Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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La Legge è eguale per tutti. Ma tutti sono eguali davanti alla legge ?

Da molti giorni il segretario dei DS e tutti i dirigenti del Partito ci ricordano che La Legge è eguale per tutti . L’Unità e La Repubblica riportano con grande enfasi le dichiarazioni di Epifani.

Parliamo di evasione fiscale

L’ex premiere Berlusconi è stato condannato per tale reato con giudizio definitivo .

Perché ho fatto il collegamento con i due quotidiani lo spiego subito.

Da tanti anni Renato Soru, patron di Tiscali, ex presidente della Regione Sardegna, è editore dell’Unità e ora, guarda caso, su di lui pende un procedimento giudiziario. Recentemente ho scovato ( il termine è giusto perché la notizia è stata abbondantemente nascosta) che : << Il perito nominato dal p.m. nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta evasione fiscale di Renato Soru conferma le ipotesi dell’accusa.>>. << Non si può che condividere l’accurata ricostruzione effettuata dalla polizia tributaria>> . Sono le parole del consulente incaricato dalla Procura di Cagliari per esaminare la situazione delle società che ruotavano attorno a Tiscali.

Si dirà che il procedimento è in corso e che non c’è alcuna condanna. Ciò è vero ma mi sovviene che, sempre a proposito di editori, anche il buon De Benedetti, patron della corazzata Repubblica-Espresso, è stato condannato per evasione fiscale : non dalla magistratura ordinaria ma dalla magistratura tributaria.

Chissà se Soru ( tra i primi tesserati del PD ) sarà fortunato come De Benedetti ( tessera n. 1 del PD ).

<< La sentenza è manifestamente infondata e palesemente illegittima>>. Parole pronunciate non da Berlusconi ma da De Benedetti il 24 maggio 2012 quando la CTR di Roma ha condannato la sua CIR a pagare una sanzione di 225 milioni di euro.

Perchè il procedimento fiscale è stranamente andato un poco a rilento: se la mega evasione risale a 22 anni fa, infatti, l’accertamento è partito soltanto nel 1995. Il 19 luglio scorso, poi, la multa è stata sospesa e prima che si pronunci la Cassazione passerà qualche altro anno.

Ma De Benedetti comunque non rischia la galera. Prescrizione dopo 22 anni? Certamente si ! Pagherà il dovuto ? Chissà !

Quindi parrebbe che la differenza sulla moralità tra Il Cavaliere e De Benedetti sia , anche se entrambi evasori fiscali, che il primo appare come un criminale ed il secondo invece come un uomo probo solo perché è intervenuta la prescrizione a salvarlo! Che dire !!!!!

Ma parlando di De Benedetti mi sovviene che gli è andata bene anche altre volte nella sua vita pubblica.

L ‘8 novembre 1981 l’Ingegnere venne coinvolto nel crac del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi per un clamoroso bliz che fece acquistando per 44 miliardi di lire il 2 per cento del Banco divenendone vicepresidente. Ne uscì il 22 gennaio 1982, incassando una modesta plusvalenza di 40 miliardi di lire ( il 100 % di guadagno in due mesi, ma che bravo ! )

Nel maggio 1982 Calvi viene arrestato e l’Ambrosiano subì un crac da 1.000 miliardi, il p.m. Pier Luigi Dell’Osso cercò di processare anche De Benedetti, ipotizzando l’estorsione e la bancarotta fraudolenta. Il processo contro l’Ingegnere incontrò, strano a dirsi, mille ostacoli. Nell’aprile 1989 i giudici rigettano l’ultima richiesta di rinvio a giudizio di Dell’Osso. A quel punto successe di tutto: la procura si oppone al proscioglimento per l’estorsione, ma non a quello per la bancarotta. Nell’ottobre 1989 entrò in vigore la riforma del Codice di procedura penale che spostava le competenze, modificava i percorsi degli atti e così tutto si fermò.

Si arrivò così al 1990, quando ormai dal crac erano trascorsi 8 anni.

La Corte d’appello di Milano, cui il caso era passato, rinviò a giudizio l’Ingegnere per bancarotta aggravata. Il processo finalmente partì, ma al rallentatore. Nell’aprile 1992 l’imputato viene condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi di reclusione.

 Nel giugno 1996 anche la sua condanna viene confermata in appello, però la pena calò a 4 anni e 6 mesi. Il processo si concluse in Cassazione nell’aprile 1998, otto anni dopo il rinvio a giudizio e addirittura 16 dopo il crac dell’Ambrosiano. Con una sorpresa: la Cassazione stabilì che la sentenza , seppur l’imputato fosse colpevole, doveva essere annullata per sottilissimi vizi di procedura che giustamente gli alti magistrati dopo 16 anni avevano riscontrato.

Quindi De Benedetti ( anticraxiano di ferro ) – è stato salvato – pur inquisito per reati gravissimi ( e con lauti profitti ) solo grazie a una questione procedurale con un processo lungo 16 anni.

 A proposito di Craxi ricordo – per inciso – che l’ex premier in quegli anni fu condannato in tre successivi gradi di giudizio in soli tre anni e sfortunatamente non ebbe il privilegio degli errori procedurali risultati così utili al suo nemico De Benedetti !

 Ma De Benedetti uscì indenne anche da Tangentopoli 

Nella primavera 1993 la Procura di Milano lo accusò di corruzione sulle commesse dell’Olivetti alle Poste. L’Ingegnere viene in qualche modo informato dell’indagine. Il 15 maggio si presenta «spontaneamente» ad Antonio Di Pietro e gli consegna un memoriale-confessione: ammette di avere pagato tangenti per oltre 10 miliardi di lire dal 1987 al 1991, allo scopo di vendere alle Poste alcune partite di telescriventi ormai rese obsolete dai telefax.

Domanda ma come pagò quelle tangenti? Con assegno circolare, con un bonifico od in nero. E’ probabile la terza ipotesi ed i fondi neri non potevano essere altro che il frutto di operazioni sicuramente illecite.

Quindi risulta agli atti che l’Ingegnere abbia rifilato ai cittadini italiani un bel bidone per centinaia di miliardi ma inspiegabilmente senza subire alcun processo.

Ancora sulle tangenti Olivetti 

A Roma si scoprì che le truffe riguardavano non solo le commesse delle Poste, ma anche quelle delle Ferrovie.

Risulta che l’Olivetti, dal 1989 al 1991, abbia pagato ai dirigenti ministeriali ed ai partiti una bustarella del 6 per cento sui 168 miliardi di lire incassati per una lunga serie di forniture: in totale 11 mila telescriventi e quasi 9 mila stampanti di cui non c’era praticamente bisogno (oltre 3 mila in quel momento sono ancora imballate).

 Passano quindi sei mesi e alla fine di ottobre la Procura di Roma chiede l’arresto dell’Ingegnere. De Benedetti, irreperibile per 24 ore, il 2 novembre si fa interrogare dal pm Maria Cordova nella stanza dei colloqui del carcere di Regina Coeli. Fino a tarda sera anche con lei tenta di usare le giustificazioni adottate con Di Pietro. Non gli va altrettanto bene, soltanto per un soffio evita l’onta di una cella e in extremis riesce a ottenere gli arresti domiciliari.

 Intanto, com’è nella migliore tradizione debenedettiana, l’indagine s’inabissa e scompare per 10 lunghi anni . Per l’esattezza fino al 25 febbraio 2003, quando riemerge dal nulla e l’indagato viene elegantemente prosciolto: il giudice Roberta Palmisano stabilisce che alcuni episodi contestati non costituiscono reato e altri, inevitabilmente, sono ormai prescritti.

Reati prescritti sì, ma rimane provato un altro bidone miliardario rifilato ai cittadini italiani.

 Nel frattempo, il 16 settembre 1996, la Procura d’Ivrea accese un faro sui bilanci della ormai disastrata Olivetti che, nonostante avesse frodato lo Stato con centinaia di miliardi per forniture fasulle, cadde in fallimento lasciando sul lastrico migliaia di lavoratori. Il p.m. Lorenzo Fornace iscrisse nel registro degli indagati De Benedetti e il suo top management, con l’accusa di avere manipolato i conti e falsificato i bilanci. La notizia uscì solo su qualche giornale locale e poi scomparve e così di questo procedimento non se ne seppe più nulla.

Ed anche questa perla si aggiunge alle altre vicende giudiziarie dell’Ingegnere che, non per magia ma – sia ben chiaro – solo ed esclusivamente per circostanze a lui favorevoli, spariscono, svaniscono, evaporano come acqua nel deserto.

Quindi abbiamo appreso ( non certo dalla Repubblica né dal Corriere e né dalla Stampa ! ) che De Benedetti
avrebbe fatto forniture truffaldine allo Stato per centinaia di miliardi, avrebbe corrotto funzionari pagando tangenti miliardarie, avrebbe gestito enormi somme di denaro in nero ma ne è uscito pulito ( o meglio ripulito ) anche dall’esame dei severissimi p.m. di mani pulite .

Qualcuno potrebbe chiedersi se c’è una relazione
tra il fatto che il giornale La Repubblica è , dalla sua nascita, strenuo difensore della categoria dei magistrati ed il fatto che il suo editore se la sia sempre cavata così egregiamente in tutti i fatti e misfatti sopra descritti .

Io penso di no, è solo una coincidenza

 L’ingegnere, per così dire, ha avuto solo molta fortuna. E nella vita, si sa, la fortuna conta, non vi pare ?

 Intendiamoci io sono d’accordo con il compagno Epifani e con i bravi, onesti e soprattutto obiettivi opinionisti dell’Unità e della Repubblica : la legge è eguale per tutti, ma, pensandoci bene, siamo proprio sicuri che tutti siano eguali davanti alla legge ?

                             Luciano Locci

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L. Locci

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