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Chiusura choc: l’hotel ‘Colle di Nava ristorante Lorenzina’ aperto solo in estate

Nessuno avrebbe scommesso, invece è accaduto. Non ha festeggiato i 90 anni di vita “L’albergo ristorante Colle di Nava – Lorenzina”. L’evento è trascorso in silenzio e senza i rituali di quel mondo mediatico che in estate trasforma l’entroterra in un circo barnum di sagre festaiole e mercato pubblicitario. Invece Lorenzo Pasquinelli, con mamma Silvia novantenne, la moglie cuoca Maria Cristina, pornassini e gli altri soci della famiglia, maturavano una decisione destinata a far scalpore e non solo. Stop all’apertura annuale soprattutto di un ristorante leader nell’Alta Valle Arroscia e Alta Val Tanaro. In stagione dava lavoro a una decina di persone, 4 nei rimanenti mesi. Frequentato da clientela medio alta proveniente dalla Riviera, Costa Azzurra, città e paesi, punto di riferimento di pendolari e turisti in transito sulla statale Colle di Nava diretti al mare o di ritorno dalla vacanza.

Silvia Ramò vedova Pasquinelli, novantenne ben portati, collabora ancora con figlio nella gestione dell’albergo

Una scelta rinviata e sofferta per chi, come Lorenzo Pasquinelli, titolare ed amministratore della società in nome collettivo, ha iniziato la gavetta quando aveva 14 anni. “Cameriere prima nel servizio di mezzogiorno, poi  alla sera – racconta con il magone e lucida serenità -, papà Franco è morto a 65 anni. Il locale è sorto nel 1926 come casa privata dei nonni Lorenzina Sibilla e Silvio Ramò artificiere nei bastioni dei forti di Nava dell’era napoleonica. La nonna prima di sposarsi è stata  donna di servizio in una famiglia di armatori a Genova, poi a Marsiglia, a Parigi cuoca del casato di un giudice di Corte d’Appello. Hanno vissuto gli orrori della prima Grande Guerra, ma anche il fascismo. Il nonno, morto a soli 49 anni, era stato denunciato per doppio lavoro e si era così congedato”.

Un passato è ricco di ricordi, racconti, aneddoti, storie avvincenti, soddisfazioni e qualche amarezza. Cosa ha spinto la famiglia Pasquinelli, a fare un passo indietro così pesante ? A ‘lasciare’ parzialmente la creatura frutto del lavoro e dei sacrifici di tre generazioni ? ” Non c’è nessun mistero – dice patron Pasquinelli con quella gentilezza che gli è cucita addosso -, questa attività, su queste montagne, non è più remunerativa. Ammiro tutti gli osanna al rilancio del territorio che leggiamo ed ascoltiamo a ripetizione, ammiro famiglie, come i Porro del pastificio, che alla tenacia e alla dedizione associano anche investimenti. Per noi, la sentenza dei bilanci non lascia scampo. Troppe le spese e sempre più risicato il periodo di lavoro. Non basta la domenica, i fine settimana da week end per far quadrare i conti di fine anno. Così si è deciso di tenere aperti nei tre giorni di Pasqua e da maggio a ottobre. Già la licenza stagionale rappresenta di per se stessa un buon risparmio  in tasse e balzelli, è quanto già fanno in zone forse più frequentate della nostra”.

Sembrerebbe perfino superfluo ricordare cosa rappresenta il ristorante  Lorenzina, in particolare, nel tessuto socio commerciale e turistico della zona. In termini di attrazione per centinaia e centinaia di clienti che si riversano, chi più e chi meno, lungo i paesi ed oltre.  Un volano della ristorazione che si ripercuote a catena. La ‘sosta’ per almeno sei mesi all’anno non sarà indolore per questa terra un tempo ‘capitale della lavanda’, già metà di famiglie dell’alta borghesia imperiese, addirittura di guerre giudiziarie negli anni ’70 e ’80 per l’esplosione di ville e villette a destra e a manca. Oggi ci troviamo a fare i conti con una realtà oggettiva e non soggettiva, in cui si dibattono la stragrande maggioranza, e forse tutte, delle strutture ricettive di queste montagne, delle valli. Siamo oltre lo spettro dello spopolamento con decine di cartelli su edifici e case: ‘vendesi’.

Una realtà che stride con quanti tacciano di allarmismo o di cassandre chi da anni scrive e ripete che il ‘grido di dolore’ è autentico, drammatico, devastante per le future generazioni. E non si rimedia con le passerelle politiche, l’enfasi notarile di tanti, troppi giornalisti, allo sfoggio di sagre, feste, manifestazioni, dibattiti estemporanei, che animano, attraggono folla, a volte creano coesione sociale che è pur sempre utilissima. E poi ? Quanti nuovi posti di lavoro per i giovani ? Per laureati e diplomati ?  Per gli ultimi eroi che non sono emigrati ? Quanti investimenti produttivi da parte di privati e dello Stato, della Regione ?

Per quale ragione si deve considerare l’attività alberghiera, turistica, commerciale, artiginale delle nostre montagne alla stregua della fascia costiera dove gli alberghi chiudono in quanto rende assai di più ai titolari degli immobili trasformare in appartamenti. Se c’era una priorità, non da oggi, era tutelare e nel contempo investire risorse pubbliche proprio nelle valli desertificate, nelle aree montane, così come si è fatto decenni or sono in Alto Adige, in Austria, sulle Alpi francesi o su quelle bavaresi. Come dimenticare i milioni erogati da Banca Carige, governata e presidiata da politici anche imperiesi, a ‘capitani di industria’ che non li hanno più restituiti.  Hanno magari nascosto il malloppo nei paradisi fiscali, mentre non c’erano soldi per finanziare il secondo tratto (un milione di euro) della seggiovia di Monesi.

La notizia del ‘Lorenzina‘ di Case di Nava che ‘getta la spugna’ arriva nei giorni in cui i media liguri annunciano: “…giungono sempre più turisti in Liguria, nel 2016 sono stati 4,5 milioni di arrivi, le presenze nelle strutture alberghiere cresciute del 3 % con 460 mila pernottamenti”.  Purtroppo non si fa grande distinzione tra zone e zone, città e città, entroterra. Invece per chi non ama sentir parlare di Riviera devastata dal cemento e dall’inflazione di seconde case vuote almeno dieci mesi all’anno, è utile ricordare che l’area più premiata da arrivi e presenze è quella spezzina con le Cinque Terre scampate alla cura ‘cemento e mattoni‘.

I dati del turismo 2016 costituiscono una riscossa pur sempre positiva in buona parte dovuta al drastico calo, in qualche caso crollo, delle mete finite nel mirino del terrorismo, degli attentati, della paura: Turchia, Egitto, Tunisia, Marocco, la stessa Costa Azzurra impareggiabile concorrente con la sua formidabile ‘locomotiva’ di hotel a cinque e quattro stelle.  Le statistiche ci dicono che la provincia di La Spezia guida la classifica con un più 11 per cento, seguita da Genova (più 5), Savona (più 4,82 %) e ultima Imperia (più 3,2).

L’assessore al turismo della Regione, il sanremese avvocato Gianni Berrino ed il presidente  Giovanni Toti esultano: “Sono numeri che non si registravano da 15 anni, visto che la quota dei 15 milioni  di presenze era stata raggiunta per l’ultima volta nel 2002″. E chi non ricorda gli anni d’oro del nostro entroterra. Da Ventimiglia a Urbe, passando per Calizzano, Bardineto, Sassello. Con la differenza che la montagna, a parte un breve periodo, non ha conosciuto il boom della speculazione immobiliare. Ha fatto un tocca e scappa. Il turismo non si è trasformato in moltiplicatore di spesa e del valore aggiunto. La produzione di beni e di servizi sul territorio si è di gran lunga affievolita, fino ad innestare una retromarcia sul burrone. E’ arduo nelle aree depresse dell’entroterra fare una pure stima del Pil. L’unico rimedio sarebbe stato quello di curare  subito il malato grave con terapie da cavallo. Rete stradale degna di questo nome, opere pubbliche antifrane, incentivi alla delocalizzazione di aziende artigiane e commerciali, defiscalizzazione, blocco di nuove costruzioni lungo la costa per dirottare investimenti nei vecchi borghi sempre più abbandonati e fatiscenti. Quella si che sarebbe una riforma da ‘piano casa’ capace di ridare vita e risorse ad un entroterra esanime.

L’albergo Colle di Nava Lorenzina nel 1926 anno della sua apertura

Che resterà della storico albergo Colle di Nava – Lorenzina ? Anche nonna e mamma Silvia che non è stata insignita ‘cavaliere del lavoro’ ed abituale vederla aggirarsi tra il bar e la cucina, la hall, sempre col sorriso, la prima a salutare gli ospiti, seguirà il figlio nella sua nuova scommessa, a Porto Maurizio. E’ ancora lei che ordina la carne al macellaio di fiducia di Pieve di Teco. Sarà sempre lei, con la sua saggezza e le sue ansie, a seguire il figlio che ha rilevato lo storico hotel – ristorante Corallo di Porto Maurizio. La prima guida Michelin del 1957  lo inseriva già tra gli alberghi consigliati. Colazione del mattino 300 lire, 1100- 1200(oltre al 16 % di servizio per il pranzo o cena a la carte, 33 camere con pernottamento da 1100 e 3200 lire (oltre al 16 % di servizio). Pensione  completa  2600 – 320000, oltre il servizio. Il secondo albergo di quella che diventerà la più prestigiosa guida internazionale, il Kristina a Oneglia, 24 camere e  la pensione Mafalda, 25 camere.  Due i ristoranti  allora segnalati e consigliati: Cacciatori e Nannina, entrambi a Oneglia. Solo il primo è ancora in attività.

Nonnina Silvia Ramò da qualche anno nella stagione invernale lascia Nava, l’albergo, per soggiornare in un alloggio di famiglia a Imperia. Con lei il figlio, la nuora e la nipote Caterina, studentessa universitaria. Due altri fratelli Pasquinelli sono farmacisti, un terzo ingegnere è mancato parecchi anni fa in un incidente.  ”Zia Rina – racconta Lorenzo aveva sposato un carabiniere, Fernando Valentini. Mia mamma invece un Forestale, papà Franco. E’ vero che non si vive solo di ricordi, rimpianti, però è difficile dimenticare clienti come i coniugi Boccalatte  che soggiornavano tre mesi, oppure Gian Battista Baietto che aveva un’edicola a Loano. O la famiglia Gazilia di Nizza. Tre nomi tra i tanti  abituè per mezzo secolo. Al Coccodrillo iniziamo ai primi di marzo, il servizio cucina inizialmente è limitato ai chi soggiorna  ed in caso di eventi,  dall’autunno il ristorante aperto anche agli esterni“.

Nava resterà un po’ orfana, ci sono altri tre alberghi a due e tre stelle (uno parzialmente trasformato in alloggi – residence). Durante l’estate i fratelli Porro, con il mitico papà Remo, hanno aperto e dato in gestione una nuova pizzeria, attigua al piazzale del forte centrale. C’è il ‘bar Sorriso‘, il santuario dei motociclisti, due negozi di alimentari, l’ufficio postale dove quasi ogni settimana si reca il sacerdote eremita di Nava. Tra le sue preghiere la ‘resurrezione’ dei nostri monti e la salvezza dell’anima degli ultimi resistenti. Può un comprensorio montano o balneare vivere solo di turismo ? Assolutamente no, come dimostra il dramma occupazionale giovanile del Ponente ligure. Occorre creare opportunità di occupazione qualificata per i giovani dal buon curriculum, altrimenti accade che i laureati  ponentini non restano a lavorare nella loro terra e che li non si svolgono più lavori che fanno crescere, oltre all’economia, anche la qualità sociale e culturale di una collettività, ha scritto e ricordato il prof. Vittorio Coletti, imperiese e buon conoscitore del territorio.

Luciano Corrado

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