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Addio Lelio Speranza
l’ultimo vecchio leone

Il “vecchio leone” si è addormentato. Per sempre. Ma il suo ruggito si sente ancora e, si spera, possa essere raccolto. Lelio Speranza ci ha lasciati la sera di mercoledì 4 gennaio. Aveva novant’anni. Con lui se ne va un testimone, un protagonista, una voce autorevole, ma soprattutto una coscienza critica della Città. E non solo. Amava lo sport in ogni sua sfaccettatura e in ogni suo interprete, era votato alla Resistenza con tutto il suo cuore e la sua passione di uomo libero. Lasciamo il resto a chi trova più semplice e veloce interpretare le persone attraverso i biglietti da visita o consultando Wikipedia.

di Luciano Angelini

Lelio Speranza, addio: Savona è più povera, speriamo che il ‘ruggito del vecchio leone’ possa ancora risvegliarla

Una vita intensa, quella di Lelio, sempre in movimento. Mai semplice, talvolta romantica e drammatica. Fin da ragazzo, coinvolto, all’ombra e poi a fianco di suo padre, nella lotta di Liberazione. Una storia con tratti romanzeschi, ricca di aneddoti, episodi, coinvolgimenti, incontri. Di uno che non si accontentava di partecipare.

Ne parlammo a lungo, poco prima di Natale, nella sua casa di piazza Aurelio Saffi. Era pomeriggio inoltrato. Era in poltrona e ascoltava la radio. Circondato da targhe, riconoscimenti di vario ordine e grado, foto, diplomi e onorificenze. Era affaticato ma non sofferente. Lucido e reattivo. C’era in lui ancora tanta forza per dire o ribadire capitoli della sua vita. Ogni riferimento ad episodi o a situazioni era come il riapparire di un fenomeno carsico. Presente e passato si intrecciavano, sempre con un filo conduttore.

Gli piaceva ricordare il suo rapporto con Enrico Mattei, il capo dei partigiani bianchi, di cui aveva fatto parte, l’uomo che, alla guida dell’Agip e dell’Eni, pagò con la vita (il suo aereo fu fatto esplodere nel cielo di Bascapè) l’aver osato sfidare le “sette sorelle” del petrolio con un accordo con lo scià di Persia. Lelio era stato uno degli uomini di fiducia di Mattei. E ne andava fiero a sessant’anni di distanza. “Mi affidò la rete di distribuzione del gas in bombole di Liguria, Piemonte e Lombardia. Ero in macchina dalla mattina alla sera, ma lui ad ogni incontro, seppur breve perché i tempi erano strettissimi, era capace di motivarti. E di premiarti (responsabile dell’organizzazione commerciale di Agipgas e poi del Centro di formazione commerciale di Agip Petroli, le tappe in carriera, ndr.). Il legame della lotta partigiana era indissolubile ed ha sempre portato avanti il suo impegno e messaggio (la Fivl è una delle sue creature, ndc.)”.

Lo sport un’altra sua grande passione. Pochi ricordano ormai che fu lui ad accompagnare Mario Vagnola dall’allora ministro Carlo Russo quando il Savona Fbc rischiava di non potersi iscrivere alla serie B appena conquistata. Lelio godeva della fiducia di Russo e il suo appoggio fu determinante per risolvere il problema. Il leader della Dc agganciò Aldo Dapelo, che aveva l’esigenza di vedere sbloccare un progetto della sua azienda, la Fulgorcavi, e il Savona partecipò al campionato cadetto. Poi andò, come andò.

Il passaggio successivo fu nel ’73 la presidenza del Coni. Un “regno” durato quarant’anni. Si può dire, per paradosso, che sugli impianti sportivi realizzati grazie al suo impegno non cali mai il sole: campi di calcio, palazzetti, bocciodromi, piste di atletica, piscine. Investimenti per centinaia e centinaia di milioni in ogni angolo della provincia. Ma il suo capolavoro risale agli anni Settanta, quando, commissario liquidatore dei beni della ex Gil, si impose per la costruzione della piscina coperta di piazzale Eroe dei due Mondi, proprio quella cancellata dall’amministrazione comunale poche settimane fa. Una decisione che Lelio ha commentato con profonda tristezza. “In quella piscina hanno imparato a nuotare migliaia di savonesi e sono cresciuti i nostri campioni di nuoto e pallanuoto. Chissà che fine farà. E’ un po’ il simbolo del declino della città”.

Fiero della sua vita, stanco, ma sempre fermo, autorevole nel suo impegno e nel suo messaggio di uomo legato alla sua Città. Solidarietà, partecipazione, fedeltà agli ideali, fiducia nei giovani le sue parole d’ordine. Fino all’ultimo.

Ci mancheranno le sue passeggiate a passo di carica dalla vecchia sede del “suo” Coni in via Montenotte a piazza Saffi, dove ad attenderlo c’era la paziente Regina, che abbracciamo con i figli Anna e Carlo. Ci mancherà la sua proverbiale abbronzatura con le sue energiche nuotate ai Bagni Savona. Non dimenticheremo il salvataggio in mare quando sfidò la Bandiera Rossa e fu portato a riva da due suoi angeli custodi cresciuti proprio nella piscina del Prolungamento. Ci mancheranno i suoi romanzeschi racconti sulla lotta partigiana, la liberazione di suo padre dagli aguzzini nazifascisti. Ci mancheranno i suoi interventi pieni di pathos e di passione, autentici messaggi e sollecitazioni sul piano etico, sociale, morale. Mancherà alla Città una voce senza fronzoli e senza remore, lontana dalle ipocrisie, dai riti, dagli improvvisatori di false promesse, dai professionisti nella fuga dalle responsabilità.

Savona è più povera. Sonnolenta, rassegnata, Speriamo che il ruggito del “vecchio leone” possa ancora risvegliarla.

Luciano Angelini

P.S. La Camera ardente di Lelio Speranza è stata allestita nell’Oratorio di Nostra Signora del Castello, in via Manzoni. I funerali si svolgerano sabato alle 10 nella Cattedrale Basilica.

 

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