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Savona scopre l’arte di Giovanni Tinti
al Priamar ‘conflitto tra le due culture’

A Savona, nelle sale del Palazzo del Commissario sul Priamar fino al 19 aprile, ad ingresso libero, è aperta la mostra personale del maestro pittore e scultore, Giovanni Tinti, a tre anni dalla scomparsa.

 

Giovanni Tinti pittore era originario di Cairo Montenotte

Una mostra che delinea compiutamente con un centinaio di opere, il percorso artistico molto articolato e svolto, sia tra i momenti storici della sua originale pittura multiforme, che accanto alle singolari creazioni ceramiche molto fantasiose.

Settantanni di espressioni di un artista, vissuto nel conflitto alienante tra umanesimo e tecnologia, che ha trasformato profondamente la realtà della vita e quella dell’arte.

Il profondo disagio esistenziale e la crisi di identità dell’uomo, dopo le due guerre mondiali, hanno causato la crisi della concezione stessa dell’arte, che Giovanni Tinti ha risolto in modo autonomo al di fuori dei percorsi proposti dai movimenti dell’avanguardia, dopo un primo periodo di adesione.

Dopo aver cercato i soggetti nel mondo della natura o della realtà circostante e dell’ambiente portuale, espressi con toni dimessi e tristi, suggeriti dagli stessi luoghi e costruzioni, anonimi e abbandonati, il maestro ha comunicato l’alienazione, l’angoscia e la rassegnazione in modo tipico, mediante le figure dei manichini.

Poco dopo la sua pittura diventa strutturale ed esprime la realtà che sta celata dietro le apparenze del mondo visibile, abbandonando definitivamente la natura e la figura umana.

La sua opera pittorica diventa espressione di emozioni e della libera creatività basata sulle colorazioni splendenti; cioè il mondo dell’anima ha sostituito quello reale.

In sintesi la sua pittura è fatta di un disegno geometrico con forme precise, per esprimere la struttura nascosta delle cose; di colori ricchi di intensità e luminosità istintivi e infine da un oggetto “icona” della nuova realtà tecnologica: la banda meccanografica.

Un modo di rappresentare con forza, il conflitto inconciliabile tra la cultura del nuovo mondo della tecnologia che avanza e quello della cultura umanistica che arretra.

Per esprimere lo stesso concetto, Lucio Fontana aveva tagliato e forato la tela, ora Tinti introduce la banda, un fattore estraneo e di rottura con la cultura dell’arte tradizionale e della sua evoluzione nelle avanguardie, una scelta personale di un segno forte.

Ma, mentre i segni pittorici di Pollock, di Masson, di Capogrossi, nascono dalla sensibilità dell’artista, i segni della banda meccanografica sono segni oggettivi che richiamano quelli dell’alfabeto Morse e quelli cuneiformi delle tavolette di terracotta di Ebla di 5000 anni fa.

In seguito Tinti userà altri segni stilizzati come ideogrammi simili a quelli delle scritture primarie, egiziane e cinesi, seguendo un altro dei suoi momenti pittorici significativi.

Anche con l’approdo pittorico delle Architetture industriali, il maestro ritorna al mondo delle strutture meccaniche e dei movimenti delle attività del porto di Savona a lui familiare, che gli suggerisce emozioni molteplici già rappresentate negli anni ’50, in modo tradizionale.

Ora il risultato è una immagine sintetica e stilizzata, delle caratteristiche strutturali e delle modalità

del lavoro, standardizzate dalle nuove tecnologie portuali.

Durante la sua vita quasi centenaria, Tinti, toccato a fondo dall’invasione tecnologica della realtà, ha restituito una produzione artistica svolta lungo un percorso variegato secondo modalità espressive originali, tanto da essere definito come un artista non classificabile dentro i movimenti contemporanei.

Ha dipinto ciò che gli piaceva e secondo quello che sentiva, spontaneamente e senza ideologie.

Dopo un apprendistato nella pittura figurativa, ha espresso appieno la sua arte radicata nella crisi dell’uomo contemporaneo, cercando con il proprio stile una risposta alla crisi dell’arte.

Questa avvincente mostra offre una occasione originale di rivivere la storia dei cambiamenti radicali, ai quali ciascuno di noi ha assistito durante l’ultimo mezzo secolo, probabilmente in modo più consapevole poiché suggerita da un punto di vista più stimolante e chiarificatore.

Un doveroso plauso conclusivo va dedicato ai curatori Carla Bracco e Lorenzo Zunino, i quali con passione e scrupolosa professionalità, da qualche anno illuminano con le mostre d’arte, un momento un po’ grigio del nostro tempo.

Mentre un meritato ringraziamento è dovuto agli Assessori dei comuni di Savona, Albisola Marina e Superiore, che in tempi di ristrettezze, hanno saputo fare squadra oltre il limite delle logiche di campanile, per promuovere e sostenere tali pregevoli iniziative culturali.

 Giovanni Maina

 


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