprattutto e nel mondo civilizzato. Siamo invece sprofondati nel turismo di massa senza avere gli spazi della riviera romagnola. E lo sterminio degli hotel è la prova del nove. Eppure gli ineffabili ripetono che ‘bisogna puntare al turismo di qualità (sic!).’
Da cronisti liguri mai ‘proni’ ai signorotti riveriti. Gelosi della nostra libertà che spesso si trasforma in “pochi amici tanto onore”. (l.c.)