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Addio Rita, ti piangono ad Ormea, Alassio e Albenga, nelle valli Arroscia e Tanaro
Folla, fiori, preghiere e lacrime ai funerali

All’ospedale di Albenga, dopo una lunga malattia che l’ha fatta soffrire molto, a 68 anni d’età, è mancata Maria Rita Cagna, moglie del Dott. Gianstefano Craviotto, proprietario dell’ex clinica Salus di Albenga. Rita Craviotto, donna solare, ricca di umanità, altruismo e coerenza, ha lottato fino all’ultimo istante. Dolce e buona, mai una parola di troppo, un gesto di stizza anche nei momenti difficili della vita. I funerali, alle 15, di venerdì 28 luglio, nella chiesa parrocchiale di Ponte di Nava (Ormea).Rita era originaria di Ormea dove ha trascorso l’infanzia e la giovinezza, discendente da una nota famiglia di imprenditori da generazioni, portava con sé l’instancabile senso del dovere, la curiosità intellettuale, la genuinità, la professionalità e la solarità. La sua generosità nell’amicizia è fissa nei cuori di tutti coloro che l’hanno conosciuta. Una persona gentile e dal cuore grande. Mancherà da morire al marito Stefano ed all’adorato figlio adottivo Fabio. La mamma di Gianstefano, Rosa Griffo in Craviotto era figlia del titolare della storica cava di ‘terra rossa’ di Ceriale – che via treno arrivava nelle fabbriche del Nord Italia e della Francia  per i mattoni- originaria di Vado Ligure, alla famiglia apparteneva il sito acquistato dall’ Enel per realizzare la centrale elettrica. Il marito era il compianto Lazzaro Maria Craviotto,  pneumologo, filantropo (Croce Bianca di Albenga e  Casa del Sacerdote nel Sacro Cuore) riposa nel camposanto di Arenzano, paese natale dei genitori. Per quattro decenni è stato direttore del dispensario antitubercolare di via Triste, ad Albenga. Rita era impegnata in una azienda di famiglia – l’Hotel San Carlo di Ormea – fino al matrimonio con il Dott. Craviotto; si distingueva per i non consueti tratti di ospitalità e conoscenza nell’arte culinaria. Ha successivamente continuato ad occuparsi della ospitalità e della gestione alberghiera della Clinica Salus di Albenga, diretta da padre e figlio fino a quando, mancato il capofamiglia e alle prese con crescenti difficoltà burocratiche, si è deciso di affidarla in gestione e poi arrivare alla chiusura. Rita dal giorno del matrimonio abitava nella villa dei Craviotto che si affaccia sulla Baia del Sole, a levante della città; curava con amore e passione il giardino, i fiori,  la casa finchè le forze l’hanno consentito, coadiuvata da una meravigliosa assistente. E’ rimasta legata al San Carlo e ad Ormea dove in estate si trasferiva nella villa dei Craviotto affacciata sul Tanaro. Rita, persona gentile e dal cuore grande, non c’è più a regalarci quel sorriso, quei convenevoli quando la incontravi che non erano mai di maniera. Una bella persona è entrata nell’altra dimensione, in quella che per i cattolici è rappresentata da Giovanni (14-2,3) “Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io”. Trucioli.it è vicino in questa difficile prova umana e terrena al Dott. Craviotto, a Fabio, a Renzo (Renzino per gli amici) e a tutta la famiglia Cagna.

FUNERALI TRA LACRIME, COMMOZIONE, RICORDI: PARENTI E AMICHE D’INFANZIA Preghiamo per la nostra consorella Margherita, in Paradiso l’accolgano gli angeli……”. Don Almo Cedro, parroco di Ormea e che il mese scorso ha festeggiato 50 anni di sacerdozio, ha celebrato la Santa Messa nella chiesa di Ponte di Nava dove non c’era posto per tutti. Il triste giorno dell’ultimo viaggio terreno per Margherita (Maria Rita) Cagna Craviotto; sul carro funebre ha ripercorso quelle strade che tante volte aveva fatto da giovane, da fidanzata, da sposa, da madre. Tra Albenga e Ormea. Ha voluto riposare per l’eternità a fianco di papà e mamma, nella tomba della famiglia Cagna. Ha voluto tornare in quella chiesa dove era stata battezzata. La chiesa degli avi, la chiesa dell’infanzia quando la frazione Ponte di Nava era una realtà viva. Rita non era bigotta, il celebrante, nell’orazione funebre, ha detto che non ricordava di averla incontrata, ma ha saputo che era una donna onesta e fiera, una persona perbene.  Affezionata alla famiglia, al paese natio, ai valori cristiani.

Per l’ultimo saluto, l’ultimo abbraccio, sono arrivati in tanti, da ogni dove: famigliari e parenti affranti, un dolore composto e quasi riservato.  Il marito Gianstefano, medico in pensione, persona schiva, solitaria, di spiccata dignità e umanità, cristiano convinto e praticante; il figlio adottivo Fabio che ha vissuto la sua prima infanzia e la giovinezza in simbiosi con mamma Rita, la persona a lui più cara, amata, rispettata. Il dolore di un marito e di un figlio racchiuso nel loro animo, nel loro cuore, in quella dignità silenziosa che spesso non si manifesta esteriormente, ma lascia solchi e segni profondi. Visibilmente affranto il fratello maggiore e primogenito della famiglia Cagna, Renzo che lo univa alla sorella una profonda ammirazione, stima e dalla consapevolezza che Rita non meritava dalla vita tutta la sofferenza che ha infierito negli ultimi anni, tra ospedali, cure, il calvario di una malattia subdola ed ingrata. Non tratteneva le lacrime la cognata Susanna, uno dei pilastri nella conduzione dell’Hotel San Carlo, mamma attenta, premurosa, sensibile.  Le nipoti, i parenti, le amiche d’infanzia, le donne e gli uomini della terza e quarta età del paese e dintorni. La comunità locale, ma anche tante persone dalla Riviera che sono accorse alla notizia, per lo più appresa col passaparola e con la pubblicazione su trucioli.it. Non si è neppure fatto ricorso agli abituali manifesti funebri. Il dr. Craviotto,  il figlio Fabio, i famigliari più stretti, quasi avessero voluto restare soli, in quel dolore che non ha parole e non si può  descrivere, con la loro Margherita. Lei che non era solita mettersi in mostra, lei che nonostante appartenesse ad una famiglia borghese, a fianco ad un medico, aveva la dote dell’umiltà, della semplicità, sobrietà e non conosceva l’arroganza. Anzi, attenta e premurosa con i più deboli, rispettosa ed educata con il prossimo. L’esempio di Margherita è un testamento di grandi valori terreni e morali per l’amatissimo e adorato Fabio, giovane modello, stimato e di cui la mamma era fiera. Lei se n’è andata per sempre lasciando un immenso, incolmabile, vuoto.

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