Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Ormea in vendita storico albergo ristorante Ponte di Nava (da Beppe) compie 146 anni

Il ‘cuore di Ormea’ palpita. Un ‘sogno’ potrebbe interrompersi. Il sito web di Tecnocasa rivela che a Ponte di Nava è in vendita ‘riservata’un immobile di 1.400 mq: ristorante fino a 100 coperti, al piano sovrastante abitazione  privata e ufficio, spaziosa terrazza e solarium, ai piani superiori 15 camere con bagno da 25 posti letto, Nel seminterrato la superba enoteca, tutta da sfruttare, oltre al giardino privato e ampio parcheggio.  E’ (era) l’ultimo mito dell’Alta Val Tanaro, sulla linea di confine Imperia – Cuneo. Per decenni ritrovo di buongustai liguri e piemontesi. C’era ‘zio Beppe‘, ma a fare storia è stata la ‘mitica  Mariuccia Cagna. L’arte della sua cucina fu descritta da prestigiose guide gastronomiche e da un editore tedesco che aveva scoperto questo ‘santuario’ di prelibatezze, genuinità, storia. I piatti semplici delle nostre radici più profonde.

Il dr Vincenzo Belli, già segretario comunale, con il figlio Riccardo, titolari assieme alla primogenita Valentina dell’albergo ristorante Ponte di Nava – da Beppe

Per chi conosce, ha frequentato il ristorante – albergo Ponte di Nava – da Beppe, non ci sarebbe altro da aggiungere. All’anziano cronista ligure che da giovincello trepidava quando varcava la soglia “da Beppe“,  i sabati,  i festivi bisognava prenotare giorni prima; alle ricorrenze principali c’era la coda e la litania di “spiace, ma è tutto esaurito”. Quando si tornava a casa o si incontrava gli amici le prime parole erano “Oggi ho mangiato da Dio, sono stato da Beppe a Ponte di Nava”. Il passaparola era la prima e più efficace promozione per questo angolo di terra che, purtroppo, ha seguito passo passo l’inesorabile declino della montagna imperiese – cuneese, si potrebbe aggiungere quella savonese, tanto per restare a ponente di Genova. La prima causa è non aver messo in conto, a livello statale, regionale e provinciale, che le ‘aree depresse’ non avevano tutte le stesse priorità. I più penalizzati dalla fuga degli abitanti, alla ricerca di lavoro e di un futuro per i figli, almeno in Liguria e nella ‘Provincia Granda’, erano i residenti dell’alta montagna.

Ormea ricca di un glorioso passato industriale, artigianale e turistico – alberghiero (ospitava anche un casinò) si è via via ritrovata con ‘serbatoio’ produttivo e commerciale prosciugato. La pastorizia  e l’agricoltura (fieno, castagne, patate) abbandonati dalla disperazione, ma anche l’illusione- attrazione della moda che in città si vive meglio. Non parliamo dei disastri causati dalla enorme miopia e mala-politica nazionalpopolare, a destra come a sinistra. Si è salvato l’Alto Adige, ma non solo per l’autonomia fiscale. Hanno speso bene e reso produttivi i soldi pubblici e le sovvenzioni. Il governo di un partito, parente stretto della DC dei tempi migliori, pur tra immancabili errori e mangiatoie, ha puntato prima di tutto a valorizzare l’alta montagna più povera ed in difficoltà, mettendo a frutto le sue potenzialità. E’ stato un successo da locomotiva trainante. Dopo la montagna, rigorosamente tutelata  dal virus della speculazione immobiliare, si è pensato alle città. Da anni l’Aldo Adige è un fiorire per l’industria alberghiera, sempre più qualificata, di trasformazione continua alle esigenze del turismo del terzo millennio. I terreni agricoli e montani di privati sono tutti curati e preservati, produttivi e redditizi, il valore di aziende, immobili e campi mantengono la media europea dei primi della classe.

Torniamo a casa nostra. Quanti anni ci vorranno e con quali cambiamenti di mentalità, di saggia amministrazione pubblica (ad iniziare dalla base, i comuni) per rimettere in moto la nostra immacolata montagna, la potenziale industria turistica, far ripartire  il patrimonio culinario delle nostre mamme, dei nonni, della ‘buona cucina’ che attraevano clienti da ogni dove ? Si perché chi sa ‘lavorare’ con vera professionalità ed onestà, consolida la clientela che non ha problemi economici ad arrivare a fine mese; magari un po’ preoccupata dal persistere di criticità e sfiducia, ma sostengono psicologici e statistiche non rinuncia alla ‘buona tavola’ del ristorante.  Ad essere penalizzata resta la mediocrità,  chi tradisce le aspettative col paravento della crisi. Si illude che una serata di festa e spensieratezza, promozionata da un tivù provinciale, possa essere la zattera di salvataggio.

Bisogna tornare indietro al 1869.  Alla locanda gestita dal contadino e oste Gioanni Cagna.  Da Beppe” trasformato in albergo nel 1890, ristorante a tutti gli effetti nel 1952 con la terza generazione Cagna: Giuseppe detto Beppe che ha dato il nome all’attività, e Maria Rosa detta Mariuccia. La gloriosa storia  ‘da Beppe’, negli ultimi anni, è stata soprattutto personificata dal volto buono, affabile, gentile, premuroso, attento, scrupoloso del dr. Vincenzo (Enzo) Belli, apprezzatissimo segretario comunale, da qualche anno in pensione.  Con mamma e nonna Mariuccia era l’eccellenza.  Se n’è andata in cielo nel 2006, poi la moglie del dr. Belli. Uno strazio per la famiglia. A volte, per i credenti, viene da fare una preghiera speciale che arrivi fin lassù: si può fare qualcosa perchè ad andarsene prima  non siano sempre i migliori ? Chi non ricorda, della vecchia generazione, un Cagna, negli anni rosei della vita, rimasto vittima di uno schianto sulla statale non lontano dall’albergo!  Nella frazione di Ormea all’epoca, con ‘Quarzina Soprana e Sottana’ , era un fiorire di attività. di ristrutturazioni. Si faceva la coda, di domenica pomeriggio, dal panettiere con forno a legna, profumo inconfondibile, pagnotte e grissini preparati magistralmente a mano. Si fermava chi tornava dal mare, era un richiamo per gli abitanti della costa savonese, imperiese, genovese, in gita. C’era Cagna ristoratore. Tutto attirava visitatori e investitori, come il non lontano hotel – ristorante San Carlo, le attigue vasche della pesca facilitata alla trota. E scrittori italiani, stranieri erano affascinati da madre natura, dai mestieri scampati all’urbanizzazione scriteriata, dai tramonti spettacolari, dal romantico sorgere del sole.

Domenica 15 febbraio 2015, ci siamo trovati con Ponte di Nava nel coprifuoco, non inedito col passare degli anni. Tutto chiuso, compreso l’unico ‘pozzo di soldi’ rimasto: il negozio di frutta e verdura (all’esterno), all’intero squisiti formaggi e specialità. L’unico a tenere la porta aperta l’alimentari e giornali che meriterebbe un pubblico grazie, come tanti altri ‘eroi resistenti‘ di negozi di montagna avrebbero subito bisogno di una politica fiscale che non scoraggi, bensì incentivi. La ricca Provincia di Bolzano lo scorso anno e che trucioli.it ha inutilmente proposto agli internauti, contribuiva alle spese fisse di gestione, con l’impegno a restare aperti. In primis l’invito era ed è rivolto a chi detiene il potere a livello locale, provinciale, regionale e nazionale, non accampi più scuse e menzogne. I soldi per prebende e vitalizi, per amici degli amici si trovano sempre, cronaca docet. I parlamentari che in tivù nazionale danno il pietoso spettacolo di risse continue, magari  lo facessero per la nobile causa di aiutare il commercio e gli ‘ultimi della montagna’; farebbero cosa giusta e benemerita di fronte agli uomini e a Dio. Invece beghe legate a logiche di potere, di comando, populismo, ad iniziare dai 5 Stelle, ai leghisti, dall’estrema sinistra e dall’estrema destra.

L’autorevole Guida Michelin, nell’ ultima e  sessantesima edizione, ricorda che l’albergo – ristorante  Ponte di Nava – da Beppe, chiude dall’8 gennaio al 15 marzo. Per 15 anni (1968 – 1983) è stato tra i ristoranti stellati  Ora gli riconosce la cucina di qualità ad un prezzo che si aggira sui 30 €. “Il menù riflette  l’ambiguità territoriale, fondendo le tradizioni langarole con quelle  dell’entroterra ligure”. Il team ai fornelli è al completo nelle feste, con Valentina chef professionista di lunga data ed il secondogenito Riccardo che da giovane aveva altre passioni e più di altri si rende conto che è una sfida impari, tra spese, tasse e concorrenza. Il dr. Enzo continuerà a guardarsi intorno, lacerato dai vuoti lasciati dai suoi cari, godersi l’affetto che lo circonda, la stima di quanti l’hanno conosciuto ed apprezzato, ammirato. Col cuore gonfio di emozioni ‘ascolta’ quelle voci che vengono da lontano e da lassù chissà cosa ne pensano. Grazie dr. Belli, grazie. Ad multos annos !

Luciano Corrado

QUESTO IL TESTO DAL SITO DI TECNOCASA

ORMEA – In frazione immersa nel verde e servita dalla strada statale del Col di Nava, vendiamo immobile con attività ricettiva in funzione e comprendente al piano terra un ristorante che può sfruttare fino a 100 coperti e completo di cucina, servizi e spogliatoi per personale, locale lavapiatti, dispense, magazzini, ripostigli e cantine. Il primo piano è adibito a residenza privata e ufficio con un appartamento trilocale ristrutturato a nuovo con riscaldamento autonomo, ampio garage e con accesso indipendente esterno, mentre il primo piano sopra il ristorante è adibito a uffici. Al primo piano c’ è poi una spaziosa terrazza sfruttata come solarium e ristorante all’ aperto nel periodo estivo. I piani secondo e terzo sono invece totalmente utilizzati come albergo tre stelle e ci sono quindici camere da letto con bagno e venticinque posti letto, oltre a lavanderia e stireria dedicati. La struttura possiede anche la zona bar al piano terra e al piano seminterrato un’ enoteca e un grande salotto relax e con collegamento internet oltre un giardino privato, un cortile e due ampi locali attualmente non sfruttati. La struttura è servita da un ascensore interno, da due impianti di riscaldamento e possiede un ampio posteggio privato. In perfette condizioni e attualmente in attività con un avviamento risalente al 1869.

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L.Corrado

L.Corrado

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