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Tirreno Power: ora vera ‘morte e distruzione’
Il Sole 24 Ore ai cronisti ‘talebani’:
spenta la centrale è finita la gogna mediatica

“Non si può usare Il Sole 24 Ore della Confindustria solo quando conviene, ai cronisti talebani e crociati vorrei dire meglio avere un’amante in redazione e coprirsi di ridicolo che dimenticare le tonnellate di fango, le interviste lascive a magistrati e al loro capo, senza farsi scrupolo del male procurato a chi è rimasto senza lavoro o in attesa di conoscere chi ha ucciso almeno 400 persone con l’inquinamento, secondo l’accusa di certi Pm savonesi. Ero fiducioso, ma a solo il pensiero di essere stato moralmente, se non materialmente responsabile della strage di innocenti, ha finito per deprimermi, ricorrere agli psicofarmaci, allo psichiatra”. Sono le confidenze, strettamente personali, di un ex pubblico amministratore del Vadese. Sfogo col vecchio cronista che pure negli anni aveva seguito ‘scandali’ che gridavano vendetta: dal Depuratore Consortile (miliardi divorati ed opere malfatte), all’autostrada della morte con 867 vittime (To-SV), alla fabbrica del cancro con centinaia di operai colpiti  (Acna di Cengio).

Jacopo Giliberto giornalista de Il Sole 24 Ore che ha firmato il maggiore numero di articoli della Tirreno Power sul giornale della Confindustria

Ancora l’interlocutore: “Mi sono dovuto ricredere sul ruolo di certa stampa, quella del padrone. Parlo, nel caso specifico, del Sole 24 Ore, che sulla maxi inchiesta Tirreno Power – inquinamento da carbone, è stato assai più coerente. Non ha cavalcato il sensazionalismo, non ha sbattuto in prima pagina i mostri, non ha sfruttato centinaia di locandine davanti alle edicole per vendere copie mettendo alla berlina i famigerati  politici liguri, amministratori comunali, provinciali e regionali, esperti e tecnici, funzionari pubblici.  Una, due, dieci volte. E’ stata con certezza di elementi la più colossale gogna mediatica, dopo la ‘banda Teardo e C., come conferma la rassegna stampa – prosegue un interlocutore che non pare corretto tradirlo rivelandone il nome -; uscivo di casa, entravo in ufficio e mi sentivo osservato speciale, si viveva leggendo cronache da tintinnio di manette quale corresponsabili di un immane disastro che ha causato lutti, dolore, morte. Ci rendiamo conto di quanto si è vissuto ? Certo, la pietra tombale fa comodo, nessun articolo per dire: ci eravamo sbagliati, abbiamo esagerato, chiediamo scusa agli interessati e ai lettori. A Savona si fa così. La sudditanza forse  è pervasiva. Ai giornalisti dico: se siete tranquilli con la vostra coscienza e siete credenti, Iddio vi abbia in gloria. Io non riservo rancore. Agli inquisitori non ho più nulla da dire, se non lo strazio mio e della famiglia…”.

Come è andata a finire lo ricorda se ce ne fosse bisogno l’ultimo articolo, ma solo in ordine di tempo, del ‘giornale del padrone’ o meglio del ‘padronato che conta’, gli industriali. “Addio alla centrale elettrica, addio a centinaia di posti di lavoro. Si smantella  e si comincia da una delle ciminiere alte 200 metri, come un grattacielo smisurato di 70 piani…cambia il panorama di Savona – Vado, quello che qualcuno choiama skyline.  Cosa nascerà al posto della centrale a carbone  della Tirreno Power condannata a morte da un’inchiesta giudiziaria in via di spegnimento ? …Sorgerà un polo della loigistica, al suo posto, oppure un resort, oppure un impianto di trattamento a freddo dei rifiuti o ancora un centro commerciale…sono 25 le manifestazioni di interesse per i 5 lotti in cui è stata divisa l’area industriale in dismissione….”.

Ancora l’interlocutore: ” Dopo il primi e successivamente pensantissimi martellamenti a cui eravamo stati sottoposti …dopo le indiscrezioni stampa che un magistrato veniva persino pedinato….pensavamo di essere i manovratori di una macchina tritatutto ai danni dei cittadini…dei lavoratori….ad un certo punto però, consultandoci anche con legali e perchè no alcuni di noi in rapporti massonici, è emerso che forse l’unico che alla fin fine si sarebbe liberato della fabbrica, della montagna di debiti, dei suoi dipendenti, dei bilanci in passivo, era un dominus assoluto, il cui nome era ed è sulla bocca di tanti.  Ebbene noi abbiamo pagato amaramente, lui né è uscito alla grande, dalla scrivania del suo impero può osservare e leggere i giornali di famiglia che non faranno più troppe domande o da gran cassa sulla scomparsa dell’ex centrale Enel, sui posti di lavoro svaniti ed irrecuperabili se non in minima parte”.

Quella centrale a carbone – scrive  sul Sole 24 Ore Jacopo Gilberto, autore di molti articoli sul tema – del gruppo Tirreno Power (società condivisa  in quote eguali tra Engie e Sorgenia) era accusata di aver seminato morte e distruzione con i suoi fumi inquinanti. Sulla base di una stima di oltre 400 persone uccise dall’inquinamento, l’impianto era stata sequestrato dalla Procura di Savona nel marzo 2014 e l’inchiesta aveva portato sui titoli dei giornali decine di persone accusate per aver partecipato agli iter di autorizzazione della centrale. Politici, amministratori locali, esperti e tecnici furono esposti per mesi ed anni alla gogna mediatica…. Si era offerto a condurre  studi d’accusa contro l’impianto anche  un medico antivaccinista radiato di recente dall’Ordine dei medici….. Poi un poco alla volta il procedimento penale, cui si sono aggiunte le analisi epidemiologiche, scientifiche e ambientali, ha perso mordente ed imputati. Ma ormai, spenta, la centrale era uscita dal mercato e aveva perso valore industriale….  La demolizione durerà fino all’autunno, rimarrà l’altra ciminiera gemella e rimane ovviamente anche il basso camino d’acciaio della moderna sezione turbogas a ciclo combinato, la parte della centrale che rimarrà in produzione”.

 

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