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La faglia in sonno di Capo Noli
Tanto per capirci qualcosa sulla Riviera
di Ponente ad elevato rischio sismico

Ritorno su un argomento che mi sta a cuore, ovvero con quanto capita in Italia in questo periodo, non vorrei che un domani prossimo sparisca uno dei più bei paesaggi della costa del ponente savonese. Cerchiamo di capirci qualcosa con dati di fatto oggettivi. Leggi a fondo pagina l’elenco dei principali terremoti che hanno sconvolto la Liguria nel corso dei secoli d.C.

Poco oltre il ciglio della grande falesia, a partire dalla zona dell’osservatorio fino a circa la galleria del Malpasso, è presente una frattura aperta di diversi centimetri, più altre due, in sub ordine, che corrono più o meno parallele al ciglio e separano verticalmente la parte esterna della parete dalla zona retrostante [fig. 1]

La frattura è simile, ma meno eclatante, di quella detta “Faglia di S. Andrea” in California, e la sua origine ha inizio con la chiusura dell’oceano ligure piemontese [vedi Natura, Scienza, Paesaggio : "L'orogenesi alpina e la geologia delle alpi"], che all’epoca dei dinosauri, separava l’Africa dall’Europa. [Placche] Il destino degli oceani e quello delle montagne sono legati insieme: per ogni oceano che scompare una nuova catena montuosa nasce. A questa regola non fanno eccezione le nostre Alpi, iniziate sotto il dominio dei grandi rettili e più precisamente a 250 milioni di anni fa.


figura 1

 

Parlando della faglia di Amatrice – MARIO TOZZI – Sulla stampa del 4 settembre 2016 scrive: Laureatosi in scienze geologiche all’Università La Sapienza con 110 e lode, poi dottore di ricerca in scienze della terra è attualmente primo ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche e si occupa dell’evoluzione geologica del Mediterraneo centro-orientale. È responsabile per la divulgazione della Federazione Italiana Scienze della Terra. Dal 2006 al 2011 ha presieduto l’Ente Parco nazionale Arcipelago Toscano, mentre dal 2013 è commissario del parco dell’Appia Antica.

” …Dall’alto appare come una sottile striscia di terreno marrone scuro, una crepa appena percettibile, una frattura aperta …ltre cinque km di segni inequivocabili che la superficie di quella terra aveva registrato al momento del movimento profondo avvenuto lungo un piano di faglia lungo oltre 25 km, con andamento NNW-SSE e immersione di circa 50° …quella faglia che ha generato il terremoto del 24 agosto e che se ne sta rintanata sotto terra a oltre 8 km di profondità (questa la nuova, e più corretta, determinazione ipocentrale), All’inizio è appena una sottile crepa nel terreno detritico, poi si allarga fino a poterci infilare una mano aperta, poi disloca limiti geologici tanto da poterne determinare il movimento (il rigetto), anche qui di una ventina di centimetri, infine interessa le rocce compatte… Faglie che generano rilievi attraverso centinaia di terremoti, improntando quello che è a tutti gli effetti un paesaggio sismico: tutto l’Appennino italiano è uno skyline determinato dai terremoti.

Dalla faglia, in profondità, partono le onde sismiche del terremoto e si propagano. Ma cambiano velocità, e effetti, a seconda dei terreni che incontrano nel sottosuolo e della topografia dei centri abitati: se ci sono terreni poco compattati e pendii acclivi, le onde si amplificano, se c’è roccia dura e si è lontani dai margini, le onde si attenuano. Questo forse spiega, in parte, perché la Rocca di Arquata del Tronto e il centro attorno sia rimasta praticamente intatta, mentre Pescara, poco distante, è stata completamente distrutta…I morti e i danni enormi non dipendono dalle rocce o dalle spaccature, dipendono dalle costruzioni malfatte, dalla mancanza di memoria e dal malaffare. Siamo una nazione fatta di terremoti e murature, di faglie e di borghi. Ma nell’assegnazione delle responsabilità c’entrano piuttosto le costruzioni che non la geologia. “

Il suolo si è abbassato di 70 centimetri in corrispondenza di Accumoli per azione del terremoto del 24 agosto. Lo indicano le prime immagini della faglia rilevate dai satelliti e rese note da Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Consiglio Nazionale delle Ricerche e Dipartimento della Protezione civile.

Il terremoto ha provocato una deformazione a forma di ‘cucchiaio’, una depressione del suolo in corrispondenza della faglia, che si trova a pochi chilometri di profondità nella zona compresa tra Amatrice e Norcia. [Fig. 2]

La faglia che ha provocato il terremoto che ha distrutto Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto è proprio una delle più note e famose del mondo, perché visibile in superficie nel suggestivo scenario dell’altopiano di Castelluccio di Norcia.

Quell’enorme – e famosissima – frattura sulla Cima del Redentore, una delle vette del massiccio del Monte Vettore sui monti Sibillini, è proprio la faglia di 4 chilometri che ha generato il sisma magnitudo 6.0 della notte del 24 agosto. La Cima del Redentore si trova a 2.448 metri di altitudine ed è uno dei punti più famosi per gli appassionati di montagna e natura appenninica: siamo sul Monte Vettore, noto per il suo fascino soprattutto nel versante occidentale, quello che si affaccia sull’altopiano di Castelluccio di Norcia. La faglia si trova intorno ai 2.000 metri di altitudine, e interrompe bruscamente la dolcezza della parete completamente priva di vegetazione. Proprio sulla faglia è disegnato il sentiero chiamato “Strada delle Fate“.

Intanto la sequenza degli aftershock più forti si stanno concentrando alle due estremità della faglia, verso Norcia a nordest e Amatrice a sudovest. aftershock [aftershock: sm. inglese (scossa successiva). Si dicono aftershock le scosse di assestamento, dette anche repliche, successive all'evento sismico],


figura 2

La grande frattura sulla Cima del Redentore nei monti Sibillini, nel complesso del Monte Vettore, è proprio la faglia che ha provocato il drammatico sisma.

Le immagini della faglia sono state acquisite dal satellite giapponese Alos 2 (Advanced Land Observing Satellite-2), lanciato nel 2014 e in grado di funzionare sia nell’ottico che con il radar. In questo modo è stato possibile analizzare i movimenti del terreno fino a individuare la faglia sorgente del sisma di Amatrice, collocata a pochi chilometri di profondità nella zona compresa tra Amatrice e Norcia.

A elaborare le immagini per conto del Dipartimento della Protezione Civile sono stati l’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irea/Cnr) di Napoli e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). I movimenti del suolo, ha detto il direttore dell’Ireaa-Cnr, Riccardo Lanari, sono stati misurati con la tecnica dell’Interferometria Differenziale, che consiste nel confrontare immagini radar acquisite prima e dopo il sisma in modo da rilevare le differenze, che corrispondono alle deformazioni.

Per quanto riguarda il terremoto di Castelsantangelo [di MARIO TOZZI] – ” Nelle prima ore successive al sisma, i sismologi non erano sicuri che si potesse trattare di una scossa di replica in qualche modo collegata al terremoto di Amatrice del 24 agosto. Ma la scossa che è arrivata in serata (se non legata addirittura a un altro, nuovo sisma) sembra togliere ogni dubbio: probabilmente si tratta di una nuova struttura, cioè l’attivazione di una faglia finora dormiente.

Nel caso dell’attivazione di un’altra faglia, invece, la situazione può comportare anche ulteriori eventi di magnitudo paragonabile a quel 5,4 Richter calcolato per la prima scossa. O anche di maggiore entità. Si tratta cioè di quella «coppia sismica» che è tipica nei terremoti dell’Appennino centrale e meridionale e che già si era avvertita durante il terremoto del 1997 a Colfiorito. Ma anche il terremoto del 24 agosto aveva avuto una prima scossa di magnitudo 6,0 Richter alle 3.36 del mattino e una successiva, sotto Norcia, di magnitudo 5,8.

Ed effettivamente di questo sembra si sia trattato, almeno allo stato attuale delle conoscenze. Un effetto «doppietta» che conoscevamo e che paventavamo.

Si tratta di terremoti che possono provocare danni gravi, proprio per via del fatto che insistono su edifici e infrastrutture già danneggiati dalla prima scossa, cioè molto più vulnerabili. Cosa che accadde alla famosa vela di Cimabue, all’interno della basilica di San Francesco ad Assisi, con la scossa della mattinata successiva alla prima e quasi della stessa entità, che uccise cinque persone e sbriciolò tutto quel settore della cupola. Questa una delle ragioni per cui in Italia centrale è indispensabile un continuo e caparbio lavoro di prevenzione sul patrimonio costruito, un lavoro che non ha bisogno di altri terremoti per partire. E questa anche una delle ragioni per cui il rischio sismico deve entrare nella nostra cultura molto più di quanto sia accaduto in passato, informandone i comportamenti e spazzando via quel fatalismo che, siamo sicuri, anche oggi verrà invocato….

Una nuova faglia dormiente. Non è quindi una scossa di replica in qualche modo collegata al terremoto precedente del 24 agosto.

A Capo Noli, come detto all’inizio, poco oltre il ciglio della grande falesia, a partire dalla zona dell’osservatorio fino a circa la galleria del Malpasso, è presente una frattura aperta di diversi centimetri, più altre due, in sub ordine, che corrono più o meno parallele al ciglio e separano verticalmente la parte esterna della parete dalla zona retrostante, potrebbero appartenere ad una faglia dormiente e potrebbero innescare ulteriori movimenti”.

Noli e la riviera di ponente

terremoto quello vero e non quello politico

La Riviera di Ponente è considerata dagli esperti una terra a elevato rischio sismico [vedi nota] E di fatto la storia che la coinvolge è stata minata da innumerevoli terremoti. Scosse talvolta molto potenti che hanno lasciato lunghe scie di morte, terrore e distruzione succedutesi nel corso dei secoli; questo è quanto emerge da “Il Manoscritto Borea – Cronache di Sanremo e della Liguria Occidentale“. Un testo scientificamente autorevole redatto dai vari discendenti della nobile casata Boera dove registrarono tutti i dati, locali e non, circa gli eventi verificatisi dal 1470 al 1836.

Il primo terremoto a cui il “Manoscritto Borea” fa menzione è quello del 20 luglio 1564. Un movimento tellurico devastante che colpì tutta la zona nizzarda e provenzale nonché quella compresa fra Ventimiglia e Porto Maurizio. Addirittura in quest’ultima insieme a Sanremo e a Taggia i cittadini sfollarono e furono costretti a dormire per circa due mesi all’aperto:

1564/ Sucesse un Gran Terremoto il quale durò per due mesi, facendosi sentire quasi tutte le settimane, di modo che le persone per la paura dormivano alla campagna nei Contorni di Nizza e Sospello, e in altre parti rovinò alcuna torre. N. B. in detta epoca, ed in quella che i Lupi facevano stragi, nel 1532 fiorivano le sette di Calvino e Lutero. Datemi dal Marchese Lercari tali Notizie ricavate dalle Croniche di Taggia.

1885 -16 febbraio terremoto violentissimo in tutto il territorio.

1887- 23 febbraio: terremoto disastroso per la Riviera di Ponente ed il Nizzardo, rovinoso per il Piemonte e le Alpi Marittime, fortissimo per l’Alta Italia e la Provenza. In particolare la zona dell’Imperiese è stata più volte colpita da fenomeni sismici anche di una certa entità, il più conosciuto dei quali avvenne nel febbraio

1887 con epicentro nella zona di Imperia – Diano Marina e provocò oltre 600 vittime, soprattutto nell’abitato di Bussana.

Da Il Manoscritto Borea:

La pagina più sconvolgente nella storia del ponente ligure resta comunque quella del 23 febbraio 1887 quanto un sisma così terribile da richiamare persino l’attenzione del Mercalli qui giunto per studiarlo, flagellò tutto il territorio causando oltre un migliaio di vittime tra morti e feriti, e spazzando via l’intero paese di Bussana.

Di questo esistono diverse relazioni, tra cui quella stesa da Luigi Amoretti nel volume di ricordanze “Le opinioni dello zio Giovanni” e dedicata al territorio di Imperia Oneglia; e quella dell’allora parroco di Pompeiana Don G.B. Zunini “Diario intitolato Pompeiana”.

In quest’ultima addirittura si legge scritto che la scossa fu di una portata tale che “parve
che il demonio ["per antonomasia anche la Bestia, il Drago, l'Anticristo"] più che in ogni altro Carnevale avesse acceso a scarnascialare la gioventù e quanti uomini e padri di famiglia son piuttosto dediti all’ubbriacchezza e al disordinato operare
“.

Il sisma si scatenò “poco tempo prima suonasse l’Ave Maria, la funzione e la Predica delle Ceneri“, quando si un udì “un rombo sotterraneo, indi uno scricchiolio dei tegoli della Chiesa, come fossero essi percossi da grossi chicchi di grandine“. “E che è? Che non è?” gridarono tutti mettendosi sull’attesa mentre “La Chiesa da est a ovest si muove ondulando agitata; indi traballa e par si contorca; il terrore è al colmo, quando con acuto suono sentesi come lo strappo del volto della navata di mezzo. Allora fu un gridio e strillo universale con un fuggifuggi indescrivibile“.

La faglia dormiente di Noli.

E se a breve dovesse capitare ? Ecco come potrebbe presentarsi Capo Noli [vedi foto montaggio, qui appresso per sub faglia n° 3]

Scosse sismiche di inaudita violenza, ondate gigantesche che sommergono interi villaggi: il pianeta ci ha mostrato spesso la sua energia. Ma l’uomo si accorge di violare gli equilibri della Terra e di sottovalutare le sue costanti trasformazioni soltanto in occasione dello scatenarsi di quegli eventi naturali che diventano catastrofi unicamente per colpa sua; il suo comportamento irresponsabile che di insediarsi sulle coste a rischio o sulle pendici dei vulcani, e a costruire infrastrutture nei siti meno adatti, trovandosi poi ad affrontare le emergenze in modo del tutto occasionale.

Alla luce di quanto sopra detto, parlare di galleria stradale a Capo Noli, progettata dall’ANAS, in virtù della Faglia, è un non senso.

Nel progetto dell’ANAS non viene menzionata la presenza della faglia, perché ? Una giustificazione, se giustificazione è, quella di non creare allarmismo alla popolazione locale e non. Giustificazione che porterebbe ad avere due aspetti, “grane“, opposti nei confronti delle Amministrazioni che gestiscono il territorio: la prima che potrebbe portare al depauperamento della popolazione e conseguente perdita di “ricavi”, la seconda ad un incremento di “curiosi” che porterebbe far aumentare in dismisura la popolazione medesima creando problemi non solo di ordine pubblico ma di ricezione.

fotomontaggio per sub faglia n° 3

Tornando a parlare di galleria stradale a Capo Noli, questa non dovrebbe essere costruita ne nel sito indicato dal progetto, ne tanto meno con il raddoppio del ex tratto ferroviario; se proprio necessita un percorso alternativo, e lo è, per superare le balze di Capo Noli, sacrificando l’attuale paesaggio, occorre procedere con un percorso più interno, anche se più lungo, come ad esempio la “bretella” stradale di Alassio, che seguirebbe in parallelo il tunnel dell’attuale linea ferroviaria Spotorno – Finale.

All’uopo basterebbe ricordarsi della struttura viaria romana. I genieri romani veri esperti delle “strade” dell’impero.

La “classificazione” contempla:

    a – viae militares – di permanente interesse strategico

    b – viae publicae

        1 – praetoriae

        2 – consulare – ossia le normali strade di grande comunicazione

    c – viae vicinales – d’interesse locale o di raccordo di viae publicaes

    d – viae privatae – di accesso a fondi privati dette anche

        1 – viae agrariae

        2 – viae rusticae

La via “Giulia Augusta” costruita da Augusto come prosecuzione della via Emilia Scauri, seguiva l’arco della costa ligure ed andava da Vado Sabatia fino a Ventimiglia ed al confine con la Gallia, costituendo con l’Emilia e l’Aurelia la via verso l’Occidente.

Da Vado Sabatia proseguiva per Segno ed in prossimità dell’attuale località “i Gatti”, scendeva fino a Magnone – Santa Libera, dove incrociava la via pretoriana proveniente da Mallare ed una via vicinale proveniente da Voze, proseguiva verso la torre del grano, scendeva dopo l’attuale Cappella di San Giacomo, nella valle dei Ponci fino a Verzi, risaliva la valle dello Sciusa e in Località “Cornei” s’incuneava nella “fenditura di Orlando” fino a raggiungere la valle dell’Aquila; da li s’inerpicava fino a Gorra e …..

Per superare gli ostacoli, gli architetti dell’Impero preferivano trovare soluzioni dirette, piuttosto che aggirarli; nel caso di grandi massi che ostruivano il cammino, dirupi, terreni montuosi o collinari si ricorreva spesso a possenti sbancature o addirittura a gallerie, interamente scavate a mano [dagli schiavi].


 

Tratto della via Consolare delle Gallie (Val d’Aosta), costruito sbancando il pendio a viva roccia.

La galleria che supera la gola del Furlo, vicino a Fano è tuttora percorsa da una strada statale. Le strade romane procedevano sempre dritte, anche in terreni con forti pendenze. Non è raro trovare inclinazioni del 10%-12% in collina, e fino al 15%-20% in montagna.

Finanziare la costruzione delle strade era una responsabilità governativa, mentre la manutenzione era generalmente demandata alle province. Gli ufficiali che avevano il compito di raccogliere fondi per le strade erano i curatores viarum, da cui l’odierno termine “curatore”. C’erano molte possibilità per la raccolta. Si potevano avere dei soldi da privati cittadini interessati all’uso della strada, oppure donazioni da personaggi pubblici, mentre i censori, che avevano autorità sui lavori e sulla morale pubblica, erano tenuti a finanziare le riparazioni sua pecunia (con i propri soldi). Naturalmente oltre a questo c’erano le entrate per le tasse.

La bellezza e la grandezza delle strade romane possono farci credere che il transito fosse gratuito, ma non era così. I pedaggi abbondavano, specialmente per i ponti, ma venivano riscossi anche alle porte delle città. Questo fece crescere notevolmente i costi dei trasporti, aggravati anche dalle tasse di importazione ed esportazione; dobbiamo anche pensare che questi costi erano solo per usare le strade, e che ci si devono sommare a quelli dei servizi e del trasporto vero e proprio.

Per un tronco stradale, oggigiorno, con tratto in galleria, i gruppi di costo dell’indice del costo di costruzione nel mese di marzo 2016, rispetto al medesimo mese del 2015, si è registrato un aumento dei costi per la manodopera dell’1,6%, mentre si sono avute diminuzioni per i costi dei materiali in misura del 4,4%, per quelli dei trasporti dello 0,9% e per quelli dei noli dell’1,4%., vale a dire da un minimo di € 22.000 ad un massimo di € 41.000. [vedi ISTAT]

Alesben B.

Ecco l’elenco dei principali terremoti che hanno sconvolto la regione Liguria:

584 Terremoto in Liguria – diluvio, frane di monti e scomparsa di città e villaggi.

951 Molte scosse fortissime in Liguria.

1104 Aprile: in Liguria terremoto, rovine e vittime.

1182 Agosto: a Genova terremoto fortissimo.

1222 25 dicembre: terremoto disastroso nell’Alta Italia.

1557 Novembre: terremoto grandissimo nella zona di Savona.

1564 Marzo: Alpi Marittime, terremoto disastroso con molte vittime.

1564 Luglio: terremoto rovinoso in tutta la zona di Nizza e Provenza. A San Remo, Taggia e Porto Maurizio dormirono per due mesi all’aperto.

1638 San Remo: forte scossa seguita da altre durante due mesi.

1643 In quaresima: terremoto fortissimo a Taggia, Porto Maurizio e Oneglia.

1752 Gennaio: terremoto a Nizza.

1752 Febbraio: terremoto a Oneglia, rovinoso nel nizzardo.

1755; 1782; 1898 (noto quale Terremoto di Pinerolo impropriamente datato al 1807 nel “Manoscritto Borea“).

1812; 1817 Sanremo e Porto Maurizio

1818 23 febbraio
scosse fortissime e distruttive che colpirono tutto il territorio – in particolare Sanremo e Porto Maurizio – che perdurano quasi tutto l’anno.

1818 23 febbraio, ore 7,15 pomeridiane: terremoto fortissimo e rovinoso a Nizza, San Remo, Porto Maurizio; gravi danni ad Alassio e Diano Castello. Le scosse più o meno forti perdurarono per tutto l’anno.

1819 Gennaio: terremoto fortissimo lungo tutta la Riviera Occidentale; rovinoso a Porto Maurizio e San Remo.

1820; 1821; 1829
a Sanremo, Taggia, Bussana, Pompeiana e Castellaro

1831 26 maggio a Sanremo, Taggia, Bussana, Pompeiana e Castellaro.

1831 26 maggio: San Remo, Taggia, Bussana, Pompeiana, Castellaro, scossa sussultoria poi ondulatoria, preceduta da fragore.

1832 16 -17 febbraio: forti scosse a Nizza.

1854 29 dicembre: terremoto piuttosto violento nelle Alpi Marittime e nella Riviera Occidentale.

1859 Giugno: scossa forte a San Remo.

1872 31 dicembre: scossa forte in Val Bisagno; avvallamento del suolo a Mentone e Ventimiglia.

1874 Marzo – settembre: forti scosse in Riviera.

1880 25 aprile: scossa abbastanza forte preceduta da rombo a Porto Maurizio, San Remo, Dolceacqua, Perinaldo.

1885 24 gennaio: due forti scosse a Porto Maurizio che produssero lesioni nel palazzo della Prefettura.

10 febbraio: terremoto del 6° a Genova.

1885
16 febbraio terremoto violentissimo in tutto il territorio.

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