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Monte Saccarello vendesi… I Toscano?
Prima causa del crollo di Monesi e vallata

Monte Saccarello vendesi. Finalmente i fratelli Terenzio ed Enrico Toscano hanno messo in vendita i loro 650 ettari, diconsi seimilionicinquecentomila m2 ; la proprietà terriera privata più ampia della Liguria. A inizio dei lontani anni cinquanta il conte Federico Galleani, con i figli Enrico, Ingo e Roberto, con spirito visionario, stipulò un contratto d’affitto trentennale con i fratelli Toscano e realizzò su quei terreni, in parte boschivi, in parte meta di alpeggi, una stazione sciistica dotata della seggiovia più lunga d’Europa con i suoi 2352 m. e 700 di dislivello.

Una foto storica di Monesi con la vecchia seggiovia ancora in funzione, con il manufatto della stazione di arrivo e partenza e dove ora sorge l’albergo ristorante bar La Vecchia Partenza di proprietà della famiglia Porto di Nava (foto archivio trucioli.it)

Rinaldo Sartore, tra i testimoni della nascita e del crollo di Monesi, vive a Sanremo tra i primi ad acquistare un ‘teccio’ nella vecchia Monesi di Mendatica, presidente dimissionario della benemerita associazione ‘Monesi Borgo Antico’, tra gli alluvionati del novembre 2016, anche la sua seconda casa ha riportato danni seri per la mega frana. Tra i rari monesini che interviene sulle questioni di Monesi mettendoci l’intelletto, l’intelligenza e la faccia anzichè la ‘pancia’. Qualche cittadino in più come Sartori e qualche opportunista in meno forse non saremmo in mezzo al ‘guado’ e in piena crisi di valori

Fu inaugurata nel dicembre 1954 preceduta da tre skilift, una pista illuminata per lo sci notturno, ampia tavola calda capace di 500 coperti a pasto, pista per pattinaggio su ghiaccio e piscina fruibili tutto l’anno, infermeria per primo soccorso dotata di apparecchiatura in grado verificare le conseguenze delle inevitabili cadute dagli sci, l’ottimo albergo-ristorante Redentore e il night club Piccadilly. In altre parole una piccola Svizzera, come venne subito definita; a un’ora d’auto dalla costa.

Per trent’anni l’afflusso di appassionati dello sci fu importante e favorito anche dalle puntuali e abbondanti nevicate di quegli anni. La clientela proveniva, oltre che dalle province di Imperia e Savona, anche dalla vicina Costa Azzurra, e da Genova. A fine stagione arrivavano numerosi sciatori Piemontesi a godersi le ultime sciate primaverili, anche fuori pista, sulle pendici nord, nord-est del Saccarello dove il manto nevoso resisteva a tutto aprile.

Con la fine del contratto iniziarono le liti tra i proprietari terrieri e i titolari degli impianti di risalita. Liti che videro i fratelli Toscano ingiungere, vittoriosi, ai Galleani, la demolizione della seggiovia nel 1985. Una seggiovia gemella, del costruttore di impianti di risalita Marchisio di Torino, è tuttora in funzione a Frabosa Soprana. La seggiovia di Monesi consentiva la risalita e la fruibilità degli skilift Ubaghetto e Plateau anche in caso di scarso innevamento a bassa quota. I Toscano, proprietari dello skilift Plateau, si fecero un clamoroso quanto sconcertante autogol e furono la prima causa del crollo di Monesi.

In seguito alla decimazione dei frequentatori della ex piccola Svizzera, chiusero i battenti almeno sei alberghi tra Monesi, San Bernardo, Colle di Nava e Mendatica, e tutto il tessuto economico da Pieve di Teco a Monesi subì un danno incalcolabile; fu il trionfo della sindrome di Tafazzi. I fratelli Toscano combatterono una lunga battaglia legale contro mille presunte scorrettezze, difetti e delitto di lesa maestà dei Galleani. I fratelli Terenzio ed Enrico Toscano vinsero e assunsero la gestione degli impianti feciendo seguire alla vittoria il nulla assoluto; anzi la distruzione di ciò che loro non avevano mai sognato, né costruito sui terreni da loro ereditati. Finalmente qualcun altro acquisterà quei terreni e non potrà che farne miglior uso.

Rinaldo Sartore

I coniugi e pastori transumanti prima a Toirano, poi a Peagna di Ceriale, origini da generazioni con i soprannomi ‘Storti’ e Gnancoi, a Mendatica: Caterina (Cichetta) Porro e Pietro (Peantugnin) Pelassa, tra i primi ad abitare e costruire un teccio nella vecchia Monesi: i nipoti Pierluigi, Renzo e Luciano hanno mantenuto le proprietà nel vecchio borgo

L’immagine ritrae i coniugi Maitin e Taviè Pastorelli, tra gli abituali pastori ed proprietari di ‘tecci’ di Monesi, oggi venduti a ‘turisti’ delle seconde case (foto archivio trucioli anni ’50)

Monesi da un seggiolino della seggiovia quando era ancora in funzione anni ’70, (foto archivio trucioli.it)
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