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Monesi e Nava rimpiangono un amico fedele e sincero e un po’ deluso: Carlo Carli, Croce al merito di guerra e Cavaliere del Lavoro

Carlo Carli appassionato di caccia e di Monesi. Per anni titolare di una ‘riserva’ di mille ettari sulle Alpi Marittime. Tra i primi clienti dell’albergo Redentore (nuova Monesi), nella stagione estiva e invernale, quando soggiornavano i Verda di Imperia ( l’avvocato persona squisita ed educatissima), gli Scajola, i fratelli Garrone e i Mazzetti di Genova. Carli, Croce al merito di guerra e Cavaliere del Lavoro, senza l’ausilio di ‘Red Carpet’, che fino all’autunno 2016 frequentava abitualmente, con l’adorata moglie Carla, il ristorante prediletto, Lorenzina di Nava. E’ qui incontrava spesso il cronista montanaro della terza età e ci si scambiava impressioni, commenti sulla sorte di Monesi finita in ginocchio e senza prospettive reali. A volte il discorso ricadeva sulla sua Imperia: “Io che ho vissuto gli anni della guerra, le lotte partigiane, ho visto cosa significa miseria e fame, ho conosciuto la ricostruzione ed il miracolo economico, oggi sono arrivato al punto che non si sa più chi votare…i grillini?….a tanto non sarei arrivato “. Eravamo alla vigilia delle ultime regionali.

Carlo e Gianfranco Carli, padre e figlio in una foto d’archivio de La Stampa

Gli occhi, il cuore, la mente di Carlo Carli sempre lucidissimo, discreto, riservato, di poche parale, riflessivo. Si racconta, nell’entourage, sia rimasto molto scosso dai problemi di salute della moglie, difficoltà di camminare, ricovero a Milano. I pensieri di Carli spesso e volentieri rivolti a quelle Alpi del Mare tanto amate, apprezzate, frequentate  per una vita. Il cav. Carli che come narrava uno dei testimoni dei tempi, il compianto Guido Lanteri, sindaco di Briga Alta, nel 1954 aveva visto nascere l’albergo Redentore, gestito dai Lanteri dal 14 novembre 1956 al 1987 con l’aiuto delle moglie e delle due zie, Rita e Teresa; Carli, dicevamo, abituè di Monesi, delle Navette. Nei primi anni qui trascorreva un breve periodo di vacanze l’allora ministro Paolo Emilio Taviani con la famiglia. “Era ghiottissimo di finocchi – ricordava Lanteri – prediligeva la julienne di verdure, le insalate miste, la camera numero 16 e da responsabile del Viminale ha fatto avere prima 80 e poi 200 milioni per sistemare le strade per Upega e Carnino, Piaggia; Taviani che alle 12 in punto si presentava al ristorante, che riceveva le visite di Manfredo Manfredi, del segretario particolare Paccagnini, del capo ufficio stampa Secondo Olimpio“. Oggi il figlio Guido è uno dei commentatori – esperti di terrorismo, spy story e guerra medio orientale; è stato corrispondente del Corriere della Sera prima a Tel Aviv, poi negli Stati Uniti e in estate raggiunge la casa paterna di Bardineto dove incontra la mamma e la sorella medico a Toirano. Frequenti le sue apparizione negli approfondimenti  di prima serata della Rai.

Carlo Carli  che aveva ottenuto per 29 anni la riserva di caccia montana che ricadeva nella giurisdizione di Briga Alta, seppure nella proprietà di Tenda: mille ettari per un corrispettivo di 13 milioni di lire ed era facilissimo incontrarlo alla guida del fuoristrada diretto nella riserva, a volte solo, a volte in compagnia di amici cacciatori. Andava per le battute di caccia, oppure per trascorrere una giornata con la natura, a rendersi conto delle presenza di selvaggina. Un appuntamento abituale per un imprenditore che ‘fuggiva’ volentieri dalla città per rifugiarsi nella pace montana. E la sua longevità lo testimonia.

Carlo Carli nel 2014 al ristorante Lorenzina di Nava

La sorte, l’abbandono di Monesi lo viveva con tristezza, conosceva ogni angolo, ogni aspetto della vita e della storia, i personaggi. Lungo il tragitto si fermava spesso da Settimia, parlava con Walter, ristoratore;  negli ultimi anni aveva diradato le sue ‘gite’ e si limitava  soprattutto a raggiungere la domenica o nelle feste il suo ristorante preferito, Lorenzina appunto, della famiglia Pasquinelli. Aveva un tavolo ‘prediletto’, il primo, entrando in sala ristorante, sulla destra. Qualche volta con amici, ma il più delle volte solo con la moglie. Fino all’ultimo guidava il fuori strada e si racconta che quando negli ultimi mesi non ha più rinnovato la patente, abbia voluto fare ‘giro’ nella sua Imperia: “Se mi fermano…., con la mia età è difficile mi arrestino”, sorrideva. Lui che nella vita non solo aveva meritato due esemplari onorificenze: Croce al merito di guerra ( concessa ai combattenti italiani che hanno onorevolmente prestato servizio attivo per   in zona di guerra o fossero stati feriti, nel suo caso per essersi distinto nelle formazioni partigiane ) e Cavaliere del Lavoro, un onore che gli concesse un altro figlio illustre della nostra Liguria, il presidente più amato dagli italiani, Sandro Pertini, cittadino di Stella e simbolo della Resistenza vissuta e sofferta.

Carlo Carli che dopo l’ultima guerra ha rimesso in piedi gli stabilimenti distrutti nei bombardamenti e riavviato la produzione industriale, iniziata con il fondatore Giovanni Carli. E fino all’ultimo in simbiosi con quella discrezione,  umiltà, signorilità propria delle persone che hanno una dote in più; ha mantenuto la carica di presidente della Fratelli Carli, con l’apprezzato figlio Gianfranco amministratore delegato ed anima di un’azienda con 300 dipendenti, un milione di clienti, con empori in diverse città del Nord Italia e che sta espandendosi sul mercato estero.  L’oleificio Carli pioniere nella vendita per corrispondenza, un marchio famigliare nell’imperiese, in Liguria, in Italia.

La vedova Carla nel 2016 al ristorante Lorenzina di Nava

La dinastia dell’olio d’oliva ha perso un uomo di spessore umano e morale, da non dimenticare in fretta. Imperia orfana di uno dei suoi figli migliori. Carlo Carli che per Monesi e la Valle Arroscia è stata a lungo un ‘giovanotto’ tra i più fedeli ammiratori. A Nava possedeva la villa che poi ha ceduto alla parrocchia di Diano Marina. Un cittadino che preferiva il silenzio, la concretezza del fare, dei risultati. Anche nelle opere di bene, nella filantropia, non amava apparire. Sarebbe troppo bello pensare che non vada perso quell’entusiasmo, quello slancio, per un territorio che è stato colpito dalla sventura di un alluvione, da frane devastanti, colpa anche dell’incuria umana e dell’abbandono da spopolamento radicale. Ma il filo conduttore di Carli resta quello di un sincero amore verso tutto ciò che affascina l’anima ed il corpo. Tocca a chi è rimasto far si che le montagne tanto care a Carli non vadano dimenticate nella fogna del tempo. E poco importa se nelle cronache che abbiamo letto in questi giorni, tutti abbiano ignorato o omesso il legame che univa Carli alla nostra valle Arroscia. L’esempio della sua saggezza e concretezza restino monito indelebile.

Luciano Corrado

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