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Alpi Liguri, Enrico Martini, botanico e scienziato rivela: Quei tesori unici sui monti Toraggio e Pietravecchia con piante che si trovano solo in Groenlandia. Pochi lo sanno

Cari lettori di trucioli.it apriamo bene gli occhi per apprendere cose inedite alla stragrande maggioranza di comuni mortali. Si discute da decenni di rilancio economico (diagnosi e prognosi), di valorizzazione  turistica di un patrimonio (costiero e montano) tra ‘i più belli al mondo’ o che ‘non ha nulla da invidiare ad altre mete turistiche del Pianeta’. Di nuova cultura per i nostri giovani. In Liguria e sulle nostre Alpi del Mare si trova una ‘riserva’ di piante di eccezionale rarità e importanza. Lo studioso botanico scienziato della materia, prof. Enrico Martini, parla di una sessantina di specie endemiche presenti sui monti Toraggio e Pietravecchia. Rivela che timelea dioica, in tutta Italia, è presente solo sul Pietravecchia, mentre la sottospecie villosa della peonia officinale, sempre in tutta Italia, è presente solo su Toraggio e Grammondo. Parla della campanula di Savona, presente dalle alture di Spotorno al Toraggio. Parla di moehringia di Le Brun, che cresce in sole 4 località (Gola dell’Incisa tra Toraggio e Pietravecchia, due valloni tributari della Val Roia oggi in Francia); seguono a ruota il fiteuma di Balbis e rapontico di Bicknell, presenti sul Toraggio, sul Saccarello, tra Monesi, Upega, Carnino.  Tra le sottospecie il più raro è il rapontico di Bicknell. E come non bastasse, Martini annuncia: “Molte piante artico-alpine scendono a breve distanza dal mare e a quote per loro basse; su tutte la sassifraga a foglie opposte che, in Groenlandia, si rinviene perfino sulle coste settentrionali ad appena sei gradi e mezzo dal polo Nord. In una fessura di rupe sul Pietravecchia ho trovato timo e sassifraga insieme: l’orso bianco e il dromedario!

Il prof. Enrico Martini, studioso e botanico, ha tenuto un’interessante relazione sui ‘tesori sconosciuti della flora delle Alpi Liguri

Il prof. Enrico Martini, 72 anni, illustre botanico e naturalista di chiara fama internazionale, nato a Genova e laureato in scienze Biologiche, vanta nel suo curriculum l’insegnamento di ben otto materie a livello universitario, oggi in pensione, era tra i relatori invitati al convegno di Upega.

Alpi Liguri e terra brigasca: natura, cultura e potenzialità economiche. Il tema a lui assegnato: erbe medicinali e aromatiche, possibile risorsa economica. Lo scienziato ha fatto anche da guida, in compagnia delle Guardie del Parco Alpi Marittime, sulle alture upeghesi, nella veste di ‘cicerone’  botanico. C’è una realtà importante che da umili e vecchi cronisti liguri e montanari non abbiamo mai letto. Due aree (Toraggio e Pietra Vecchia, alta Val Nervia, entroterra di Bordighera e Sanremo)  contengono ” un quarto, un quinto, di tutta la flora italiana“. Le Alpi Liguri  ricche della massima presenza di flora. “C’è la possibilità – ha accennato Martinidi sfruttare  questa inestimabile risorsa, queste bene in terra, con un turismo evoluto. Ma esiste pure la possibilità attraverso le specie officinali e aromatiche di creare fonte di guadagno, di reddito”.

Al prof. Martini trucioli.it, ha chiesto un approfondimento dei temi trattati nella certezza che soprattutto attraverso l’informazione, la conoscenza delle cose, si possa formare una coscienza dotta ed un’opinione pubblica più sensibile, attenta. Trucioli viene diffuso anche attraverso con le news letter a 8500 persone, tra cui tutti i giornalisti professionisti (e a parte dei pubblicisti) della Liguria, agli iscritti agli ordini professionali del ponente ligure, alle istituzioni locali di due province e del Basso Piemonte, ad iscritti ad associazioni industriali, commerciali, artigiane, agli esercizi recettivi, oltre a quanti hanno  richiesto di ricevere  espressamente il settimanale on line che non ospita pubblicità, né contribuiti on lus.

D) Erbe medicinali ed aromatiche, come possibile risorsa economica, delle Alpi Liguri ed in che campo possono essere utilizzate?

R) I PREGI DELLA FLORA DELLE ALPI LIGURI  di Enrico Martini

Tra i territori della catena alpina che in maggior misura hanno attirato l’interesse degli studiosi di flora e vegetazione va annoverato sicuramente il settore delle Alpi Liguri, area che, per i fitogeografi, risulta delimitata ad ovest dalla congiungente “corso del Roia–Colle di Tenda–corso del Vermenagna”, a sud dalla costa ligure (province di Imperia e Savona fino a Loano), a nord dal bordo meridionale della pianura cuneese, ad est dalla piccola catena del Monte Carmo di Loano. Superficie complessiva: circa 3500 kmq.

I titoli di merito di questo territorio sotto il profilo floristico-fitogeografico sono i seguenti:

1) Un numero di specie vegetali particolarmente elevato in rapporto alla modesta superficie complessiva: si va dal livello del mare al Monte Marguareis (2651 metri), dalle specie strettamente mediterranee (e dalle entità esotiche proprie di zone subdesertiche della Terra, perfettamente acclimatate) a quelle circumboreali e alle artico-alpine.

2) Elevato è pure il numero delle specie endemiche (a ridotto areale), alcune delle quali, comparse in epoche remote sulla Terra, si configurano come relitti dell’Era Cenozoica; queste ultime sono tre: moehringia di Le Brun, Moehringia lebrunii, eliantemo lunulato, Helianthemum lunulatum, fiteuma di Balbis, Phyteuma cordatum. In tutto gli endemiti esclusivi delle Alpi Liguri sono cinque: la già citata Moehringia lebrunii, espéride inodora, Hésperis inodora, campanula a foglie uguali, Campanula isophylla, campanula di Savona, Campanula sabatia, senecio di Persoon, Senecio persoonii; un altro endemita, il già citato Helianthemum lunulatum, presente nelle Liguri, sconfina di poco nelle Marittime orientali.

3) Sui contrafforti meridionali del settore si verificano eccezionali risalite in quota delle specie mediterranee (dagli alberi – leccio, Quercus ilex, fino a 1300 metri sul mare, alle piante legnose nane – timo, Thymus vulgaris, fino a 1930 metri).

4) Nelle stesse zone si constata la permanenza di specie di elevata quota e latitudine, discese a sud durante le glaciazioni e conservatesi in microambienti freschi e umidi fino ai giorni nostri (su tutte la sassifraga a foglie opposte, Saxifraga oppositifolia, fino a 3800 metri di quota sulla catena alpina, in Groenlandia presente pure sulle coste settentrionali, a 83° di latitudine nord, ad appena 7° dal Polo: se ne rinvengono esemplari perfino sui monti Toraggio e Pietravecchia (alta Val Nervia, entroterra di Bordighera e Sanremo).

5) La compressione degli orizzonti porta ad inversioni altitudinali che hanno dell’incredibile: sui pendii sudoccidentali del citato Monte Pietravecchia il timo sovrasta di circa 500 metri la sassifraga a foglie opposte!

6) Possono infine verificarsi contiguità e in certi casi addirittura coesistenze di specie ad areali ed esigenze ecologiche tanto dissimili da indurre ad attribuire a tali situazioni un carattere di vera e propria unicità: sul pluricitato Monte Pietravecchia, il relatore ha rinvenuto timo e sassifraga a foglie opposte nella medesima fessura minima della roccia. È un dato di fatto che l’insieme Toraggio – Pietravecchia, sotto il profilo fitogeografico, va considerato il punto più significativo dell’intera catena alpina: il relatore vi condusse, lungo il mirabile Sentiero degli Alpini e lungo la mulattiera dei versanti nord, numerose escursioni didattiche; si segnalano, in particolare, quelle per la Società Botanica Italiana, per la Società Italiana di Biogeografia, per la Società Botanica Svizzera, per il Conservatorio Botanico di Ginevra, per l’Istituto Botanico di Monaco Weihenstephan, per il Gruppo Ricerca floristica del Friuli, per dirigenti di Parchi italiani e francesi, per il Pro Natura Genova.

D) Quando parla  di flora di raro pregio tra il monte Toraggio e Pietravecchia, a quali piante in particolare si riferisce e da quando si ha notizia che si trovano solo in quella ‘zona alpina circoscritta’?

R) Lo studio della flora di Toraggio e Pietravecchia è rimasto incompiuto perché non ho avuto il tempo di condurre uno studio sistematico, essendomi limitato a individuare le specie più significative, in particolare quelle endemiche, cioè a ridotta distribuzione sulla Terra. Le più rare sono la moehringia di Le Brun, che cresce in sole 4 località (Gola dell’Incisa tra Toraggio e Pietravecchia, una località della valle Argentina, due valloni tributari della Val Roia, oggi in Francia). Segue a ruota il fiteuma di Balbis (sei località tra Toraggio e Pietravecchia, Val Pesio in provincia di Cuneo, Alpi Marittime francesi). Tra le sottospecie il più raro è il rapontico di Bicknell, presente sul Toraggio, sul Saccarello, poi tra Monesi e Upega, e Carnino: anche lui in una mezza dozzina di località. Altre specie sono pregevoli per la loro rarità in Italia: una, timelea dioica, in tutta Italia è presente solo sul Pietravecchia, mentre la sottospecie villosa della peonia officinale in tutta Italia è presente solo su Toraggio e Grammondo. Specie endemiche un po’ più diffuse sono la campanula di Savona, presente da Spotorno al Toraggio, con molte discontinuità, e la sassifraga cocleare che, dalla Val Roia giunge su Toraggio e Pietravecchia e poi compare sul monte di Portofino. In tutto le specie endemiche presenti su Toraggio e Pietravecchia sono una sessantina.

D)  Prof Martini, ha parlato di una ‘campanula’ che è solo presente nel Finalese? Di che si tratta?

R) Si tratta della campanula a foglie uguali, dalla fioritura in agosto/settembre; cresce
nelle fessure minime delle rocce calcaree.

D) Quando parla di possibilità di sfruttare, con un turismo evoluto, una risorsa che abbiamo sulla nostra terra, si riferisce alle Università in particolare dove si studia ambiente, flora, fauna, botanica.

R) Niente affatto: considero l’Università un mondo, salvo eccezioni, chiuso in se stesso; penso che potrebbero darsi da fare associazioni culturali radicate sul territorio, associazioni escursionistiche, associazioni ecologiche e mondo della scuola.

D) E’ esatto che l’area tra il Toraggio e Pietravecchia ha caratteristiche botaniche uniche al mondo…

R) No, vi sono luoghi con pregi ben superiori, specie nella fascia equatoriale del globo. Toraggio e Pietravecchia, dal punto di vista della flora, sono l’area più importante della catena alpina, non solo per il gran numero di entità endemiche presenti in un’area ben ridotta ma anche per la ricchezza complessiva della flora (almeno un quinto, probabilmente un quarto dell’intera flora italiana vi è ospitato: 1500/2000 tra specie e sottospecie). Molte piante mediterranee raggiungono altezze elevate; su tutte il timo comune (fino a 1930 metri di quota sul Pietravecchia). Molte piante artico-alpine scendono a breve distanza dal mare e a quote per loro basse; su tutte la sassifraga a foglie opposte che, in Groenlandia, si rinviene perfino sulle coste settentrionali ad appena sei gradi e mezzo dal polo Nord. In una fessura di rupe sul Pietravecchia ho trovato timo e sassifraga insieme: l’orso bianco e il dromedario!

I PREGI DELLA FLORA DELLE ALPI LIGURI di Enrico Martini

Tra i territori della catena alpina che in maggior misura hanno attirato l’interesse degli studiosi di flora e vegetazione va annoverato sicuramente il settore delle Alpi Liguri, area che, per i fitogeografi, risulta delimitata ad ovest dalla congiungente “corso del Roia–Colle di Tenda–corso del Vermenagna”, a sud dalla costa ligure (province di Imperia e Savona fino a Loano), a nord dal bordo meridionale della pianura cuneese, ad est dalla piccola catena del Monte Carmo di Loano. Superficie complessiva: circa 3500 kmq.

I titoli di merito di questo territorio sotto il profilo floristico-fitogeografico sono i seguenti:

1) Un numero di specie vegetali particolarmente elevato in rapporto alla modesta superficie complessiva: si va dal livello del mare al Monte Marguareis (2651 metri), dalle specie strettamente mediterranee (e dalle entità esotiche proprie di zone subdesertiche della Terra, perfettamente acclimatate) a quelle circumboreali e alle artico-alpine.

2) Elevato è pure il numero delle specie endemiche (a ridotto areale), alcune delle quali, comparse in epoche remote sulla Terra, si configurano come relitti dell’Era Cenozoica; queste ultime sono tre: moehringia di Le Brun, Moehringia lebrunii, eliantemo lunulato, Helianthemum lunulatum, fiteuma di Balbis, Phyteuma cordatum. In tutto gli endemiti esclusivi delle Alpi Liguri sono cinque: la già citata Moehringia lebrunii, espéride inodora, Hésperis inodora, campanula a foglie uguali, Campanula isophylla, campanula di Savona, Campanula sabatia, senecio di Persoon, Senecio persoonii; un altro endemita, il già citato Helianthemum lunulatum, presente nelle Liguri, sconfina di poco nelle Marittime orientali.

3) Sui contrafforti meridionali del settore si verificano eccezionali risalite in quota delle specie mediterranee (dagli alberi – leccio, Quercus ilex, fino a 1300 metri sul mare, alle piante legnose nane – timo, Thymus vulgaris, fino a 1930 metri).

4) Nelle stesse zone si constata la permanenza di specie di elevata quota e latitudine, discese a sud durante le glaciazioni e conservatesi in microambienti freschi e umidi fino ai giorni nostri (su tutte la sassifraga a foglie opposte, Saxifraga oppositifolia, fino a 3800 metri di quota sulla catena alpina, in Groenlandia presente pure sulle coste settentrionali, a 83° di latitudine nord, ad appena 7° dal Polo: se ne rinvengono esemplari perfino sui monti Toraggio e Pietravecchia (alta Val Nervia, entroterra di Bordighera e Sanremo).

5) La compressione degli orizzonti porta ad inversioni altitudinali che hanno dell’incredibile: sui pendii sudoccidentali del citato Monte Pietravecchia il timo sovrasta di circa 500 metri la sassifraga a foglie opposte!

6) Possono infine verificarsi contiguità e in certi casi addirittura coesistenze di specie ad areali ed esigenze ecologiche tanto dissimili da indurre ad attribuire a tali situazioni un carattere di vera e propria unicità: sul pluricitato Monte Pietravecchia, il relatore ha rinvenuto timo e sassifraga a foglie opposte nella medesima fessura minima della roccia. È un dato di fatto che l’insieme Toraggio – Pietravecchia, sotto il profilo fitogeografico, va considerato il punto più significativo dell’intera catena alpina: il relatore vi condusse, lungo il mirabile Sentiero degli Alpini e lungo la mulattiera dei versanti nord, numerose escursioni didattiche; si segnalano, in particolare, quelle per la Società Botanica Italiana, per la Società Italiana di Biogeografia, per la Società Botanica Svizzera, per il Conservatorio Botanico di Ginevra, per l’Istituto Botanico di Monaco Weihenstephan, per il Gruppo Ricerca floristica del Friuli, per dirigenti di Parchi italiani e francesi, per il Pro Natura Genova.

I motivi che hanno portato ad una simile concentrazione di pregi verranno esaminati nel corso dell’intervento del relatore; le specie più significative saranno presentate in un breve audiovisivo realizzato con Power Point.

ERBE MEDICINALI E AROMATICHE: POSSIBILE RISORSA ECONOMICA?  di Enrico Martini

Quando si vuole iniziare una coltivazione di piante medicinali ed aromatiche, occorre prioritariamente avere la disponibilità di luoghi che diano la garanzia di rispettare in buona misura le esigenze ecologiche delle specie i cui esemplari vanno messi a dimora. È questo un principio fondamentale, ad un tempo ecologico ed economico, quasi mai rispettato. Se le coltivazioni sono poste in siti inidonei, deve essere chiaro che la resa in princìpi attivi sarà ben misera e l’iniziativa destinata al fallimento entro pochi anni.

La valle di Upega e le zone limitrofe presentano, a giudizio del relatore, discrete potenzialità ma per un numero limitato di specie (soprattutto assenzio e artemisie e alchemille da liquori). Data la natura del substrato (rocce con un tenore di calcare più che discreto), è d’obbligo impiegare specie calcifile, escludendo quelle che richiedono suoli calciocarenti, come il genepì). Questa limitazione costituisce un primo aspetto negativo. È bene premettere che, quanto agli interventi di concimazione, meglio sarebbe disporre concimi a cessione programmata (tre mesi o sei mesi), che le precipitazioni, se non rovinose, rendono disponibili per le coltivazioni in modo graduale. Non è pensabile, a giudizio del relatore, ricorrere a concimazioni organiche data la necessità di portare i relativi materiali sul posto, compito ingrato e faticoso, specie in assenza di viabilità; con l’impiego di concimi organici, inoltre, si potrebbero verificare casi di inquinamento delle acque di fondovalle.

Un secondo aspetto negativo è legato al fatto che, dopo un lungo periodo di abbandono delle pratiche pastorali e agricole d’alta quota, che per secoli in montagna sostennero la vita dei nuclei abitati, la vegetazione legnosa è tornata ad espandersi su vaste superfici; particolarmente dinamica si è rivelata la ginestra cenerina – Genista cinerea; i prati altomontani vanno ripristinati ricorrendo ad un pesante impiego di manodopera, non potendosi usare, date le pendenze, mezzi meccanici di sorta.

Un terzo aspetto negativo è rappresentato dagli alti costi di raccolta, per la necessità di effettuare un prelievo manuale delle parti ricche di princìpi attivi.

Un quarto aspetto negativo consiste nel fatto che i frutti del lavoro svolto si otterranno solo sul medio-lungo periodo: d’altronde “il tempo non rispetta quello che si è fatto senza rispettarlo”.

Infine, su pendii acclivi (Valle di Upega in particolare), nel recuperare i terreni ad un’agricoltura di montagna, occorrerebbe contemperare le esigenze economiche e quelle ecologiche, specie per quanto riguarda la salvaguardia dell’integrità dei pendii dall’erosione: in effetti se l’entità delle precipitazioni annuali in prima approssimazione permane invariata, si sono dilatati, specie nell’ultimo ventennio, i periodi di siccità; questo significa che le precipitazioni tendono ad essere forti e limitate a tempi brevi o brevissimi, con “centri di scroscio principale” (le cosiddette “bombe d’acqua”) spesso localizzati su superfici modeste.

Concludendo, a giudizio del relatore le potenzialità esistono ma non appaiono tali da consentire un adeguato ritorno economico per un soddisfacente numero di addetti: la coltivazione di erbe medicinali e aromatiche in queste zone potrebbe costituire una risorsa secondaria per pochi soggetti, ancora in attività lavorativa.

PREGI DEI PICCOLI FRUTTI E PIANTE MEDICINALI

FRAGOLINE DI BOSCO, LAMPONI, MIRTILLI, MORE, RIBES

su pregi della flora e piante medicinali e aromatiche che mi erano stati richiesti dagli organizzatori ma che non sono stati distribuiti probabilmente perché gli altri relatori non sono stati solerti quanto me.

1) RIDOTTO APPORTO CALORICO (MANGIANDOLI NON SI INGRASSA)

2) MOLTE VITAMINE (A, GRUPPO B, C)

3) MOLTI SALI MINERALI

4) MOLTE SOSTANZE ANTIOSSIDANTI (UTILI PER BLOCCARE RADICALI LIBERI, RESPONSABILI DELL’INVECCHIAMENTO)

5) MOLTI PIGMENTI ANTOCIANICI  (COLORI ROSSO – VIOLETTO, DIFENDONO INTEGRITÀ PARETI DI ARTERIE, VENE, CAPILLARI)

6) MOLTE FIBRE  (UTILI PER MOTILITÀ INTESTINALE)

IMPIEGHI

1) ALIMENTI ( TORTE, PASTICCINI, MARMELLATE, MACEDONIE, GELATI, YOGHURT, LIQUORI)

2) IN FITOTERAPIA ( PROPRIETÀ DIURETICHE, DEPURATIVE, ANTICOLESTEROLO, ANTIEMORRAGICHE, IPOGLICEMIZZANTI, ASTRINGENTI (RIBES ESCLUSI)

NOTIZIE COLTURALI

1) FACILITÀ DI COLTIVAZIONE: COSTI COLTURALI BASSI

2) COSTI DI RACCOLTA ALTI ( RACCOLTA MANUALE E RIPETUTA NELLA STAGIONE )

3) FACILE DEPERIBILITÀ DEI FRUTTI

4) MEGLIO COLTIVAZIONI DI SPECIE DIVERSE  CHE MONOCOLTURE (MOTIVI FITOSANITARI E DI OPPORTUNITÀ ECONOMICA)

5) IN LINEA DI MASSIMA CONCIMI ORGANICI (IN SUBORDINE MINERALI)

6) TRATTAMENTI ANTIPARASSITARI NON NECESSARI  SALVO ECCEZIONI (FACILE PENETRABILITÀ NEI FRUTTI, PIUTTOSTO PREPARATI A BASE DI ZOLFO O RAME)

7) IRRIGAZIONE NON ECCESSIVA

RISCHI: PIANTE RIGOGLIOSE MA MINOR TENORE DI ZUCCHERI, MAGGIORE DEPERIBILITÀ, MARCIUMI RADICALI

LAVANDA  (LAVANDULA ANGUSTIFOLIA)

DROGHE : FIORI

IMPIEGHI: USO INTERNO  INFUSI, TINTURE

USO ESTERNO: INFUSO, FUMENTO, TINTURA ALCOOLICA

PROPRIETÀ: USO INTERNO DIURETICO, COLAGOGO, CARMINATIVO, DIAFORETICO, ANTISPASMODICO, VERMIFUGO, APERITIVO, EPATOPROTETTORE, CONTRO ITTERIZIA, ASMA, LEUCORREA

USO ESTERNO: VULNERARIO (CONTUSIONI, SLOGATURE, STORTE, ECCHIMOSI), ANTISETTICO, CONTRO GOTTA E REUMATISMI

GENZIANA GIALLA, GENZIANA MAGGIORE, (GENTIANA LUTEA)

DROGHE, RIZOMI

IMPIEGHI: USO INTERNO, LIQUORE, TINTURA ACQUOSA O ALCOOLICA

PROPRIETÀ: TONICO, APERITIVO, DIGESTIVO, FEBBRIFUGO, VERMIFUGO, RISCHIO DI CONFUSIONE COL VERATRO (VERATRUM ALBUM).

ASSENZIO (ARTEMISIA ABSINTHIUM)

DROGHE: FOGLIE, SOMMITÀ FIORITE

IMPIEGHI: USO INTERNO MACERATO, INFUSO, TINTURA

PROPRIETÀ: AMARO-TONICO, APERITIVO, DIURETICO, FEBBRIFUGO, VERMIFUGO, EMMENAGOGO, ANTISETTICO, EPATOPROTETTORE, ASTRINGENTE

USO PROLUNGATO O IMPROPRIO: RISCHIO DI ABSINTISMO  (DANNI AGLI APPARATI DIGERENTE E NERVOSO).

ARTEMISIA GLACIALE (ARTEMISIA GLACIALIS)

DROGHE: SOMMITÀ FIORITE

IMPIEGHI: USO INTERNO TINTURA ALCOOLICA

PROPRIETÀ: MEDESIME DELL’ASSENZIO MA PIÙ POTENTI IMPIEGATA NELL’INDUSTRIA DEI LIQUORI (NON PIÙ DI 10 GIORNI IN MISCELA ALCOOL DA LIQUORI-ACQUA DISTILLATA 50%+50%)

ARNICA (ARNICA MONTANA)

DROGHE: RIZOMI, INFIORESCENZE

IMPIEGHI: USO INTERNO

INFUSI: USO ESTERNO TINTURA ALCOOLICA ALLUNGATA CON ACQUA

PROPRIETÀ: USO INTERNO TONICO, DIURETICO, DIAFORETICO, ANTISPASMODICO, FEBBRIFUGO,ESPETTORANTE, EMETICO,ANTIDISSENTERICO, EMMENAGOGO

USO ESTERNO: VULNERARIO, ANTISETTICO (CONTUSIONI, SLOGATURE, STORTE, ECCHIMOSI)

IPERICO, CACCIADIAVOLI, ERBA DI SAN GIOVANNI (HYPERICUM PERFORATUM)

DROGHE: SOMMITÀ FIORITE

IMPIEGHI: USO INTERNO INFUSO, TINTURA

USO ESTERNO: TINTURA OLEOSA (UN LITRO DI OLIO D’OLIVA, MEZZO DI VINO BIANCO, MACERARVI PER TRE GIORNI 500 GRAMMI DI SOMMITÀ FIORITE,

BOLLIRE A BAGNOMARIA FINCHÉ IL VINO NON È EVAPORATO, LASCIAR RAFFREDDARE)

PROPRIETÀ: USO INTERNO BALSAMICO, ANALGESICO, ASTRINGENTE, ANTISETTICO, COLAGOGO, DIURETICO USO ESTERNO VULNERARIO (PIAGHE DA DECUBITO)

 

 

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